L’AQUILA – Oggi è una giornata decisiva per la politica italiana. Dopo il voto sulla mozione di sfiducia, il governo di Silvio Berlusconi (che ieri parlando al Senato ha rivendicato la gestione “superlativa” dell’emergenza sisma) potrebbe infatti cadere, decomporsi e ricomporsi oppure proseguire indenne il suo corso.
Ma quanto lo scenario nazionale influenza le prospettive della ricostruzione dell’Aquila? Tanto, perché un punto delicatissimo per i destini del “cratere” è quello della proroga della restituzione delle tasse sospese durante l’emergenza-terremoto.
E questa norma dovrebbe essere inserita nel cosiddetto “decreto milleproroghe” di fine anno, che sbriga questioni da prorogare o risolvere entro la fine dell’anno in corso e che sarà approvato comunque dopo il voto di fiducia.
Se cade il governo, è a rischio anche questo provvedimento, che darebbe una boccata d’ossigeno alle casse esangui degli aquilani? No secondo i parlamentari abruzzesi Giovanni Lolli (deputato, Partito democratico) e Fabrizio Di Stefano (senatore, Popolo della libertà).
“Se Berlusconi avrà la sfiducia e rassegnerà le dimissioni – spiega Lolli – il governo resterà comunque in carica per l’ordinaria amministrazione, e il ‘milleproroghe’ contiene disposizioni urgenti e obbligatorie che ci rientrano di sicuro”.
“Tra queste – prosegue – la proroga alla restituzione che, qualora eliminata, porterebbe alla morte del territorio aquilano; il ‘milleproroghe’ comunque in ogni caso si farà, anche nel 2008, quando cadde Prodi, ricordo che lo facemmo”.
Dello stesso parere sull’aspetto che interessa agli abruzzesi è Di Stefano. “Il decreto ‘milleproroghe’ – assicura – non è a rischio in ogni caso, perché si tratta di un provvedimento necessario che verrà presentato comunque”.
“È chiaro – conclude – che un governo in carica, piuttosto che uno dimissionario, darebbe più speditezza, più legittimità e più attenzione al provvedimento. Ma la proroga della detassazione non sarà a rischio comunque vadano le cose in aula”.
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