ROMA – Non accennano a placarsi le polemiche dopo la rielezione di Giorgio Napolitano a presidente della Repubblica, avvenuta a stragrande maggioranza, con 738 voti sui 1.007 “grandi elettori” riuniti in seduta comune alla Camera dei deputati.
Una scelta contestata soprattutto da Movimento 5 Stelle, Sel e Rifondazione comunista, ma anche da una parte dei militanti del Pd, che annunciano battaglia e stanno organizzando manifestazioni un po’ in tutta Italia e anche in Abruzzo.
Una protesta andata in scena già davanti Montecitorio, durante lo scrutinio, con urla e cori: “vergogna”, “buffoni”, “venduti”, le accuse più ricorrenti.
A livello locale il Pd si è spaccato sul nome dell’aquilano Franco Marini, ex presidente del Senato e tra i fondatori del partito, inizialmente indicato come il nome giusto con l’accordo del Pdl.
Una scelta “impallinata” dai franchi tiratori, che nel segreto dell’urna hanno fatto mancare il loro sostegno.
Tra questi la senatrice del Pd Stefania Pezzopane, che ha annunciato su Twitter di aver votato Stefano Rodotà, il candidato proposto da grillini e Sel.
Una scelta che le ha fatto piombare addosso le critiche dei deputati Tommaso Ginoble e Vittoria D’Incecco e del capogruppo in Consiglio regionale, Camillo D’Alessandro. In sua difesa si è schierato il partito aquilano, che ha rivendicato la giustezza del no a Marini: “scelta corretta, che condividiamo”
“Ho visto cose incredibili, gente che applaude la mattina e tradisce il pomeriggio”, ha scritto D’Alessandro in una nota al vetriolo.
La D’Incecco ha rincarato la dose: “chi ha tradito ha gettato fango su due personalità di grande valore come Franco Marini e Romano Prodi“.
Immediata la replica della Pezzopane: “avevo annunciato ai dirigenti locali e nazionali quale fosse la mia intenzione di voto, peraltro manifestata da tempo, e ho sperato fino all’ultimo che, ascoltando il malessere montato nella notte e che aveva coinvolto segretari regionali, provinciali e di circolo, il Pd prendesse una pausa di riflessione, magari votando scheda bianca ed evitando la bocciatura immediata di Marini”.
“Hanno fatto tutti finta di niente, che andasse tutto bene, come spesso accade – ha aggiunto – Facciamo finta che siamo d’accordo, facciamo finta che abbiamo vinto le elezioni, facciamo finta che siamo uniti. E intanto perdiamo i nostri elettori, che davvero non riescono a capire perché dopo aver detto per 50 giorni no al governassimo, sì al governo con Grillo, quando siamo ad un passo dal farlo, votando Rodotà e costruendo un governo di cambiamento, ci tiriamo indietro per accordarci con Silvio Berlusconi, Antonio Razzi e Paola Pelino“.
Una posizione contestata anche sull’altro fronte: “l’esito del voto è la dimostrazione che a sinistra la fazione ha la meglio sulla Nazione”, dice ad AbruzzoWeb Fabrizio Di Stefano, deputato e vice coordinatore del Pdl abruzzese.
“Avevamo la possibilità di mandare un abruzzese sul Colle – sottolinea Di Stefano – e sarebbe stata la garanzia che la tragedia dell’Aquila fosse presente nell’agenda di qualsiasi governo, ma la classe politica non sa fare squadra”.
“La decisione della Pezzopane sta a testimoniare che la vicenda del terremoto serve solo per operazioni di facciata o di natura elettorale”, prosegue Di Stefano.
“Alla fine, dopo 60 giorni siamo giunti alla soluzione che avevamo ipotizzato noi 48 ore dopo la chiusura delle urne: un presidente di garanzia per un governo istituzionale”, conclude Di Stefano.
