L’AQUILA – Sette studenti del corso in Odontoiatria e protesi dentaria dell’Università dell’Aquila rischiano di vedere annullato definitivamente il proprio percorso di studi, alcuni a un passo dalla laurea, altri già laureati e iscritti all’albo professionale.

A denunciare il fatto in una lettera ad AbruzzoWeb è uno di loro, Alfonso Iacoletti, studente fuori sede originario di Pozzuoli (Napoli).
 
I sette studenti, tutti italiani e iscritti originariamente all’Università Vasile Goldis di Arad, in Romania, sono stati immatricolati presso l’ateneo aquilano nel 2009, anno del terremoto, grazie al decreto 1044-2009 del 22/9/2009, emanato dai vertici dell’epoca, il rettore Ferdinando Di Orio e il direttore amministrativo Filippo Del Vecchio.
 
“A quel punto presentammo la domanda d’iscrizione e prontamente ci fu inviata una lettera dove il rettore invitava a smatricolarci dall’università romena e a trasferirci presso quella dell’Aquila”, spiega uno dei protagonisti della vicenda.
 
In un documento del 24 settembre 2009, Del Vecchio comunicava infatti, ”l’accoglimento della domanda di proseguimento studi per l’anno accademico 2009/2010″ dello studente e la “conseguente iscrizione all’anno di corso deliberato dal consiglio di struttura didattica del corso di laurea magistrale in Odontoiatria e protesi dentaria, previo riconoscimento della carriera percorsa presso l’università di provenienza”.
 
In una lettera data 25 settembre, questa volta a firma del responsabile del settore Massimo Tinari, si confermava “l’accoglimento della domanda di proseguimento studi con decreto del direttore amministrativo n. 1066/2009” e si invitano gli studenti a inviare tutte le documentazioni “per il riconoscimento della carriera percorsa” nell’ateneo di provenienza.
 
Dopo appena due mesi di frequenza, però, l’amara scoperta: una nuova comunicazione, infatti, respingeva le domande, inizialmente accettate, e annullava, di fatto, il decreto emanato nel settembre 2009, dopo il pronunciamento negativo del Miur.
 
“Vista la nota con la quale la direzione generale per l’università lo studente e il diritto allo studio univeristario del Miur, nel muovere rilievi al citato decreto rettorale, invita l’Ateneo a provvedere al suo ritiro – si legge nel documento – il direttore amministrativo dispone che lo studente non ha superato la prova unica nazionale per l’ammissione ai corsi di studio della facoltà di Medicina e chirurgia”. 
 
“Di fronte a tale barbarie, senza alcun rispetto e dignità per i nostri diritti e per le nostre carriere, abbiamo deciso di esercitare un’azione legale contro Del Vecchio e di Orio”, prosegue Iacoletti nella sua denuncia.
 
In attesa del giudizio di merito, il Tar del Lazio ha disposto una sospensiva al provvedimento, grazie alla quale gli studenti hanno potuto continuare a frequentare lezioni e sostenere esami regolarmente presso l’ateneo aquilano fino al 30 novembre 2012, quando il tribunale amministrativo ha dato loro definitivamente ragione.
 
Di qui il ricorso del rettore Di Orio al Consiglio di Stato, secondo grado della giustizia amministrativa che, lo scorso 5 febbraio, si è pronunciato a favore dell’Ateneo, “congelando di fatto la nostra posizione all’interno della facoltà di Odontoiatria. Siamo ancora iscritti perché non ci possono smatricolare in attesa del giudizio di merito finale, ma abbiamo la segreteria on line bloccata quindi non possiamo sostenere esami né trasferirci altrove”.
 
LA LETTERA COMPLETA 
 
Gentile redazione di AbruzzoWeb mi chiamo Alfonso Iacoletti, nato a Napoli e residente in Via 4 Novembre, a Barete (L’Aquila).
 
Vi scrivo in quanto vittima, io e altri studenti colleghi, di un sopruso in ambito universitario.
 
Mi spiego: considerando la mia voglia di conseguire la laurea in odontoiatria e protesi dentaria, dopo inutili tentativi presso le facoltà italiane, decisi di iscrivermi presso la facoltà di odontoiatria Vasile Goldis in Arad (Romania).
 
