L’AQUILA – Su 160 settori scrutinati su 180 in campo nazionale si delineano chiaramente i risultati per l’Università dell’Aquila sull’abilitazione da ricercatore a professore associato e da associato a ordinario.

Dalla pubblicazione dei giudizi sul sito del ministero dell’Università sull’abilitazione scientifica nazionale indetta nel 2012, l’Ateneo del capoluogo ne esce bene nel complesso: il concorso nazionale, infatti, ha “promosso” al rango superiore finora una cinquantina a questo punto di ex ricercatori e altrettanti ex associati.

Si stima che un’altra decina di prof aquilani possa fare il salto con il termine della fase della valutazione.

Entrando nel merito delle varie situazioni, è doveroso cominciare dando una notizia molto bella, anche se amara: il compianto professor Rocco Pollice, responsabile del Centro Smile, scomparso recentemente, suicida in tragiche circostanze, aveva conseguito l’abilitazione scientifica da professore associato in psichiatria con giudizio molto favorevole della commissione nazionale.

Non serve a lenire il dolore per la perdita di un uomo e un professionista di grande spessore, ma è un giusto tributo alla sua memoria.

Tornando al consuntivo, ha fatto parecchio scalpore in campo nazionale, ma soprattutto in ambito locale, la debacle, che in seno all’Ateneo viene considerata un vero e proprio disastro, di quella che una volta si sarebbe detta la “scuola” dell’ex rettore, Ferdinando Di Orio.

Guardando gli esiti del settore concorsuale di riferimento (codice 06/M1) sul sito web del ministero (all’indirizzo http://abilitazione.miur.it/public/pubblicarisultati.php) si potrà facilmente constatare che quasi tutti i componenti del gruppo di Di Orio sono stati sonoramente bocciati, e per giunta con giudizi trancianti da parte dei commissari.

Questi ultimi, in un caso, hanno sentenziato che una pubblicazione non può neanche essere valutata perché si tratta di “un semplice grafico”. In un altro caso, il verdetto è stato più o meno di questo tenore: “Più che un lavoro scientifico, sembra essere un report sulla situazione abitativa dell’Aquila”.

Per la prima volta nelle commissioni era previsto un esperto di livello internazionale, e tutti i commissari dovevano essi stessi superare delle soglie di qualità della loro attività.

Entrando nel merito nell’abilitazione a professore associato, disco rosso per i candidati (tutti ricercatori da molti anni) Vincenza Cofini, Antonella Mattei, Cristina Petrucci e Pierpaolo Vittorini; unica a passare la dottoressa Emma Altobelli, che tuttavia da anni lavora a Teramo in convenzione e non è considerata ”dioriana” in senso stretto, avendo avuto un percorso scientifico autonomo.

Stop all’idoneità da ordinario dello stesso settore anche per un altro fedelissimo dell’ex rettore, il professor Loreto Lancia.

Ma anche in altri settori i fedelissimi dell’ex rettore non hanno certi brillato. Durissima è stata la bocciatura del professor Enzo Sechi, neuropsichiatra infantile.

Nel suo caso, i commissari hanno anche chiesto un parere “pro veritate” al presidente della Società italiana di Npi, Bernardo Dalla Bernardina, che ha espresso un parere che non ammette repliche: “Assolutamente non idoneo”.

Come detto, in alcuni casi i giudizi sono stati molto pesanti, ma soprattutto i commissari hanno fatto notare che i candidati bocciati non raggiungevano i requisiti minimi previsti dal bando, cioè il raggiungimento dei valori medi di qualità e quantità scientifica sui parametri.

Il che significa che, in buona sostanza, i docenti in questione ci hanno provato, confidando magari che l’ex rettore, una volta potentissimo, potesse ancora spendere una parola per i suoi fedelissimi. Ma hanno fatto male i loro conti, esponendo loro stessi e l’università a una bruttissima figura difficilmente rimediabile.

Ormai la stella Di Orio, ex senatore dei Ds, a livello nazionale è a dir poco offuscata, la circostanza che finalmente si debba dimostrare una reale qualità scientifica ha fatto il resto.

Dall’altra parte è interessante notare che, nello stesso settore concorsuale, nell’abilitazione per ordinario, è passato invece con merito il professor Marco Valenti, che da oltre un decennio lavora in posizione di assoluta autonomia nell’Università dell’Aquila, e che ha largamente superato i requisiti richiesti dal bando ministeriale e si è visto riconoscere il raggiungimento dell’eccellenza scientifica nelle pubblicazioni presentate nell’epidemiologia clinica.

Nel dipartimento di Medicina clinica, guidata dalla fedelissima di Di Orio, la professoressa Maria Grazia Cifone, ci sono state solo due idoneità da professore ordinario: i prof Marcello Alecci di Fisica e Sandra Cecconi di Biologia, quindi non c’è nessun medico e la percentuale è molto bassa rispetto alla media di ateneo, che è al 25%.

Si alza la percentuale nel dipartimento di Scienze cliniche applicate, guidata dal professor Edoardo Alesse, dove ci sono stati tre abilitati da ordinario: oltre al già citato Valenti, i professori Francesco Pisani, Chirurgia dei trapianti, e Concetta Fargnoli, Clinica dermatologica.

L’abilitazione vale quattro anni a partire dalla pubblicazione sul sito del ministero: in questo periodo, l’ateneo si deve mettere n moto per fare concorsi, nonostante il difficile periodo economico, reperendo risorse dai pensionamenti, da finanziamenti esterni o dal fondo di finanziamento ordinario, quest’ultimo per una quota molto piccola.

Dopo il concorso, gli abilitati devono poi sostenere il concorso bandito dall’università, sempre con commissioni nazionali; successivamente, il prof assumerà il ruolo di ordinario. Naturalmente gli abilitati possono giocarsi le proprie carte non solo nell’Ateneo dove operano attualmente ma anche in altre sedi. (b.s.)