L’AQUILA – “Come ho detto quando la Cassazione ha bocciato lo spostamento del processo a Campobasso, le decisioni del giudice non si discutono, ma si applicano”.
È sereno Paolo Guidobaldi, avvocato di Livio Bearzi, preside del Convitto nazionale, che oggi è stato rinviato a giudizio dal Giudice per l’udienza preliminare, Marco Billi, con l’accusa di omicidio colposo, disastro colposo e lesioni gravi.
Sereno, ma battagliero, in vista del processo del prossimo 28 gennaio, tanto che, annuncia “chiameremo 450 persone a testimoniare”.
“La responsabilità di un crollo – afferma Guidobaldi – non si può attribuire a due sole persone. Il dirigente scolastico, poi, non ha competenze di spesa e neanche personalità giuridica: si occupa del personale, dell’insegnamento, ma non paga gli stipendi e certamente non si occupa di manutenzione. Insomma, non ha potere se non scolastico: è il vecchio preside, un po’ modificato”.
Quanto alla strategia difensiva e alla mole di persone che ha annunciato di voler chiamare come testimoni della difesa, Guidobaldi spiega che “tante persone non si aspetteranno la chiamata, soprattutto nomi noti. Anche esponenti politici e istituzionali – spiega – che dovranno spiegare tantissime cose a chi di dovere”.
Guidobaldi non vuole polemizzare sulla mancata rimessione del processo al giudice di Campobasso come chiesto nel ricorso presentato alla Suprema Corte. “Avevamo evidenziato – sottolinea semplicemente – un clima difficile all’Aquila: siamo tutti uomini, e forse un terremoto che resterà negli annali tanto sereni non lascia”.
Il legale comunque resta fiducioso. “Sono sempre fiducioso. Anche perché – conclude – la magistratura sta facendo il suo lavoro e non posso che compiacermene”. (alb.or.)



