L’AQUILA – Gli occhi nocciola sono quelli che facevano venire le prime cotte tra i banchi delle Elementari. Ma è passato un po’ di tempo (“Non scrivere l’età, mi raccomando!”) e nel frattempo Annalisa De Simone, aquilana doc, è diventata un’attrice.
Senza passare per le autostrade dei talent show, oggi assai di moda, ma con il metodo un po’ più lento e più faticoso, ma più solido, della gavetta. Abbinando lo studio nelle accademie e nei corsi Actors Studio alla pratica sul campo, il suo percorso nel mondo dello spettacolo è stato articolato: ballerina a teatro, nei tour di Claudio Baglioni e nei video musicali di Giorgia e Alex Britti, poi coreografa, quindi conduttrice sulla Rai satellitare, fino all’approdo alla recitazione che, oggi dice, è davvero la sua strada.
E oggi la si può ammirare in tv mentre recita, nelle puntate della fiction Un posto al sole, nel ruolo di Francesca Savarese, che definisce “tremenda” nel suo stesso curriculum: un personaggio disposto a tutto, diverso, ammette lei, da quella che è la sua vera personalità, e questa è una delle prerogative che preferisce del suo mestiere.
La storica soap italiana è solo un punto di partenza. Nel 2011 arriveranno le partecipazioni alla serie ispirata a Notte prima degli esami e a un altro pilastro dei telefilm italiani, Un medico in famiglia.
Ma soprattutto, l’anno appena cominciato sarà l’anno del cinema. Un rapporto, quello con il grande schermo, che Annalisa spera di cementare sempre di più, lavorando “in ruoli belli e con registi che mi piacciono”, si augura.
AbruzzoWeb l’ha intervistata, tra il ricordo amaro del terremoto vissuto lontano da casa e la convinzione che per ricostruire la cultura all’Aquila ci vuole una spinta dal basso, meno istituzionale, magari come quella dell’“Asilo Republic” occupato anche dai ragazzi in cerca di spazi.
Come sei entrata nel mondo dello spettacolo?
Ho studiato danza e avuto esperienze come ballerina. La cosa mi stava un po’ stretta e ho cominciato a lavorare come coreografa, poi anche tantissime esperienze in teatro. Quelli sono gli anni più belli perché mi ricordo i primi viaggi, le prime tournée, il gruppo… Dopo ho cominciato a fare un po’ di televisione, sempre come ballerina: programmi, tour musicali.
Qual è la differenza tra ballare sul palco e in tv?
In teatro balli di più e ti puoi esprimere in un altro modo. Il limite forte della tv era semplicemente quello di non ballare, oggi il corpo di ballo è diventato una “punteggiatura” dei programmi. Lì ho capito che quella non era la mia strada e quindi sono approdata a Rai Sat ragazzi come conduttrice.
Che esperienza è stata?
Ho lavorato un anno e mezzo lì in un programma per bambini, “Giga”. Mi mandavano in giro per tutta Italia a fare servizi, era molto dinamica la cosa, con un pubblico da 8 a 14 anni. Eppure anche lì non ero pienamente soddisfatta.
Tornando un attimo al ballo, come ti sei trovata a girare video musicali?
L’ho preso sempre come un gioco, anche perché ero piccola, in alcuni casi perfino minorenne. C’era spensieratezza, leggerezza, non c’era questo senso di responsabilità che sento ora di poter arrivare a un certo punto. Era soltanto divertimento.
Il contatto con gli artisti?
Ognuno è diverso. Giorgia per esempio è una persona adorabile, ma tutti i grandi con cui ho lavorato lo sono stati. Con Claudio Baglioni ho lavorato due mesi e mezzo nel tour, è un signore. Non mi è capitato di incontrare isterici, piuttosto persone pacate, ma soprattutto professionisti.
Dopo la conduzione, qual è stato il passo successivo?
In quel periodo facevo lezioni di dizione, perché la Rai mi aveva consigliato di farle, finché non ho visto nello stesso istituto una lezione di recitazione. E la cosa mi ha appassionato parecchio. Avevo già fatto teatro amatoriale all’Aquila, ma non era mai stata una strada che pensavo facesse per me. Invece poi ho capito che probabilmente era quella, adesso so che sicuramente è questa, se riuscirò.
