L’AQUILA – Sulle rive del lago artificiale più grande d’Abruzzo e il secondo più esteso d’Europa, immerso in uno dei paesaggi più suggestivi che la regione offre, sorge il comune di Campotosto, nel cuore del Parco Nazionale del Gran Sasso e monti della Laga.
Sono 750 le anime che popolano il comune, che comprende le tre frazioni di Poggio Cancelli, Mascioni e Ortolano. Un numero di abitanti che si moltiplica durante la bella stagione, quando camperisti e campeggiatori si stabiliscono sulle rive del lago per trascorrere una vacanza all’aria aperta.
Il paesaggio mozzafiato però non nasconde le ferite ancora visibili del terremoto del 6 aprile del 2009, che fortunatamente non ha provocato vittime ma ha comunque danneggiato non poco i centri storici dei paesi.
È il sindaco Bruno D’Alessio a raccontare qual è la situazione della ricostruzione e quando tempo ci vorrà per tornare a godere della bellezza incontaminata di quei luoghi senza più intravedere i segni del sisma.
Quali danni ha fatto il terremoto?
In tutto il comune gli edifici colpiti in percentuale sono 45-46 per cento del totale. In queste cifre sono comprese molte abitazioni “E” del centro storico. A creare i danni maggiori non è stata tanto la scossa principale del 6 aprile 2009, ma le scosse che si sono verificate nei giorni successivi, quando l’epicentro del sisma si è spostato a nord ovest.
Campotosto e Poggio Cancelli, che si trovano sulla stessa direttrice, sono stati i paesi più colpiti.
Nella fase dell’emergenza ci siamo attivati con il C.o.m. 3 di Pizzoli, abbiamo impiantato quattro campi, uno in ogni paese del comune. È stato un periodo molto difficile e il clima non ci ha aiutato: nei giorni successivi al sisma infatti è arrivata anche la neve a ricoprire le tende. Ma non ci siamo scoraggiati, anzi ci siamo attivati in maniera secondo me soddisfacente.
Com’è stata risolta l’emergenza abitativa?
Ad oggi le case classificate “A” e “B”, che non fanno parte di aggregati e che sono all’interno della riperimetrazione del centro storico, sono già state riparate.
Per fronteggiare l’emergenza, sono stati costruiti 57 moduli abitativi provvisori in tutte le frazioni, tranne Ortolano. Qui infatti la spesa per realizzare i Map sarebbe stata molto grande, a fronte invece di un numero esiguo di persone da sistemare in questi alloggi. I due nuclei familiari che avevano casa inagibile hanno quindi optato per un alloggio nei Map di Montorio.
I primi alloggi consegnati sono stati gli 11 di Poggio Cancelli, successivamente sono stati consegnati quelli di Campotosto, localizzati in due aree: 9 Map in via Lago mentre 27 sono stati realizzati in via Castello.
Gli ultimi alloggi a essere assegnati sono stati i tre di Mascioni, dove vivono quattro famiglie.
Quali sono le condizioni della “zona rossa”? Potrà essere ristretta a breve?
Per quanto riguarda la “zona rossa”, con la Protezione Civile e la Struttura tecnica di missione abbiamo firmato la nuova riperimentrazione del centro storico, che è stata approvata e che pubblicheremo in settimana. A questa seguirà quella degli aggregati edilizi e poi la creazione dei consorzi condominiali.
Possiamo dire quindi che la ricostruzione vera e propria sta partendo.
I piani di ricostruzione sono uno strumento ormai obbligatorio. A che punto è nel suo Comune?
Per partire con i piani di ricostruzione dobbiamo aspettare i tempi previsti dalle ordinanze. Per la progettazione dei piani, ancora non abbiamo deciso se li faremo insieme a un ente pubblico come l’Università o con dei tecnici privati. Comunque anche per i piani di ricostruzione ci vorrà qualche mese.
Tutto verrà ricostruito dov’era e com’era, anche perché fortunatamente nel nostro comune non c’è stata la distruzione che è avvenuta in altri paesi.
Ad oggi qual è il problema più urgente da affrontare?
Un problema comune a tutto il ‘cratere’ è la difficoltà economica causata dai mancati introiti di imposte come l’Ici e la Tarsu, che tutti i cittadini che hanno la casa inagibile non versano da quasi due anni.
A questo punto lo Stato e la Protezione civile dovrebbero rimpinguare le casse dei Comuni, anche perché con questa mancanza di fondi non so chi possa fare i bilanci di previsione del 2011.
Questo è il problema amministrativo più grande. Sicuramente la cosa più urgente è riparare i danni del terremoto e far tornare la gente a casa propria.
Cosa vorrebbe dire al commissario per la Ricostruzione?
Chiodi dice che ora la ricostruzione è in mano ai sindaci e che i fondi ci sono. La mia amministrazione sta lavorando al massimo per accelerare i tempi. Vorrei quindi dirgli che, se i fondi ci sono, ben vengano! In questo modo potrà iniziare anche la ricostruzione dei centri storici.
Sarebbe auspicabile anche uno snellimento della burocrazia. Purtroppo le ordinanze della Protezione Civile spesso rallentano il processo, anche perché sono di difficile interpretazione, tanto che a volte la mia amministrazione si consulta con le altre del ‘cratere’ per scambiarsi consigli e adottare un’interpretazione omogenea.
Quanto ci vorrà per ricostruire il suo paese?
“Ricostruzione” è una parola pesante. Non abbiamo nulla da ricostruire, in quanto solo qualche vecchio pagliaio è andato giù. Quello che dobbiamo fare è rimettere a posto le abitazioni danneggiate.
Fondamentalmente sono ottimista. Se partiamo con il piede giusto e senza intoppi in due anni potremo riprendere la nostra bella vita quotidiana e far rivivere posti stupendi come questo.
Questo è il mio grande rammarico: abbiamo lavorato tanto per questo comune e poi è arrivato il terremoto che ci ha messo in ginocchio.
Comunque sia, dobbiamo andare avanti, verso la vera e propria ricostruzione.



