L’AQUILA – “L’idea è bella e affascinante, ma bisogna capire su quali basi si costruirà questo nuovo progetto”.

Sono favorevoli, sì, ma con giudizio, gli esponenti del Popolo della libertà sull’iniziativa del capo indiscusso del partito, Silvio Berlusconi, che ha annunciato un ritorno al nome di Forza Italia.

Una sorta di riedizione 2.0 del movimento nato in poche settimane nella primavera 1994, capace di raccogliere grandi consensi ma anche protagonista di clamorose sconfitte, che ha segnato la vita politica della cosiddetta Seconda repubblica.

Il Cav, manco a dirlo, si è già investito del ruolo di “numero 1” del soggetto politico che, salvo ripensamenti, prenderà il posto del Pdl.

I più entusiasti sono i consiglieri regionali Riccardo Chiavaroli e Luca Ricciuti.

“Sono prontissimo a dare il mio contributo alla rinascita di Forza Italia – sottolinea il portavoce del gruppo all’Emiciclo – purché non sia solo un cambio di nome ma un recupero dello spirito del ’94”.

“L’auspicio – aggiunge Chiavaroli – è che si possa finalmente fare quella ‘rivoluzione liberale’ che, a distanza di 17 anni, obiettivamente dobbiamo ancora portare a compimento”.

“Ho fatto il coordinatore provinciale di Fi – ricorda dal canto suo Ricciuti – e non posso che essere affettivamente legato a quella esperienza”.

“Questa ipotesi, però, va legata alla ripresa di protagonismo sul territorio – prosegue – e senza lasciare fuori dai giochi le esigenze del mondo variegato del centrodestra, che è fatto di tante sfaccettature”.

“Se nascerà la nuova Fi, naturalmente, quello sarà il simbolo con il quale correremo alle regionali”, ritiene Ricciuti.

Ci va cauto, invece, il coordinatore regionale pidiellino, il deputato Filippo Piccone: “sarebbe una rivoluzione, quindi va valutata in tutti i suoi aspetti”.

“Il Pdl è nato con la volontà di aggregare più sensibilità in una casa comune a vocazione maggioritaria e quindi non possiamo correre il rischio di perdere per strada gli amici che provengono da Alleanza nazionale”, afferma Piccone.

“Abbiamo iniziato un percorso insieme che ha dato i suoi frutti, pur con tutti i problemi che un grande partito necessariamente si trova ad affrontare – dice ancora il parlamentare – le scelte future non possono non tenere conto di questi aspetti”.

Anche per la senatrice Federica Chiavaroli, “bisogna tornare alle origini” richiamate dal suo omonimo ed ex collega di banco in Consiglio regionale.

“Se la nuova Forza Italia significa tornare a parlare alle categorie che hanno creduto alle riforme liberali, alla valorizzazione del ceto imprenditoriale, insomma, al popolo che ci ha consegnato la guida del Paese più di una volta – spiega – io ci sto”.

“Immagino un partito che possa accogliere anche chi proviene da An – è ancora la Chiavaroli a parlare – e ho testimonianze confortanti in tal senso: il sindaco di Pescara, Luigi Albore Mascia, per esempio, mi ha detto che guarda con favore a questo esperimento”.

Infine è l’assessore regionale al Tursimo Mauro Di Dalmazio a dire la sua: “mi piace l’idea di un grande movimento che tenga insieme moderati, riformisti e liberali e che apra pure ai centristi dell’Udc e di Scelta civica”.

“Il tutto nell’ambito di una federazione di forze alternative alla sinistra – conclude Di Dalmazio – in grado di attrarre persone provenienti dalle più svariate sensibilità”.