Dopo aver studiato ho cominciato a fare teatro a Roma e in giro, quelli sono stati gli anni di formazione più intensi, ho imparato tantissimo soprattutto nel confronto con cui ho lavorato. Più che all’accademia, la mia formazione si è concentrata sul campo.
Visto che hai sperimentato tante sfaccettature del mondo dello spettacolo, che ne pensi di un programma come Amici?
Non lo seguo molto e non l’ho mai visto adatto al mio modo di essere. In questo campo non ci sono regole precise da seguire, ma ho preferito fare gavetta, e continuare a farla in questo periodo, in maniera classica, quindi partire dall’anonimato e piano piano raggiungere spicchi di visibilità attraverso il lavoro, piuttosto che avere una notorietà forzata in poco tempo. Che poi è anche pericoloso.
Perché?
Primo, non hai preparazione, perché comunque hai pochi lavori alle spalle, e quindi non sfrutti quel momento di notorietà al massimo. Secondo, perché io mi ci troverei poco in quelle dinamiche forzate tra loro, con l’intervento dell’amico o del genitore: sono cose che mi imbarazzerebbero da morire.
Ma quelle stesse dinamiche, gelosie, pressioni, interventi, non ci sono anche a telecamere spente?
Moltissimo. Credo sia una cosa comune a tutti gli ambienti di lavoro, anche se la leggenda vuole che nel nostro ancor di più. Probabilmente è così perché c’è una competizione spietata: mille ne siamo e 0,1 avrà un posto di lavoro. In realtà non ne ho subìte parecchie di gelosie, perché interagisco bene anche con le colleghe, non penso di avere un taglio da primadonna.
Dopo aver scelto la recitazione, tra tv e teatro preferisci il secondo?
In realtà mi piace molto anche la televisione e, spero in futuro, il cinema. Il limite del teatro è che sei spessissimo fuori casa e sei costretta a fare la stessa cosa tutte le sere. In un primo momento, e se lo spettacolo ti piace, è bellissimo, però poi a lungo andare… Sono una persona che si stanca nella ripetizione. A differenza di altri attori, mi accorgo che nelle prime repliche do il meglio di me e poi alla lunga mi spengo. Anche nella vita, parto sparata e poi mi stanco.
E che rimedi hai trovato?
Ho accettato tournée più piccole, di uno o due mesi. Poi è chiaro che se mi proponessero un grande spettacolo, per uno stabile, con un personaggio che mi piace, lo farei anche per tre anni. All’inizio, quando non sempre sei la protagonista, la vicenda è un po’ più noiosa. Insomma, deve valerne la pena.
Che personaggio interpreti a Un posto al sole?
Lo trovo molto credibile, è una donna che viene rifiutata in amore e che fa di tutto per conquistare l’uomo dei suoi sogni. Questa non è proprio la classica soap, ha una struttura autoriale più sviluppata, ha tanti filoni, real, comedy, melò, i personaggi sono scritti bene.
È un personaggio che ti somiglia?
No perché io non farei proprio qualsiasi cosa per avere un uomo che non mi vuole, a un certo punto interviene anche l’analisi dei dati di realtà e soprattutto la difesa della tua dignità!
Ti piace interpretare personaggi diversi dalla tua personalità?
Sì moltissimo, anzi, questa è una delle ragioni per cui ho deciso di fare questo lavoro.
Nel caos delle tournée teatrali e dei trasferimenti da un posto all’altro per girare per la tv, lo spazio per la tua vita privata quanto è e soprattutto di che qualità è?
Va detto che il mio non è un lavoro quotidiano, se penso alle mie amiche che fanno lavori più normali e hanno impegni ogni giorno, che io non ho. Nella vita privata la difficoltà è trovare persone che accettino queste dinamiche e questa indipendenza rispetto ad altri lavori. A creare problemi non è il tempo, ma il modo in cui lo gestisci. Fa paura confrontarsi con una ragazza, una donna, dinamica e indipendente.
Questo ti porta a rapportarti inevitabilmente con persone del tuo stesso mondo?
In realtà no, perché ho sempre avuto un debole per persone che hanno altri tipi di problemi, altri tipi di mondi rispetto ai miei. Mi spaventa il fatto di tornare a casa e parlare delle stesse cose, avere gli stessi problemi del mio uomo. Perciò non ho mai avuto storie con persone del mio ambiente, anche se forse è l’unica opzione!
