L’AQUILA – “Siamo assolutamente sgomenti e allarmati, davvero addolorati dalla notizia. Ho sentito il sindaco appena letto della notizia, domani ci sarà una giunta in cui parleremo del problema, perché di fronte a cose così gravi non si può perdere tempo. Il governo deve svegliarsi e darci modo di ricostruire la nostra città, perché è questo il nostro guaio più grande da cui dipendono tutti gli altri”.
Così Emanuela Di Giovambattista, assessore alle Politiche sociali del Comune dell’Aquila, sulle dichiarazioni shock del vescovo ausiliare dell’Arcidiocesi dell’Aquila, monsignor Giovanni D’Ercole, sulla prostituzione minorile nel capoluogo abruzzese.
““All’Aquila c’è un fenomeno allarmante di cui sono venuto a conoscenza da poco: quello della prostituzione minorile, ragazzine anche al di sotto dei 14 anni che si vendono per qualche euro e a volte anche solo per una ricarica sul cellulare”, le parole di D’Ercole che hanno scosso l’intera città.
“Questa è l’ennesima, drammatica conseguenza della mancata ricostruzione dell’Aquila – commenta con rabbia l’assessore – ormai si vedono i primi problemi sociali tipici delle realtà in difficoltà, problemi che se non si darà un futuro certo ai giovani continueranno ad aumentare”.
Domani se ne parlerà in Giunta, “l’allarme ormai è scattato, adesso deve cominciare una collaborazione serrata tra tutte le istituzioni e le forze in campo. I drammi della nostra società assumono dei connotati diversi rispetto ad altre città – dice la Di Giovambattista – qui questi guai non c’erano. Perdita di identità, zero possibilità di aggregarsi, qualità della vita ormai molto scarsa rispetto agli anni prima del sisma del 2009. Qui la qualità della vita era altissima, oggi non più e i risultati si vedono. Noi come amministrazione lo stiamo gridando ai quattro venti da tempo, ma il governo non ci ascolta”.
“Come Ente pubblico dobbiamo farci carico di queste situazioni – prosegue – da domani stesso in collaborazione con la giunta formeremo dei percorsi condivisi, per quantificare l’entità del problema. Invito a chi vive certe situazioni a denunciarle ai servizi sociali, a non tenerle dentro, a non nasconderle. Siamo di fronte a un grido di dolore assoluto che il governo nazionale non ascolta”. (r.s.)





