L’AQUILA – Potrebbe essere richiesta una proroga delle indagini sull’inchiesta cosiddetta “Grandi rischi 2”, che vede indagato per omicidio colposo plurimo l’ex capo dipartimento della Protezione civile, Guido Bertolaso e che avrebbe come termine il prossimo 20 marzo per i nuovi approfondimenti.

Questi ultimi sono affidati all’avvocato generale della procura generale, Romolo Como, che oggi ha concluso gli interrogatori e ora valuterà il da farsi, dopo la decisione del procuratore generale Giuseppe Falcone di avocare a sé l’inchiesta (nella quale la procura della Repubblica con il pm Fabio Picuti aveva richiesto due volte l’archiviazione per Bertolaso), su istanza degli avvocati delle parti civili che hanno partecipato al procedimento principale, insoddisfatte dalle mosse della pubblica accusa.

Negli uffici della procura, ospitata nella sede della Corte d’Appello, oggi hanno sfilato sentito l’ex vice sindaco dell’Aquila in più mandati e assessore comunale alla Protezione civile Roberto Riga e due giornalisti del quotidiano Il Centro, il responsabile della redazione aquilana Giustino Parisse e il cronista Vittorio Perfetto, entrambi sentiti sulla natura delle dichiarazioni apparse su alcuni articoli alla vigilia del terremoto del 6 aprile 2009.

ei giorni scorsi era stato il turno dell’ex capo dipartimento, predecessore di Bertolaso, Giuseppe Zamberletti.

Tutte le deposizioni sono state fonoregistrate e ora dovranno essere trascritte e valutate, dopodiché Como deciderà se chiedere una proroga al giudice per le indagini preliminari Giuseppe Romano Gargarella, oppure se inoltrare richiesta di rinvio a giudizio o ancora di archiviazione. Alberto Orsini

L’INCHIESTA BIS

L’inchiesta ‘satellite’ intende chiarire se i componenti Cgr rilasciarono le dichiarazioni rassicuranti che li hanno portati alla condanna perché indotti a farlo proprio dal capo dipartimento.

Dopo l’archiviazione già avvenuta per l’ex assessore regionale alla Protezione civile Daniela Stati, Bertolaso è rimasto l’unico indagato di questo filone, con i capi di imputazione di omicidio colposo e lesioni colpose, gli stessi dei 7 già condannati.

Stati e Bertolaso erano stati tirati in ballo dopo la pubblicazione sui media di una telefonata intercettata nell’ambito dell’inchiesta sul G8 della procura della Repubblica di Perugia.

Il 25 gennaio 2012 il pm Picuti aveva acquisito la telefonata come prova nel processo principale e Bertolaso, già chiamato come testimone dell’accusa, era diventato un indagato in procedimento connesso. Nella registrazione audio si sente l’ex sottosegretario affermare all’assessore di voler convocare la riunione per un’operazione mediatica con cui tranquillizzare la gente.

Bertolaso, infatti, dice che la riunione “non è perché siamo spaventati e preoccupati, ma perché vogliamo tranquillizzare la gente” e, in un passaggio successivo, parlando degli esperti, rincara: “Li faccio venire all’Aquila o da te o in prefettura, decidete voi tanto a me non frega niente, di modo che è più un’operazione mediatica, hai capito?”.

Interrogato su queste frasi in aula all’Aquila il 15 febbraio 2012, Bertolaso ha chiarito che “intendevo un’operazione da fare attraverso i media per informare la popolazione su quello che stava accadendo, non era intesa in senso negativo o dispregiativo”, mentre la rassicurazione la voleva “non sul fatto che non ci sarebbero state mai scosse, ma sul fatto che i terremoti non si possono prevedere, c’è uno sciame, lo stiamo seguendo, c’è uno stato d’attenzione e più di questo non si può fare”.

Dichiarazioni che, assieme agli accertamenti, hanno indotto Picuti a chiedere l’archiviazione. Ma il gip Giuseppe Romano Gargarella gli ha intimato nuove indagini.

Nell’ordinanza, il gip ha sottolineato appunto che le frasi di Bertolaso suonano estremamente simili al verbale della riunione divenuto elemento cardine del processo, inoltre ha evidenziato che “la telefonata suddetta coincide parzialmente nel suo contenuto con le dichiarazioni rilasciate dai membri della commissione dopo la riunione”.

Di qui la richiesta a Picuti di scoprire eventuali pressioni, contatti preliminari e pressioni. Rinforzata dall’uscita, pochi giorni prima dell’udienza chiave, di nuove intercettazioni tra Bertolaso e il suo predecessore Franco Barberi, presidente della Cgr, che affermava: “Tutto bene, abbiamo rassicurato”.

Quelle nuove intercettazioni non sono entrate nell’inchiesta e, in definitiva, per il pm Bertolaso non ha influenzato l’esito infausto di quella riunione.

Per questo motivo, Picuti ha inoltrato una seconda richiesta di archiviazione alla quale si sono opposte le parti lese, contestandola e chiedendo l’intervento della procura generale. Accogliendo il ricorso, con una decisione infrequente in ambito giudiziario il procuratore generale, Giuseppe Falcone, ha avocato a sé il fascicolo, affidando i nuovi approfondimenti all’avvocato generale Romolo Como.

I condannati in primo grado a 6 anni di reclusione per omicidio colposo e lesioni personali colpose sono Franco Barberi, all’epoca presidente vicario della commissione Grandi Rischi, Bernardo De Bernardinis (l’unico che è stato sempre presente in aula in tutte le udienze), già vice capo del settore tecnico del dipartimento di Protezione civile, Enzo Boschi, all’epoca presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Giulio Selvaggi, direttore del Centro nazionale terremoti, Gian Michele Calvi, direttore di Eucentre e responsabile del progetto C.a.s.e., Claudio Eva, ordinario di fisica all’Università di Genova e Mauro Dolce, direttore dell’ufficio rischio sismico di Protezione civile.