Qual è il partner ideale?
Il mio sogno nel cassetto è incontrare un uomo forte e sicuro di sé che mi appoggi, mi valorizzi e tifi per me.
Ma poi non è che la ripetitività ti stanca, come in teatro?
No, no! In amore sono molto presente, non mi stanco.
E quella attuale che fase è?
Ho appena chiuso una relazione, da poco, quindi diciamo che sono in attesa del futuro. Spero che il 2011 sia un anno pieno di incontri positivi.
Parliamo di terremoto. Come lo hai vissuto?
Ero fuori Italia e ho avuto anche il senso di colpa di non averlo vissuto assieme alle mie persone care. È stato un momento di cambiamento, anche se lutti stretti nella mia famiglia non ce ne sono stati. Quando ti rendi conto che non sempre la realtà va come vorresti, metti in discussione tutta la tua vita. Avevo pensato anche di lasciare questa professione, è stato un anno di crisi.
Poi?
Ho riassorbito le energie anche grazie ai miei, mi hanno mostrato un atteggiamento molto forte, molto reattivo, e questo mi ha aiutato.
Quando vai fuori ora che percezione vedi della situazione dell’Aquila?
È passato tutto in secondo piano e questo mi intristisce moltissimo, perché rispetto al 2009, quando c’era un’attenzione mediatica e una compartecipazione emotiva grande, ora si ha la sensazione che tutto sia risolto o comunque rientrato nella norma, e questo pesa. Chi non lo vive quotidianamente, non si rende conto del disagio che il post-terremoto continuerà a portare.
Come si salva la cultura in questa città?
Facendo crescere la cultura giovanile, meno istituzionale di quella che c’era prima, perché questa città è sempre stata un po’ borghese, tradizionale, classica, nel viverla. Dopo il sisma si può dare una spinta un po’ più dinamica, dal basso. Ho visto che alcuni ragazzi stanno occupando un asilo per avere un luogo di ritrovo e uno spazio culturale, questo mi ha appassionato molto. C’è disgregazione sociale, sarebbe bello partire dal basso per ricostruire, piuttosto che aspettarsi tutto dalle istituzioni.
E una fiction all’Aquila?
Porterebbe lavoro e giro di gente in un territorio che ha bisogno di riprendere la propria economia. Mi piacerebbe moltissimo che girassero qui qualcosa per la tv o il cinema. Avevo già messo la pulce nell’orecchio a varie persone, anche prima del terremoto, perché abbiamo location perfette.
Un progetto da portare a termine a tutti i costi quest’anno, di vita e lavorativo?
Sul piano personale sto lavorando su me stessa per raggiungere un certo equilibrio, spero che quest’anno sia di assestamento, di serenità. Quanto al lavoro, la cosa più banale del mondo, a prescindere dal mezzo: interpretare ruoli belli, difficili, che mi creino una sfida, per registi che mi piacciono.
Qualche nome?
Sono curiosa di vedere il film Terraferma di Emanuele Crialese, poi ce ne sono tanti altri. Paolo Sorrentino, Giovanni Veronesi. Ce ne sono tanti, d’altronde ho lavorato ancora con pochi, quindi spero di allargarmi nel mondo del cinema!
Sempre tra le “aquilane all’estero” che si fanno strada, che ne pensi di Simona Molinari?
La conosco e la trovo bravissima. Tra l’altro, quando è stata a Sanremo ho passato tutta la sera della finale a televotarla. Sono una sua fan.
Dove ti potranno vedere nei prossimi mesi gli aquilani?
In Un medico in famiglia, poi in Notte prima degli esami, una serie ispirata al film di Fausto Brizzi che andrà in onda sempre sulla Rai.
Fra un pochino inizio le riprese di un’opera prima, un film indipendente per il cinema, intitolato Mr. America, di Leonardo Ferrari Carissimi. Infine, sempre sul grande schermo uscirò con Passannante di Sergio Colabona con Fabio Troiano.
E per il futuro? Ti vedi moglie o compagna, ti vedi madre?
Assolutamente sì, però non “solo” moglie o mamma. Mi piacerebbe moltissimo coniugare queste cose con la mia carriera, non concepisco la scelta tra lavoro e famiglia. Le donne sono in grado di fare entrambe le cose, quando vogliono.



