L’AQUILA – “Come finanzieremo il miliardo per L’Aquila? Ne dovremo parlare con i ministeri interessati, in particolare con quello dell’Economia”.
Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri, l’abruzzese Giovanni Legnini, non si sbilancia sul problema dei problemi, quello di dove trovare le risorse per la ricostruzione del capoluogo e del cratere.
Legnini, insieme al collega di governo, ha partecipato stamattina al vertice con il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, da tre giorni in guerra frontale con le massime istituzioni dello Stato dopo che ha riconsegnato la fascia tricolore al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e fatto rimuovere tutti i tricolori dagli edifici comunali.
Un incontro che il parlamentare chietino definisce “positivo ma non conclusivo”, al termine del quale c’è stato l’impegno di “sbloccare subito i fondi pregressi”, quelli stanziati con la delibera Cipe di fine 2012, rendendoli subito disponibili di cassa, e individuare soluzioni per le necessità future.
A partire dalla possibilità di infilare la previsione di spesa nell’ambito della conversione in legge del decreto sulle emergenze, tra cui L’Aquila, approvato come ultimo atto dalla squadra dell’ex premier Mario Monti: “è uno dei ‘veicoli’ che è stato individuato, vedremo”, dice Legnini.
Il miliardo, però, non arriverà attraverso l’introduzione di una accisa sui carburanti, come si fece in occasione dell’abbattimento al 40% delle tasse sospese, né di nuove tasse: “l’esecutivo Letta non ha tra le ipotesi l’aumento della pressione fiscale, di qualunque tipo esso sia, piuttosto c’è l’impegno ad abbassarla”.
Servirà quindi una corsa contro il tempo per reperire i soldi chiesti da Cialente nelle maglie del bilancio statale, ma con una certezza: avendo carattere straordinario e non alimentato attraverso un’entrata certa e ricorrente negli anni, una volta esaurito lo stanziamento la battaglia dovrà ricominciare da capo.
Sempre che l’iter parlamentare non si trasformi in un assalto alla diligenza, viste le tante emergenze nazionali in scadenza (dagli esodati alla cassa integrazione), e il miliardo si possa perdere strada facendo, come accadde in occasione della legge di Stabilità 2013, quando erano state messe in preventivo alcune centinaia di milioni per la ricostruzione dell’Aquila, ma il capitolo venne prosciugato dagli appetiti di deputati e senatori. Pierluigi Biondi



