L’AQUILA – “Sono sereno, ma ferito, e profondamente, per una vicenda ingiusta, strumentale e livorosa”.

Così il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, sull’archiviazione da parte del Gip del tribunale dell’Aquila della sua posizione di indagato per omissione di atti d’ufficio legata alla mancata prevenzione nel periodo precedente al tragico terremoto del 6 aprile 2009.

“Mi riservo di valutare eventuali atti con il mio avvocato, Carlo Benedetti, a tutela non tanto della mia immagine quanto per denunciare la solitudine alla quale, sempre più spesso, e per mille e mille cose, lo Stato, e non solo lo Stato, ha abbandonato gli amministratori sui quali diventa poi facile permettersi di sparare impunemente”, commenta.

“Mi riservo nei confronti dei firmatari dell’esposto e soprattutto dell’opposizione alla richiesta della prima archiviazione”, spiega ancora Cialente, tirato in ballo da un gruppo di famigliari delle vittime del terremoto, tra cui il capogruppo in Consiglio comunale di “L’Aquila che vogliamo”, Vincenzo Vittorini, che nel terremoto ha perso la moglie e la figlia, all’epoca della denuncia presidente dell’associazione “309 martiri”.

“Questa vicenda mi ha ferito profondamente  – prosegue il primo cittadino – non perché abbia risvegliato in me il ricordo di quei mesi e quei giorni che precedettero il sisma, per me durissimi, di grandi preoccupazioni, di scelte e di atti pesanti, assunti in estrema solitudine con qualche mio assessore, e contestati gravemente dalla città: basti pensare che la mattina del 6 aprile 2009 i genitori della scuola De Amicis dovevano venire a manifestare sotto il Comune perché avevo chiuso definitivamente quella scuola dopo la scossa del 30 marzo 2009 perché ne ero terrorizzato. Non per frase fatta, ma ho sempre avuto fiducia nella magistratura dalla quale ormai ripetutamente mi vedo processato, anche perché denunciare il sindaco per molti è uno sport”.

Al contrario, per Cialente, “questa vicenda è stata bruttissima perché la verità è che la denuncia nei miei confronti è stata dettata dalla voglia di colpirmi per una testimonianza resa sotto giuramento al processo Grandi rischi, ove ho semplicemente detto che si trattò di un incontro inutile”.