L’AQUILA – Abruzzo Engineering è una società in house della Regione Abruzzo e da questa deve ottenere le commesse per poter sopravvivere. È questo, in sintesi, l’assunto contenuto nella sentenza numero 201100162 dei giudici del Tribunale amministrativo dell’Aquila (Cesare Mastricola presidente, Paolo Passoni consigliere-estensore, Alberto Tramaglini consigliere) che hanno accolto il ricorso dell’azienda presentato dopo che la Regione Abruzzo aveva pubblicato un bando sul Guce (Gazzetta ufficiale comunità europea) “per l’affidamento di attività di assistenza tecnica e consulenza per l’approfondimento delle condizioni di fattibilità di interventi nel territorio aquilano identificati con il progetto di territorio 1 e per la progettazione di opere di infrastrutturazione in essi ricomprese”.
“La società ricorrente Abruzzo Engineering spa, quale organismo in house della Regione, – scrivono i giudici – lamenta di essere stata illegittimamente emarginata dall’affidamento diretto di tale attività, che la Regione avrebbe destinato al mercato tramite gara (in luogo dell’avvalimento della propria struttura societaria ad hoc), senza alcuna motivazione dopo una infruttuosa trattativa inspiegabilmente interrotta con la stessa società ricorrente”.
I lavori, insomma, dovevano essere affidati ad Ae, sodalizio presieduto dall’avvocato aquilano Francesco Carli, già impegnata nel supporto al sostegno alle attività alla ricostruzione. A tal proposito il Tar aveva già predisposto il 4 novembre scorso la sospensiva del bando dopo il ricorso del sodalizio, le cui quote societarie sono detenute al 60% da Regione Abruzzo, Selex management (30%) e Provincia dell’Aquila (10 %).
La messa in liquidazione della società, inoltre, non inciderebbe sulla scelta dei giudici:
“Né in contrario – si legge nella sentenza – può rilevare il fatto che alla fine dello scorso anno la società è stata messa in liquidazione (come da documentazione allegata in giudizio dalla difesa della Regione), trattandosi di una circostanza esterna e sopravvenuta rispetto agli atti impugnati che comunque non inibisce in toto l’attività societaria, come specificato dal legale della ricorrente in udienza senza alcuna replica sul punto da parte del patrono della PA; ciò non di meno resta inteso che nell’impegno motivazionale che la regione dovrà porre in essere, a seguito dell’accoglimento del gravame ed in conformità alle normae agendi della presente sentenza, potrà ovviamente trovare giusto rilievo lo stato di salute e di affidabilità della società ricorrente”. (g.a.)
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D’AMICO (PD): “LIQUIDAZIONE AE RISPONDE AD ALTRI OBIETTIVI”
L’AQUILA – Con sentenza numero 162 / 2011 depositata il 24 marzo 2011 del Tar dell’Aquila è stato annullato un bando di gara relativo ad attività collegate alla ricostruzione ritenendo pienamente in house la società Abruzzo engineering ed è stata obbligata la Regione ad affidar alla stessa società i lavori, per motivi di economicità e trasparenza dell’azione pubblica.
Ciò anche in presenza della messa in liquidazione della società.
“Infine – ha dichiarato il vice presidente vicario del consiglio regionale Giovanni D’Amico – si è dimostrata la beffa del presidente Chiodi e della maggioranza di centro destra per cui la liquidazione della società Abruzzo Engineering risponde ad altri obiettivi che non sono certo quelli della Regione Abruzzo . Il licenziamento di 200 persone, la cessazione di attività fondamentali per la qualità dei servizi collegati alla ricostruzione determinano un danno irreparabile nell’ambito della governance della ricostruzione che ,a parole, sta tanto a cuore al presidente Gianni Chiodi”.
“Per quello – ha concluso D’Amico – che ci compete non ci stancheremo di lavorare perché tanta imperizia ed incapacità di governo cessi, al di là delle chiacchiere, di arrecare danno alla città dell’Aquila e all’intera regione Abruzzo”.
STATI (FLI): “E SE AVEVO RAGIONE IO?”
L’AQUILA – “E se avevo ragione io? Dopo la sentenza del Tar dell’Aquila di ieri 24 marzo , la numero 162 , provo un profondo senso di rabbia”.
Lo dice il Consigliere regionale Fli Daniele Stati. “Infatti – spiega – i giudici del Tar hanno accolto il ricorso proposto da Abruzzo Enginering per l’annullamento del bando di Gara della Regione Abruzzo per l’affidamento di attività di assistenza tecnica e consulenza per l’approfondimento delle condizioni di fattibilità di interventi nel territorio aquilano, dando ragione ad Ae che rivendicava di essere partecipata per intero da strutture pubbliche e di avere per oggetto in via esclusiva l’esercizio di attività pubblicistiche in materia di sicurezza ambientale e territoriale a beneficio della Regione Abruzzo e degli enti pubblici abruzzesi. Quindi, in sintesi, è una società in house della Regione Abruzzo e da questa deve ottenere le commesse per poter sopravvivere”, continua la Stati .
