L’AQUILA – Caricati di speranze poi disattese, e infine, come se non bastasse, addirittura beffati.
La tentata truffa sui cosiddetti “fondi Giovanardi” ha lasciato dietro di sé tante incognite sulle quali la magistratura sta cercando di fare luce, ma anche molta rabbia e amarezza in chi si era aggrappato a quel progetto con la speranza di poter lavorare, investendo tempo ed energie.
Come la più assurda delle prese in giro, a quelle stesse persone sono stati richiesti i soldi per le spese di costituzione delle cooperative (una quindicina) attraverso le quali presentare domanda di accesso a quei 12 milioni, poi diventati 9, messi a disposizione dopo il sisma del 2009, dal governo di Silvio Berlusconi attraverso l’allora sottosegretario alla Famiglia Carlo Giovanardi.
Fondi al centro del processo che vede come imputati Gianfranco Cavaliere e Fabrizio Traversi, accusati di tentata truffa: secondo la Procura dell’Aquila i due avrebbero promosso la costituzione della Fondazione “Abruzzo solidarietà e sviluppo Onlus” (ritenuta vicina alla Curia) e di altre associazioni e fondazioni, raggirando soggetti privati e istituzionali “mediante mendaci informazioni circa le finalità della Fondazione stessa”.
Nell’ambito dello stesso procedimento è stato condannato alla pena di un anno per falso il sindaco di San Demetrio ne’ Vestini (L’Aquila), Silvano Cappelli, che aveva chiesto il rito abbreviato.
Adesso, oltre al danno c’è un’assurda beffa per le circa 70 persone, soprattutto giovani, aquilani e non, che dovranno cacciare di tasca loro dai 150 ai 200 euro poiché risultano soci fondatori di quelle cooperative.
La maggior parte di loro era senza lavoro due anni fa (il bando è stato emanato nel marzo 2011), molti senza lavoro ancora oggi. In questi tempi di crisi economica, 200 euro non sono affatto poca cosa. Se a questo si aggiunge il pensiero di poter essere stati al centro di un raggiro, rancore e delusione aumentano esponenzialmente.
“Tutti sapevano che c’erano delle spese per il capitale sociale – spiega qualcuno di loro – ma la sensazione che si aveva durante gli incontri era che quelle spese sarebbero state coperte una volta presi i fondi”.
A qualcuno la richiesta di pagamento è arrivata già mesi fa e c’è chi ha preferito pagare subito per chiudere definitivamente il capitolo. Anche chi ha deciso di sciogliere la società, ha dovuto comunque sborsare soldi.
Qualche cooperativa ha preferito continuare a esistere e tentare di accedere ad altri finanziamenti, visto che le risorse ‘Giovanardi’ sono ancora congelate.
Stando ad alcune voci, il vescovo ausiliare dell’Aquila monsignor Giovanni D’Ercole, tempo fa avrebbe fatto una donazione per saldare le spese notarili relative alla costituzione delle società.
I fondi per il sociale, intanto, sono bloccati in attesa del pronunciamento del Consiglio di Stato sul ricorso presentato dal Comune dell’Aquila.
Al bando hanno partecipato Comune dell’Aquila, con un solo progetto approvato su cinque, e altri municipi del “cratere”.
La graduatoria finale è stata contestata dall’amministrazione del capoluogo abruzzese che ha inoltrato un ricorso al Tar.



