PESCASSEROLI – Un paese ancora sotto shock, quello di Pescasseroli (L’Aquila), per la morte assurda di Carlo Macro, il 33enne ucciso a colpi di cacciavite domenica notte, a Roma. Ad assassinarlo, un indiano di 57 anni, Joseph White Kliffors, che infastidito dalla musica proveniente dall’auto dello stesso Macro, è uscito dalla roulotte in cui dormiva e lo ha colpito con un cacciavite.

Carlo aveva origini pescasserolesi. Suo padre Antonio Macro, scomparso qualche anno fa, aveva realizzato la struttura alberghiera “Il faggio Rosso”. Il giovane viveva però tra Roma e Pescasseroli, impegnandosi anche nella gestione dell’albergo ereditato. Inoltre, nei momenti liberi, era solito praticare lo sci da discesa, fare escursioni in montagna e, soprattutto, dare il suo contributo ad associazioni ambientaliste. La sua maggiore passione era, però, la chitarra. Tifoso della Lazio, amava inoltre festeggiare le vittorie davanti al bar della piazza del paese, dove veniva proiettata la partita.

L’ultimo ricordo del giovane, è quello di quando ha partecipato al Forum organizzato dal Pnalm (Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise), dove tutti i partecipanti potevano esprimere le loro idee riguardo al futuro del turismo nell’area centrale del parco. Qui era riuscito a farsi notare da tutti per il suo ingegno e per la sua marcata vena turistic. Carlo puntava infatti sul rafforzamento delle tipicità del territorio sia enogastronomiche che artigianali, grande rispetto per la natura e mantenimento delle tradizioni locali, dimostrando quindi una grande consapevolezza del valore del patrimonio naturalistico e culturale dello stesso Parco Nazionale.

“Mi è morto tra le braccia. È svenuto su di me, mentre guidavo – continua a ripetere, come riportato sul Centro, l’ancora sconvolto fratello Francesco Macro che, al momento dell’omicidio, si trovava con lui sul Gianicolo.

La salma del giovane si trova attualmente all’ospedale Fatebenefratelli e resta a disposizione delle atutorità per eventuali accertamenti.