“Ma io cosa andavo gridando 8 mesi fa, non dicevo forse questo? Mi ero preoccupata attraverso Chiodi ed il dottor Stanziale del Dipartimento Nazionale di Protezione civile di dare certezze ai lavoratori di Ae con delle nuove commesse. Sono stata invece accusata di voler favorire non si sa chi, quando poi dopo qualche giorno dai gravi fatti, nell’agosto scorso, Berlusconi, colui che ha firmato le ordinanze, ne firma un’altra dello stesso tipo. E tutto tacque. Anzi grandi applausi e comparsate in TV”.
“Sono 8 mesi che attendo di sapere che cosa ho fatto, di leggere le motivazioni, di vedere questa inchiesta chiudersi. Ma non era tutto chiaro all’indomani dei ‘grandi arresti’? Perchè tutto quel casino, quel gran clamore, la mia vita politica infangata per aver tentato di salvare centinai di posti di lavoro, perchè la Protezione civile nazionale voleva far fare i lavori solo ad altri, tipo Reluis e non ad Ae? L’unica cosa che posso dire e’ che non ho mai affidato un euro di lavori ad Abruzzo Enginering! Mi auguro che questa sentenza possa essere utile a chi di dovere, perche’ io non ho mai favorito niente e nessuno, e principalmente ai lavoratori di Ae, ai quali auguro le migliori fortune”.
PEZZOPANE (PD): “ENNESIMA BRUTTA FIGURA DI CHIODI”
L’AQUILA – “La sentenza del Tar dell’Aquila sulla società Abruzzo Engineering, con la quale si ribadisce la natura in house della società e si invita la Regione ad affidarle le commesse, costituisce l’ennesima brutta figura del presidente Gianni Chiodi e del centro destra alla guida della Regione”.
Questo il commento dell’assessore comunale Stefania Pezzopane a seguito del pronunciamento del Tribunale amministrativo regionale.
“Il Tar non solo ribadisce che la società è in house – ha proseguito l’assessore – ma costringe la Regione ad affidarle i lavori. Abruzzo Engineering esce da questa brutta storia a testa alta e legittimata ulteriormente a proseguire il proprio cammino. Non così il presidente Chiodi che, in più occasioni, non solo aveva messo in discussione il fatto che la società fosse in house, ma l’aveva addirittura definita un carrozzone accusando i 200 lavoratori in cassa integrazione e a rischio di licenziamento, di difendere dei privilegi e non dei diritti”.
“Ora l’unico risarcimento che può fornire Chiodi è chiedere scusa agli abruzzesi per la cantonata che ha preso e richiamare immediatamente al lavoro chi il lavoro rischia di perderlo per colpa della sua arroganza. Inoltre, da commissario, Chiodi inserisca immediatamente Abruzzo Engineering nella filiera della ricostruzione, a pieno titolo e non surrettiziamente attraverso la buona volontà del Comune dell’Aquila che, ricordo, ha temporaneamente assorbito circa 100 dipendenti della società”.
“Alla Provincia dell’Aquila – conclude Stefania Pezzopane – chiedo infine perché abbia appoggiato, nel consiglio dia amministrazione, la volontà della Regione di mettere in liquidazione una società che non solo non andava liquidata ma a cui, come ribadisce il Tar, devono anzi essere necessariamente affidati dei lavori”.
LOLLI (PD): “SUBITO TAVOLO PER RILANCIO AE”
L’AQUILA – “La sentenza del Tar su Abruzzo Engineering chiarisce inequivocabilmente la natura della società come società in house della Regione Abruzzo”. Ad affermarlo è l’onorevole del Pd Giovanni Lolli che aggiunge:
“Chiarisce inoltre non solo che si possano, ma che si debbano affidare a questa società le attività relative ai settori in cui ha competenza e previsti da un’apposita legge regionale, la numero 34, che a questo punto deve essere pienamente rispettata”.
“Visto gli sforzi che si stanno compiendo per il risanamento della società e la disponibilità messa in campo dal Comune e dalla Provincia dell’Aquila, che in questi mesi hanno impegnato in attività relative alla ricostruzione più di cento dipendenti della società stessa (con risultati ottimi che dimostrano aldilà delle chiacchiere la professionalità e la serietà dei dipendenti) è arrivato il momento di porre, senza più preoccupazioni o alibi, il problema di tutti i 189 lavoratori di Ae”.
“A questo punto, cadute anche le sue legittime preoccupazioni, chiedo al presidente Gianni Chiodi, senza nessuna polemica, di organizzare un tavolo che possa realmente assicurare un rilancio della società partendo dal piano industriale che lui stesso aveva sottoscritto, al quale collegare le attività straordinarie relative alla ricostruzione e la scommessa della riduzione del digital divide al meno per la provincia dell’Aquila”.
“Io credo ci siano le condizioni per trovare una soluzione positiva per la crisi industriale di Ae che permetta di intervenire sui debiti accumulati non certo per colpa dei dipendenti e di valorizzare le professionalità presenti nella società in maniera più corretta e più utile per la Regione Abruzzo e le altre amministrazioni pubbliche”.
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