Per l’altra senatrice aquilana, Enza Blundo, del M5S, raggiunta telefonicamente durante un’infuocata conferenza stampa dei gruppi parlamentari grillini a Roma, “con il voto a Napolitano si è tradito il Paese” e comunica che sarà presente alla manifestazione di oggi alle 15 in piazza Santi Apostoli nella Capitale.
Chi a Roma ci è già stato ieri per protestare c’è il capogruppo di Rifondazione all’Emiciclo, Maurizio Acerbo: “sono andato con la bandiera rossa, insieme a quelle del M5S e del partito pirata, sono stato benissimo”.
E intanto oggi la protesta della sinistra si è spostata Pescara, in piazza Sacro Cuore, dove a centinaia si sono ritrovati, come ha scritto Acerbo su Facebook per “difendere la Costituzione contro il regime bipartisan. No all’inciucio, tutti uniti con Rodotà presidente”.
CENTINAIA A MANIFESTAZIONE PESCARA
Alcune centinaia di persone hanno partecipato nel pomeriggio a Pescara alla manifestazione pacifica, organizzata tra gli altri dal Movimento 5 stelle, dal Prc e dalla sinistra radicale per dire “no all’inciucio di regime e sì alla Costituzione”, alla luce di quanto accaduto per l’elezione del capo dello Stato.
In piazza, nel centro adriatico, nonostante la pioggia, tra bandiere, striscioni e slogan, c’erano il deputato abruzzese Gianluca Vacca (M5S), i gruppi del Movimento di tutte le città abruzzesi, esponenti politici locali e associazioni di vario genere, insieme a cittadini di ogni età.
“Il grande inciucio Pd-Pdl – hanno affermato i promotori della manifestazione – è un fatto grave: mai nella storia repubblicana c’era stato un mandato bis. La volonta dei cittadini viene vanificata nelle stanze del potere. C’è un gruppo di persone che sta portando questo paese volutamente allo sbando e assisteremo a tanti colpi di mano, di cui l’elezione di Napolitano è solo il primo passo. Ci aspettano anni terribili, peggiori di quelli da cui usciamo”.
“Se fanno davvero un governo Letta o Amato continueranno con la strada della macelleria sociale e – hanno concluso – non sappiamo davvero cos’altro possano toglierci”.
GIOVANI DEMOCRATICI TERAMO SI AUTOSOSPENDONO DAL PD
I Giovani democratici della provincia di Teramo si autosospendono dagli incarichi ricoperti nel Pd per quelle che definiscono le “varie scelte scellerate della dirigenza del partito e in particolare dopo l’ultima, quella che porterà alla costruzione di un nuovo governo di larghe intese”.
Lo affermano i vertici dei Gd teramani sottolineando che “difficilmente riusciamo a riconoscerci nel Pd e nella sua classe dirigente”.
“Vergogna è il sentimento che in questi giorni abbiamo provato di fronte al comportamento dei dirigenti del Partito democratico – affermano – mentre il Paese è attraversato da una crisi economica di cui non si sembra intravedere la fine la dirigenza nazionale del Pd sembra sorda di fronte alle richieste dei cittadini e si è persa in decisioni inappropriate, scaturite da vecchie e becere logiche partitiche, che gli elettori hanno chiaramente bocciato il 24 e 25 febbraio scorso”.
Nel ripercorrere le tappe che hanno portato all’elezione di Napolitano, i Giovani democratici parlano di “un fallimento totale della dirigenza del nostro partito, che avrà effetti devastanti sulla pelle dei cittadini”.
“Non ci vergogniamo soltanto per il fatto che ormai non c’è più un Pd e perché abbiamo perso la fiducia di milioni di cittadini che non ce la daranno più – affermano – ci vergogniamo soprattutto perché la nostra intera classe dirigente ha nuovamente scelto l’autoconservazione al rinnovamento, riconsegnando le chiavi del Paese a Berlusconi e facendo scontare gli effetti di questa scellerata scelta a noi cittadini”.





