TERAMO – Un caso di lebbra a Teramo.

Sembra una notizia d’altri tempi eppure la patologia che appare quasi in via di riduzione significativa nel mondo intero fa invece registrare un’inusuale resistenza anche nella nostra provincia.

Sono rari i casi segnalati ogni anno in Italia del Morbo di Hansen (dai sei ai nove, per la maggior parte immigrati e viaggiatori in paesi sensibili) “ma non si deve cadere nell’errore che sia scomparsa del tutto”, afferma il responsabile Asl di Teramo della medicina del territorio, Valerio Profeta. 

“Questo di Atri – si legge sul quotidiano II Messaggero – è un caso unico nella nostra Asl da ben dieci anni e in questa fase non è contagioso, tanto che il paziente vive normalmente tra di noi senza alcun pericolo per la collettività”.

La malattia non è mortale, ma se non curata per tempo può causare danni permanenti ai nervi di piedi e mani e causare cecità, affermano gli specialisti. 

Il dato è stato segnalato dal ministero della Salute che ha ricordato come malattie quali la lebbra, quasi del tutto scomparse in Europa, possono però diventare “malattie di ritorno” nel mondo globalizzato. 

La lebbra, purtroppo, non recede e nello scorso agosto il bollettino epidemiologico dell’Organizzazione Mondiale della Salute (Oms) ha presentato il nuovo rapporto sulla situazione della lebbra nel mondo, con dati riferiti alla fine del 2012.

“In base alla normativa nazionale – prosegue Profeta – al paziente teramano è riconosciuto un sussidio giornaliero integrato di 37 euro circa e di 7 euro per ciascun familiare a carico”. 

Cosicché la Asl di Teramo ha erogato, in base ai certificati rilasciati dall’Ospedale ‘Miulli’ di Bari, centro di riferimento nazionale per la cura, dove il paziente è sottoposto a cure periodiche, la somma di 18 mila euro per tutto il 2013 che lo ristora di tutte le spese mediche. Una cura, che a detta dei professori pugliesi Angelini e Lospalluti, “deve proseguire perché altrimenti si potrebbero presentare recidive”.