PESCARA – Non sembra aver insegnato nulla la tragedia della famiglia Di Giacomo, ammazzata dall’esplosione di una fabbrica di fuochi artificiali che ha sventrato una collina a Città Sant’Angelo.

Nei giorni scorsi, nell’ambito dei servizi di vigilanza e prevenzione sul commercio e la detenzione di giochi pirotecnici disposti dal questore di Pescara, i poliziotti della divisione di polizia Amministrativa, con l’aiuto tecnico della squadra di artificieri, hanno denunciato D.M., 23 anni, marchigiano, per avere nei suoi magazzini oltre 140 chili di botti pericolosi perché collegati tra loro.

Il giovane è stato denunciato per il reato all’articolo numero 24 della legge numero 110 del 18/04/1975 sugli esplosivi e in relazione all’articolo numero 53 del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza.

Come amministratore di una società titolare di licenza prefettizia di deposito di materiale esplodente nel territorio del Comune di Città Sant’Angelo, lo stesso dell’esplosione, è stato scoperto con artifici pirotecnici difformi alle caratteristiche di ogni singolo pezzo perché collegati in serie.

Gli spari, perché siano in sicurezza, non possono infatti essere collegati se non nel sito predisposto per l’accensione dei fuochi, per evitare l’innesco di un’esplosione la cui potenzialità dipende dal quantitativo di materiale.

Data l’elevata pericolosità dei manufatti esplodenti si procedeva al sequestro del materiale corrispondente a circa 141 chilogrammi di principio attivo.