L’AQUILA – Una “catena umana”, di aquilani e non solo, per abbracciare piazza Palazzo e idealmente tutta la città colpita dal terremoto.

Sulle note di “L’Aquila bella me” erano un centinaio, questa mattina, in girotondo mano nella mano intorno alla statua di Sallustio, per richiamare ancora una volta l’attenzione sull’urgenza di una ricostruzione che parta dal centro storico e che renda accessibili subito i suoi monumenti principali della città.

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“Pochi luoghi – ha detto il presidente regionale di Legambiente, Angelo Di Matteo – possono vantare la concentrazione di un patrimonio artistico culturale come quello aquilano. Attualmente, però, la quasi totalità dei nostri beni mobili giace in depositi. Sono necessari accordi di programma tra enti e istituzioni per trovare spazi espositivi per le numerose collezioni di opere d’arte salvate dal sisma, ma non più fruibili”.

“Una coraggiosa e programmatica politica di valorizzazione culturale può essere una soluzione – continua Di Matteo – affinché L’Aquila non diventi il più grande magazzino di opere d’arte al mondo. Una ricostruzione che non parta dal centro storico, che non renda accessibili subito i suoi monumenti è un ulteriore danno per le popolazioni colpite dal sisma”

L’iniziativa “AbbracciAMO L’Aquila” ha preso le mosse dalla campagna nazionale “Abbracciamo la cultura” che a livello nazionale Legambiente ha organizzato con lo scopo di difendere l’immenso patrimonio di arte del Bel Paese.

Alla manifestazione hanno preso parte anche numerose forze sindacali, sociali, culturali e professionali, il Popolo delle carriole (che per una domenica ha sospeso la sua opera di pulizia della scalinata di San Bernardino), l’Assemblea cittadina, le associazioni di Piazza delle arti, Cgil, Inu (Istituto nazionale di urbanistica), Wwf.

“L’Aquila non solo deve subire le difficoltà che la cultura vive a livello nazionale, a causa dei tagli del Governo – ha detto il segretario provinciale della Cgil, Umberto Trasatti– A queste difficoltà bisogna aggiungere la situazione particolare che si è creata con il terremoto. Il Governo dovrebbe avere maggiore attenzione per questa città. Non ci può essere ricostruzione se non si tutela il passato. La Governance della ricostruzione ha fallito. Ripartire non è solo un fatto socio-economico, ma di identità”.

L’intera mattinata è stata accompagnata da una colonna sonora all’insegna dei canti popolari e della tradizione abruzzese curata dalla banda di Paganica e dal Trio99.

Tra canzoni, balli improvvisati e tanta voglia di “riappropriarsi” del centro storico, in molti, nonostante le basse temperature, hanno trascorso la mattinata nel cuore della città, ripopolandolo.  

L’iniziativa è terminata con l’esecuzione dell’Inno nazionale, cantato in coro da tutti i partecipanti.

UN DOSSIER PER LA RICOSTRUZIONE: QUATTRO ATELIER DI PROGETTAZIONE.

Intanto, è già tutto pronto per un secondo appuntamento dedicato alla cultura: il prossimo 3 marzo alle 15.30, nelll’auditorium della Cgil, Arci, Cgil, Inu e legambiente hanno organizzato una tavola rotonda dal titolo ’Per una cultura della ricostruzione’ alla qualle parteciperanno Pierluigi Properzi dell’Istituto nazionale di urbanistica, Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente, Simone Ombuen, urbanista, Antonio Centi, presidente dell’Isa), Pier Ugo Foscolo, preside della Facoltà di Ingegneria dell’Università dell’Aquila, Roberto Di Vincenzo, editore, Carlo De Matteis, storico e Franceso Zimei, musicologo. Il convegno sarà coordinato dal capo redattore della redazione di Pescara de Il Messaggero, l’aquilano Paolo Mastri.

Durante l’incontro sarà presentato un dossier sulla ricostruzione. “Abbiamo fatto un lungo lavoro sui beni culturali nel periodo tra maggio e luglio scorso sia con l’Istituto nazionale di urbanistica che con quello dei centri storici – spiega il vicepresidente dell’Inu (Istituto nazionale di urbanistica), Pierluigi Properzi – Sono stati realizzati otto workshop e venti giorni di forum all’Aquila a cui hanno partecipato 150 personalità della cultura, locale e non. L’obiettivo era trovare il modo di intervenire nel processo della ricostruzione e presentare un progetto unitario di ricostruzione del centro”.

Per questo sono state individuate una serie di priorità da cui far emergere un’agenda strategica.

“Abbiamo anche individuato quattro atelier di progettazione insieme ad alcuni dottorati delle Università italiane – continua Properzi – che dovranno studiare alcuni temi da seguire nel processo di ricostruzione”.

C’è chi si occuperà per esempio della zona che segue la linea ferroviaria e il fiume Aterno, chi della direttrice che collega piazza d’Armi e tutta la statale 17bis e chi invece penserà alla linea immaginaria che unisce l’ex San Salvatore e Collemaggio, passando per il corso.

“Questi progetti dovranno essere organici tra loro – conclude il vicepresidente dell’Inu – per donare alla città un aspetto nel complesso integrato tra le varie zone”.