TERAMO – Come mai il cambiamento non è ancora avvenuto?
Le trasformazioni che hanno investito il mondo del lavoro, dell’impresa e della politica negli ultimi anni, che hanno finito per disegnare non solo lo spettro di un declino, ma anche una società sempre più rassegnata ed impotente che invoca un rinnovamento strutturale del sistema, portano inevitabilmente a porsi tale interrogativo.
Quesito di cui si è discusso, e a cui si è cercato di dare delle possibili risposte nell’incontro “Dalla crisi alla ricostruzione, il ruolo di una nuova classe dirigente” presso la deliziosa cornice del museo d’Arte dello Splendore a Giulianova (Teramo).
Organizzato da diverse associazioni abruzzesi che hanno l’obiettivo di mettere al centro della loro azione il concorrere alla modernizzazione dell’Abruzzo (Ente Morale Metropoliterra, Giovane Abruzzo 2011, Abruzzo Moderno, Impegno Civico, Pescara Domani) l’iniziativa ha visto, oltre alla presenza di un attento pubblico che ha riempito la sala, la partecipazione di un parterre d’eccezione.
Hanno dato contenuto al dibattito, infatti, l’amministratore delegato Lorien Consulting, Antonio Valente, il direttore Rai Storia, Giovanni Minoli, il direttore del Tg2, Marcello Masi e il presidente della commissione regionale Abi Abruzzo, Dario Pilla.
Sono poi intervenuti il rettore dell’Università di Teramo, Luciano D’Amico e il giudice Aldo Manfredi. Il tutto coordinato dal responsabile della redazione abruzzese del Messaggero, Andrea Taffi, mentre le conclusioni sono state lasciate al consigliere di amministrazione Rai abruzzese Rodolfo De Laurentiis.
Il disastroso quadro nazionale politico, sociale, civile ed economico attuale è stato illustrato ed analizzato da Valente, che ha dimostrato quanto le statistiche parlino chiaro “con ben 43 aziende al giorno che sono costrette a chiudere, dove la disoccupazione giovanile per poco non tocca il 40 per cento, senza tener conto della precarietà dei contratti attuali, dove la classe dirigente è sempre la stessa da decine e decine di anni, e la fiducia nella ripresa si affievolisce sempre di più”.
Lo stesso ha tracciato il profilo della leadership in Italia negli ultimi anni: maschile, anziana, “sempre la stessa”. Il perché di tutto ciò, l’importanza della famiglia di nascita e delle conoscenze, indispensabili per fare politica, intesa come una mera oligarchia che ne rimpiazza un’altra; l’impostazione orizzontale e non verticale del potere e la mancanza sia di una vision condivisa che di un ascensore sociale che agevoli il merito.
Sulla meritocrazia è intervenuto il rettore teramano che ha manifestato la propria intenzione, già approvata con entusiasmo dagli studenti, di garantire un orario universitario diverso, che permetta di studiare fino alle 23 così da agevolare una preparazione volta a una migliore competitività su scala mondiale.
Dopo aver ricordato anche la grande responsabilità delle banche e dell’informazione si è poi passati alla città dell’Aquila, esempio attuale e tangibile di una politica incastrata nella burocrazia, scenario di una ricostruzione che a quattro dal sisma ancora non è cominciata e palcoscenico di un’infinità di amministratori “catalizzatori di attenzione che hanno dimostrato soltanto il fallimento dell’attuale classe politica”.
“Occorre una classe dirigente all’altezza – ha argomentato De Laurentiis come soluzione alla crisi nazionale – far nascere un’azione politica che sia in grado di risolvere tutti questi problemi legati tra loro e di indicare prospettive innovative. Sono necessarie politiche volte all’occupazione per superare la crisi economica e restituire credibilità e reputazione al Paese. Per un cambiamento reale del sistema è indispensabile però essere preparati e disporre di risorse umane di alta qualità che permettano di creare un nuovo rapporto tra cittadini e istituzioni”.
“In tutto questo – ha concluso De Laurentiis – i giovani vanno messi al centro, non devono più essere una generazione di precari. Il lavoro flessibile andrebbe pagato di più; bisogna avere il coraggio di rendere appetibile l’assunzione, tagliare il costo del lavoro per le aziende che intendono investire su di loro”.