Nonostante innumerevoli disagi, la lingua che dovetti imparare per sostenere gli esami, i viaggi, le difficoltà a relazionarmi con una cultura diversa da quella italiana, trascorsi 2 anni di corso formativo presso medesima università.
 
Orbene, in quegli anni vivevo e frequentavo la facoltà insieme a due coinquilini della provincia dell’Aquila i quali, nell’aprile 2009, dopo la tragedia del terremoto, mi informarono direttamente sulla possibilità di trasferirsi in Italia all’Università degli Studi Dell’Aquila in quanto, per carenza di numero di studenti,  previo decreto emanato dall’direttore amministrativo Dott. Filippo Del Vecchio e il Magnifico Rettore Prof. Ferdinando Di Orio, si accettavano domande (con scadenza  in data 09/09/2009) di trasferimento anche da università comunitarie.
 
A quel punto presentammo la domanda d’iscrizione e prontamente ci fu inviata una lettera, che conservo gelosamente, dove il Rettore invitava a smatricolarsi dall’università romena e a trasferirsi all’università dell’Aquila.
 
Quindi ci affrettammo a preparare, entro la data di scadenza del bando, i documenti di smatricolazione e successivamente quelli di immatricolazione richiesti dall’Università Dell’Aquila e l’immatricolazione avvenne regolarmente.
 
Giunti al secondo mese di frequenza della facoltà dell’Aquila ci pervenne una nuova lettera dal Magnifico Rettore Prof. Di Orio che ci respingevano, annullando il decreto (n° 1044-2009, prot. 20683 del 22.9.2009) da loro stessi emanato, senza alcuna  considerazione per il danno arrecato a noi studenti, non potendo più tornare neanche in Romania e distruggendo ogni forma di equilibrio mentale, sociale e fisico.
 
Di fronte a tale barbarie, senza alcun rispetto e dignità per i nostri diritti e per le nostre carriere, decidemmo di esercitare un’ azione legale contro l’Amministratore Dott. Del Vecchio e il Magnifico Rettore Prof. di Orio. A nostra difesa il Prof. Avv. Orazio Abbamonte.
 
Il giudice del Tar Lazio, in attesa del giudizio di merito, dispose una sospensiva che ci permetteva di frequentare e studiare regolarmente e la causa si è conclusa il 30 Novembre 2012 con la nostra vittoria presso il Tar del Lazio (sez. III Bis. N° 9985/2012).
 
A quel punto il Magnifico Rettore e il Direttore Amministrativo, ancora una volta incuranti della nostra vita professionale, sociale e morale, si sono subito opposti alla nostra vittoria, instaurando l’appello al Consiglio di Stato (N° R.G. 197 del 2013) e trascorsi ben quattro anni di studi, tra tasse pagate, spese (vitto, alloggio), notti insonni a studiare, a pochissimo dalla fine del percorso, nonché due studenti attualmente già laureati e iscritti regolarmente all’albo dei medici chirurghi e odontoiatri, il ricorso si è pronunciato il 05/02/2013 con ordinanza cautelare favorevole al loro appello!
 
Non sono figlio di magistrato, di medico, di politico, sono figlio di due umili cittadini italiani che mi hanno insegnato i valori dell’onestà, del lavoro, dell’abnegazione, della dignità, del rispetto delle leggi della carta costituzionale e della religione Cattolica.
 
L’Italia, il nostro caro Paese non ci offre grandi possibilità di lavoro, di integrazione sociale, non posso pensare che per la leggerezza del Rettore e dell’Amministratore Delegato possa pagare io con la mia vita universitaria, professionale e sociale, per un loro “capriccio”!
 
Non vi devo spiegare  in quale stato di prostrazione ci abbia gettato questa situazione profondamente ingiusta che praticamente azzera cinque anni di formazione universitaria di sette giovani che hanno avuto l’unico torto di confidare nella razionalità ed affidabilità delle istituzioni dello Stato italiano.
 
A questo punto, in attesa del giudizio di merito, che probabilmente, a detta di molti avvocati amministrativisti, si preannuncia sfavorevole, posso solo affidarmi ai mezzi mediatici per far luce su questa vicenda vergognosa e contemporaneamente procedere con un’ azione legale penale e civile nei confronti dell’Univaq. Per questo vi chiedo, umilmente e cortesemente, di trattare la nostra vicenda.