SANTO STEFANO DI SESSANIO – Santo Stefano di Sessanio (L’Aquila) è nota alla cronaca degli ultimi tempi grazie al suo ‘albergo diffuso’ che ha portato a una rinascita del turismo d’élite, ma anche perché pare che l’attore hollywoodiano George Clooney stia cercando nel paesino abruzzese una casa insieme alla sua Elisabetta Canalis.
Santo Stefano, però, è anche e soprattutto uno dei paesi del “cratere”, colpito e pesantemente ferito dal sisma del 6 aprile 2009.
È il sindaco del ‘borgo più vip d’Abruzzo’, Elisabetta Leone, a raccontare le ferite del sisma e i progetti per far sì che Santo Stefano possa rinascere e continuare a ospitare turisti di routine e visitatori.
Quante vittime e quali danni ha fatto il terremoto?
Fortunatamente qui non ci sono state vittime. Ma i danni agli edifici sono stati ingenti: è crollata la famosa Torre Medicea, che per noi era motivo d’orgoglio e di attrazione turistica. Le case danneggiate sono il 70 per cento, ma quasi tutte seconde case, di famiglie che vengono qui per turismo. E questo non è un danno da poco conto.
Com’è stata risolta l’emergenza abitativa?
Abbiamo fatto soltanto sette Map, in quanto il centro storico, quello danneggiato, era poco abitato. Poi c’è un anziano che è stato sistemato in un ricovero, e una persona in un albergo.
Quali sono le condizioni della “zona rossa”? Potrà essere ristretta a breve?
Grazie ai puntellamenti il paese è tutto percorribile. Anche la torre è stata puntellata e le macerie sono state catalogate e conservate per poterla poi ricostruire. Spero che la zona rossa possa essere ristretta al più presto, ma le cose vanno a rilento. Per ogni lavoro bisogna fare le gare d’appalto e i tempi lievitano.
Quali sono le idee per la ricostruzione?
Abbiamo costituito un comitato di esperti, tra ingegneri e architetti, insieme ai paesini vicini a Santo Stefano, per dare vita a una ricostruzione omogenea che rispetti le caratteristiche storiche e stilistiche dei nostri borghi.
I paesini dovrebbero essere ricostruiti seguendo l’esempio di Santo Stefano, che ha mantenuto intatte le sue originalità e peculiarità. Per fare questo, abbiamo anche pensato a una collaborazione tra l’Università ‘La Sapienza’ di Roma e l’Università dell’Aquila. Noi oltre al turismo non abbiamo altro, quindi dobbiamo rendere belli e gradevoli i nostri borghi, per attirare sempre più visitatori.
A oggi, qual è il problema più urgente da affrontare?
Secondo me proprio la ricostruzione. La gente ha voglia di ricominciare, ma a quanto pare la burocrazia è troppo lunga e stiamo andando molto a rilento. La mia idea è di cominciare la ricostruzione per la primavera prossima, ma ho paura che sia un’utopia.
Cosa vorrebbe dire al commissario per la ricostruzione?
Bella domanda (ride). Vorrei chiedergli se ci sono i soldi per ricostruire, e dove sono. Vogliamo sapere se e quando questa ricostruzione può iniziare, e capire se quelle che risultano essere ‘seconde case’ saranno finanziate. Qui sono quasi tutte seconde case, e se non si ricostruiscono noi rischiamo di perdere l’ unica fonte di guadagno che è il turismo.
Quanto ci vorrà per ricostruire il suo paese?
Io immagino di vederlo di nuovo com’era entro tre anni. Lo spero. Le case danneggiate sono le ‘case mura’, e sono molto estese. Ma se partiamo in primavera in un triennio dovremmo farcela.



