LANCIANO – Era stato licenziato dalla Sevel di Atessa (Chieti) perché gli veniva contestato l’abuso dell’utilizzo dei permessi fruiti per l’assistenza di un proprio congiunto, il giudice del lavoro di Lanciano (Chieti) lo ha reintegrato ma l’azienda preferisce pagarlo e tenerlo a casa piuttosto che averlo in servizio.

È la vicenda accaduta a un operaio, Stefano Angelucci.

I fatti si risalgono al novembre del 2012, quando l’operaio aveva richiesto dei permessi ex legge 104 per tre giornate non consecutive allo scopo di assistere un parente invalido.

Dalle indagini investigative svolte nei confronti del dipendente, commissionate dalla Sevel, era emerso che lo stesso si era effettivamente recato a prestare assistenza, ma soltanto per poche ore al giorno e non per tutto il turno lavorativo. Da qui la contestazione disciplinare e il licenziamento in tronco.

L’operaio, assistito dall’avvocato Pietro Cotellessa di Lanciano, ha impugnato il licenziamento chiedendone l’annullamento e la reintegra.

La Sevel, difesa dallo studio legale Trifirò & partners di Milano, ha sempre sostenuto la legittimità del licenziamento denunciando anche alla procura della Repubblica il dipendente per truffa ai danni dello Stato.

Il lavoratore ha ottenuto l’annullamento del licenziamento e quindi la reintegra nel posto di lavoro precedentemente occupato e il pagamento di un’indennità risarcitoria commisurata all’ultima retribuzione globale di fatto dal giorno del licenziamento sino a quello dell’effettiva reintegra, nonché al versamento dei contributi previdenziali e assistenziali, oltre il pagamento delle spese legali da parte della Sevel.

La Sevel però, ha deciso di dispensare il lavoratore da rendere il servizio, lasciandolo a casa seppur retribuendolo.

“È la prima pronuncia in questo senso da parte del Tribunale di Lanciano che in precedenza aveva deciso diversamente in casi analoghi”, spiega l’avvocato Cotellessa.

“È precisa e puntuale e a nostro avviso ineccepibile. Farà certamente giurisprudenza e avrà risonanza non solo a livello locale. È una pronuncia – aggiunge il legale – che per la sua portata non potrà non avere rilevanza anche nel procedimento penale in corso che vede indagato il mio assistito a seguito di una denuncia presentata proprio dall’azienda”.

“Siamo certamente soddisfatti per questo primo importante risultato, consapevoli che la battaglia sarà lunga, ma confidando sempre nell’operato della magistratura”.

“Non comprendiamo, però, l’atteggiamento della Sevel che ha deciso di far rimanere a casa il lavoratore, seppur retribuendolo. Stiamo quindi valutando l’ipotesi di un’altra azione legale contro l’azienda”, conclude Cotellessa.