L’AQUILA – “Andremo anche noi alla conferenza di servizi a Pescara, per far sentire che ci siamo”. 

Nonostante non sarà una conferenza pubblica, i comitati oppositori alla centrale a biomasse che sorgerà a Monticchio (frazione del capoluogo) annunciano che saranno a Pescara domani, 2 dicembre, insieme ai presidenti di circoscrizione delle frazioni coinvolte nel progetto dell’impianto, per quella che è stata definita una “riedizione” della conferenza di servizi che ad agosto ha concesso l’autorizzazione unica.

“Sicuramente resteremo fuori dagli uffici della Regione Abruzzo – ha annunciato Patrizia Righi, dell’associazione ‘Salviamo Paganica’ – ma sarà comunque importante far sapere agli Enti in riunione della nostra presenza. Andremo lì in rappresentanza degli abitanti dei paesi e delle frazioni che non vogliono l’impianto, che sono tantissimi. Basti pensare che la sola Paganica, con l’insediamento del progetto C.a.s.e. è passata da 7 mila a quasi 13 mila abitanti”.

Alla conferenza di servizi, la terza dopo quelle di agosto e del 4 novembre scorso, che si è svolta a Paganica per volere dei comitati oppositori e del Comune, parteciperanno gli enti coinvolti, chiamati a dare un parere sull’effettiva realizzazione della centrale.

La speranza che si apra uno spiraglio nell’affaire-biomasse continua a esserci da parte dei comitati oppositori, nonostante le categoriche dichiarazioni della Futuris Aquilana, l’azienda che realizzerà e gestirà l’impianto di produzione di energia da biomasse vergini, che nei giorni scorsi ha ribadito la sua volontà di andare avanti con il progetto in quanto in possesso di tutte le autorizzazioni per farlo.

Su cosa si possa effettivamente ancora fare, neanche Luigi Fabiani, presidente dell’Asm (Aquilana società multi servizi) ed esponente dei comitati cittadini, si era sbilanciato. “Auspico – ha detto qualche giorno fa – che almeno ci sia un po’ di intelligenza e che si riesca a trovare un accordo con i cittadini, aprendo un dialogo che finora non c’è stato”.

Intanto, i comitati oppositori continuano a studiare un possibile ricorso al Tar, basato essenzialmente sulle cambiate condizioni urbanistiche della zona sede dell’impianto: prima del sisma era prevalentemente nucleo industriale, oggi invece è zona dei nuovi insediamenti del progetto C.a.s.e., dell’ Università e del Tribunale.