MILANO – Dopo la tappa di Bruxelles, più incentrata su come coinvolgere il cittadino nelle istituzioni europee, e quella di Roma, sul futuro dei contenuti, cittadinanza, valori e trasparenza nelle istituzioni, il terzo e ultimo appuntamento a Milano dell’International Communication Summit, o Ics Pomilio Blumm Summit, dal nome del main partner pescarese Pomilio Blumm, ha dato spazio a un dibattito, anche dai toni forti, su nuovi linguaggi e sulla condivisione sui media digitali.

Il ritmo dell’evento è salito con l’intervento di Ben Hammersley, uno degli studiosi più ascoltati a livello mondiale sugli effetti dei nuovi media su cultura, politica e società, inventore del termine podcast.

“Questa è l’era della perenne recensione – le parole di Hammersley – la gente dice sulla rete ciò che pensa su tutto, e quell’idea può diventare pesante quanto la critica di un giornalista professionista. Ci si abitua così a ritenere importante ciò che pensiamo, e questo spiega la nascita di movimenti di protesta tipo Occupy. Le istituzioni che non lo capiranno e faranno resistenza al dialogo, alla richiesta di trasparenza, sono destinate a crollare, e non sarà un bello spettacolo. Devono piuttosto abbracciare e baciare il cittadino, e lo devono fare bene, perché nessuno accetta il contatto con chi non sa abbracciarci”.

Andrew Keen,  californiano, tra i più celebri e discussi guru di internet, chiamato l’anticristo della Silicon Valley, non la pensa esattamente così e risponde: “La trasparenza! Ecco l’ossessione, nominata da tutti. Ironia, sapete chi sono le compagnie della Silicon Valley che ne parlano di più? Quelle più chiuse nel rivelare i loro segreti, ovvero Microsoft e Google. Il pericolo che vedo è un altro: le istituzioni sono in crisi perché internet ci sta abituando a essere tutti al centro di un enorme servizio clienti in cui critichiamo ma non prendiamo le responsabilità di nulla. Un esempio? Cosa è nato dal movimento Occupy? Nulla. E dalla primavera araba? Una serie di guerre civili! Internet ci sta dicendo una grande bugia: che noi siamo al centro del mondo e che ci deve essere intimità tra noi e le istituzioni: bugie che stanno minando la democrazia. Quel bacio tra istituzioni e cittadini di cui si parlava, la sfida è respingerlo! Parlando ancora di trasparenza, anche in Italia c’è un esempio da citare… Beppe Grillo, che è arrivato dov’è grazie all’ideologia della trasparenza, usa questo concetto per il suo interesse politico, ma non la attua, non è davvero trasparente, è il Google della politica italiana”.

“Il dibattito lancia idee interessanti, il pubblico in sala, molto giovane, è interessato, è Franco Pomilio , ICS chairman, a spiegare lo spirito dell’iniziativa “Quello che cerchiamo di sviluppare con ICS è una nuova teoria del “cittadino consumatore” che superi le teorie del marketing americane., una nuova idea di trasparenza, big issue per il mondo ma estremamente interessante soprattutto per la cultura europea, così come lo è il rapporto istituzioni cittadino. Scegliamo di approfondire queste tematiche nel laboratorio culturale Ics, ma anche con concorsi d’arte internazionali quali il Blumm Prize di Bruxelles, perché gli artisti spesso interpretano la realtà e la anticipano”.

Il moderatore dell’evento, Guido Romeo, data&business editor di Wired, ricava il tema emerso al momento dal dibattito: “Bacio o non bacio tra cittadini e istituzioni”.

Maria Teresa Brassiolo,

Presidente di Transparency International Italia, partner ICS, riprende il tema della trasparenza: “Non è facile per le persone davvero competenti trovare spazio sui giornali per dire come stanno effettivamente le cose, così come non è facile far sapere che in realtà nel settore pubblico esistono tante persone in gamba che vogliono far migliorare le istituzioni”.

Riguardo la corruzione, tema legato alla trasparenza, c’è un passo avanti in Italia, perché per la Brassiolo “Quest’ultima legge sulla corruzione per la prima volta non è un’occasione persa, ci sono vari aspetti positivi”.

Davide Del Monte presenta l’ultima campagna di Transparency partendo dal dato italiano sulla analfabetismo funzionale “ovvero l’incapacità non di leggere e scrivere, ma di capire il vero significato dei dati, le conseguenze. Noi con questo spot abbiamo voluto simboleggiare il risvolto nelle nostre vite della corruzione”.

Alessandra Scaglione, caporedattrice di Radio 24, partendo dal suo ultimo libro in cui parla di amministrazione pubblica, spiega che c’è “una vera voglia del funzionario pubblico di comunicare con le persone, ma questo non è sempre facile per due motivi: un’abitudine a non essere chiari, a usare troppo i vecchi linguaggi burocratizzati. Ma c’è anche una colpa dei media, per pigrizia seguono i luoghi comuni per cui nel pubblico non si fanno le cose, non si lavora. Ma la soluzione la possono trovare proprio i funzionari pubblici, che possono andare oltre la ricerca del consenso dell’elettore tipica della politica”.

Federica Burini dell’Università di Bergamo, partner dell’evento, ha ulteriormente allargato le prospettive del convegno parlando della sua ricerca sui sistemi cartografici collaborativi del web 2.0 nei contesti urbani europei.

L’International Communication Summit ha chiuso questa edizione 201 in tre tappe: Bruxelles, Roma e Milano, con la partecipazione di grandi nomi quali Harper Reed, numero uno delle strategie web per la campagna di rielezione di Obama nel 2012, Jung Chang, scrittrice cinese bestseller a livello mondiale, Geoff Mulgan, esperto di social innovation e sharing economy e consulente del governo inglese, monsignor Paul Tighe, segretario del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali e nel team che ha curato l’apertura del Vaticano ai social network e a Twitter.

Partner dell’ediizone di Milano: Transparency International Italia, la Associazione di Comunicazione Pubblica, l’Università degli Studi di Bergamo.