L’AQUILA – Rinnovo fino a tutto il 2015 per i precari del “cratere” assunti durante l’emergenza post-sisma e impiegati nei vari enti impegnati nella ricostruzione.
La novità spunta fuori nel decreto che contiene il pacchetto per la razionalizzazione del personale nelle pubbliche amministrazioni approvato lo scorso 26 agosto dal governo di Enrico Letta.
All’articolo 4 del provvedimento si stabilisce che “al fine di assicurare la continuità delle attività di ricostruzione e di recupero del tessuto urbano e sociale della città dell’Aquila e dei comuni del cratere” è consentita “la proroga o il rinnovo dei contratti di lavoro a tempo determinato” già prevista nella “leggina” per il capoluogo che contiene anche il finanziamento di 1,2 miliardi in sei anni per i centri storici colpiti dal terremoto del 6 aprile 2009.
Si tratta di un numero elevato di tecnici e amministrativi che si sono formati dentro gli uffici dei comuni e della Provincia per oltre tre anni, fino allo stop deciso dalla legge Barca che ha chiuso l’era commissariale e ricondotto all’ordinarietà la gestione del sisma.
Una parte di questo esercito, che nei momenti più critici ha toccato anche le 700 unità tra co.co.co. e assunti a termine, si è ricollocata grazie al “concorsone”, la selezione con cui sono stati messi a bando 300 posti “fissi”, di cui la metà riservata a chi aveva già maturato esperienza nel settore.
Di questi 128 sono stati assegnati al Comune dell’Aquila, 72 al resto dei paesi del “cratere”, 50 tra i due Uffici speciali per la ricostruzione e altrettanti tra Regione Abruzzo e Provincia.
A essi vanno aggiunti altri 50 con contratti a tre anni, in gran parte pescati sempre dai precari, ma tanti sono rimasti fuori e potranno godere di altri 24 mesi di stipendio garantito oltre la proroga con scadenza 2013 prevista dalla “leggina”.
Prima di esultare, però, gli interessati dovranno attendere il passaggio della norma attraverso le forche caudine parlamentari, con Camera e Senato chiamati ad approvare la conversione in legge entro i prossimi 60 giorni.
L’altro problema è rappresentato dalla copertura finanziaria: il decreto fa riferimento alle risorse “disponibili nei rispettivi bilanci” degli enti che vorranno procedere al rinnovo, quindi sembra si faccia riferimento ai soldi delle casse comunali, se la circostanza fosse confermata, visti i tempi di “vacche magre”, in pochi potrebbero permettersi questo lusso.



