L’AQUILA – Sono molte le criticità emerse il primo giorno di riapertura della sede storica della ex facoltà (ora dipartimento) di Ingegneria dell’Università dell’Aquila, che mercoledì scorso è tornata ufficialmente a Monteluco di Roio (L’Aquila).

Ma dopo l’entusiasmo iniziale, i giovani si sono trovati davanti a una situazione di grande inadeguatezza, in assenza degli spazi e delle attrezzature necessarie.

Nonostante le lezioni siano iniziate con una settimana di ritardo le aspettative degli studenti sono state deluse ed è proprio l’Unione degli studenti universitari (Udu) a lanciare il grido d’allarme.

Va sottolineato che i lavori in questa sede sono stati affidati e seguiti dalla precedente gestione capeggiata dall’ex rettore Ferdinando Di Orio ed è singolare che a insorgere sia proprio l’Udu, che ha appoggiato in massa la governance e votato il candidato dioriano Maria Grazia Cifone, poi sconfitta dal nuovo rettore Paola Inverardi, da pochi giorni in carica.

“Le aule già disponibile sono inadatte al numero dei frequentanti – tuona l’organizzazione studentesca di centrosinistra in una nota – Mancano, inoltre, le aule studio, con la biblioteca ancora inagibile e l’aula magna chiusa”.

La totale assenza del bar e dei distributori automatici ha creato gravi disagi tanto che si è palesata la difficoltà per reperire anche una semplice bottiglietta d’acqua, “ci si è addirittura appoggiati alle associazioni della Protezione civile per risolvere temporaneamente il problema”, continua l’Udu.

“Per mesi abbiamo chiesto che si ritornasse nella sede di Monteluco di Roio nel miglior modo possibile – proseguono gli studenti – Gli studenti sono stanchi di vivere sempre in una situazione emergenziale”.

“Sappiamo che continueranno a esserci disagi e sappiamo anche che alcuno di questi sono fisiologici – puntualizza la nota – ma chiediamo che vengano minimizzati e che vengano risolti tutti quelli che sono oggettivamente dipendenti da una buona organizzazione”.
 
“È fondamentale che ciò accada il prima possibile e che nei confronti degli studenti dei corsi interessati ci sia la massima chiarezza e trasparenza”, concludono.

Il processo legato al crollo della sede della facoltà di Ingegneria si era chiuso meno di 3 mesi fa, a luglio di quest’anno, quando il direttore dei lavori Ernesto Papale e il direttore del cantiere, Carmine Benedetto, impegnati nella realizzazione della facoltà, sono stati condannati a 4 anni di reclusione ciascuno, per disastro colposo dopo il crollo nella notte del 6 aprile 2009.

“È crollata una parete che avrebbe potuto costituire, se a quell’ora fossero stati presenti studenti, un rischio di morte per 2.000 persone”, aveva detto il procuratore della repubblica, Alfredo Rossini.

Nella situazione generale poco rosea, comunque, sembra emergere in controtendenza una mensa viva e attiva, che in questi giorni si è espressa in tutta la sua funzionalità, e solo nella giornata di ieri ha prodotto più di 200 pasti.

Una boccata d’ossigeno, dunque, per i ragazzi che hanno almeno potuto rifocillarsi.

In merito ai disagi, il decano della Facoltà, Aniello Russo Spena, già preside di Ingegneria, contattato telefonicamente da AbruzzoWeb, ha voluto commentare confermando i disagi ma non aggiungendo altro, “i ragazzi sapranno farsi sentire”, ha tagliato corto.