CHIETI – Il Megalò ancora al centro delle attenzioni, dopo il clamoroso sgombero avvenuto in occasione dell’inondazione che ha colpito buona parte dell’Abruzzo ai primi di dicembre.
Stavolta è toccato alla realizzazione dell’insedimento numero 2 a Chieti Scalo, oggetto di un pesante scontro in Regione.
La disputa è andata in scena durante la riunione del comitato per la Valutazione di impatto ambientale (Via) dell’opera: da un lato il direttore degli Affari della presidenza, Antonio Sorgi, uomo di fiducia del governatore Gianni Chiodi, dall’altro Michele Colistro, segretario dell’Autorità dei bacini di rilievo regionale dell’Abruzzo e del bacino interregionale del fiume Sangro (Adb), secondo il quale il Megalò 2 sarebbe localizzato in una zona a forte rischio idrogeologico,
Colistro già a fine novembre aveva messo in guardia sulla pericolosità del più grande centro commerciale d’Abruzzo in caso di piogge abbondanti, come effettivamente accaduto qualche giorno fa, quando la struttura è stata chiusa in seguito a un’ordinanza del sindaco di Chieti, Umberto Di Primio.
“Una decisione solo precauzionale”, aveva specificato la direzione del Megalò, segnalando “la sicurezza dei locali”, nonostante “un evento che non si verificava da 20 anni”.
In realtà, per Colistro le precipitazioni della settimana scorsa “sono state straordinarie ma non anomale”, per cui ha riconfermato il parere negativo con il quale aveva annullato una precedente decisione dell’Autorità, mettendo nel mirino la costruzione dell’argine posto a protezione di Megalò, realizzato solo per un tratto, che lascerebbe “indifesa agli eventi di piena” l’area, e segnalando nel contempo il mancato collaudo sismico dell’opera e un “grado di sicurezza non adeguato”.
Quindi, in occasione dell’incontro sulla Via convocato martedì scorso a palazzo Silone, sede della Giunta regionale, Colistro ha ribadito la sua posizione e l’ha anche ufficializzata 48 ore dopo con una mail a Sorgi.
Quest’ultimo ha sostenuto che il comitato dovesse solo “prendere atto di quanto comunicato dall’Adb” e che la semplice revoca del provvedimento non equivalesse a un diniego.
“Un artificio burocratico che ho contestato, chiedendo la convocazione di un tavolo tecnico con il Genio civile e la direzione Lavori pubblici della Regione, per capire effettivamente quali siano le conseguenze di un’ulteriore realizzazione di manufatti”, spiega Colistro.
Una vicenda sulla quale il segretario dell’Adb annuncia “di voler andare fino in fondo” e far valere le sue ragioni.
“Non sono un inquisitore – precisa – ma dai documenti in mio possesso e dagli studi fatti emerge chiaramente la situazione di pericolo e non si può fare finta di nulla”.
“Tra l’altro – sottolinea Colistro – il 27 novembre è stata pubblicata sul Bollettino ufficiale della Regione la nuova carta del rischio idraulico, e quella zona è classificata R1 ma che se viene edificata diventa R2: cioè un’area dove con la situazione attuale non si può costruire”.





