L’AQUILA – Ha chiesto un risarcimento record da 500 mila euro, il professore dell’Università dell’Aquila Sergio Tiberti, che oggi si è costituito parte civile nell’ambito del processo per diffamazione aggravata alla direttrice del dipartimento di Medicina clinica, la professoressa Maria Grazia Cifone.

Nella prima udienza dibattimentale c’è stato subito uno slittamento per l’assenza del giudice che si occupa di questo procedimento, Giuseppe Grieco. Di qui il rinvio al prossimo 22 ottobre.

Nell’udienza di oggi era assente anche l’imputata Cifone. Tra i presenti, chiamati come testimoni, il rettore uscente Ferdinando Di Orio e il responsabile del settore reti e sicurezza dell’Ateneo, Claudio Rossi, arrivati insieme, quest’ultimo chiamato a dimostrare che la email da cui si è originata la querela è arrivata a numerosi destinatari.

La causa rientra in una vicenda complessiva più grande, la guerra tra gruppi in atto nell’Ateneo per la successione a Di Orio, al passo di addio dopo 9 anni di mandato di cui 2 di proroga. Le elezioni sono previste entro giugno e il clima è incandescente, la tensione altissima.

Tiberti è tra i principali esponenti della feroce opposizione alla governance attuale, nonché nemico personale di Di Orio, del quale la Cifone è invece fedelissima, oltre a essere una delle principali candidate a subentrare al suo posto come rettore.

Il docente di Igiene ha denunciato Di Orio per concussione e lo ha incalzato nella vicenda degli affitti gonfiati per ricollocare le facoltà, due vicende in cui per Di Orio è arrivata rispettivamente la richiesta di rinvio a giudizio a Roma e la fissazione del processo all’Aquila. Inoltre il rettore è già rinviato a giudizio anche per diffamazione nei confronti di Tiberti.

Quanto alla causa con la Cifone, la vicenda prende le mosse da una email dell’allora preside della facoltà di Medicina, inviata, oltre che al querelante, anche al Consiglio di amministrazione e al Senato accademico il 23 giugno 2011.

Tiberti veniva tacciato di “patetici e continui tentativi di infettare il nostro sistema” e di essere autore “di clamorosi buchi nell’acqua” e di “buffonate”.

Per la difesa, curata dall’avvocato Antonio Valentini, nessuna diffamazione ma solo l’intento di “chiarire definitivamente una annosa e penosa vicenda”.

Al termine delle indagini preliminari, il decreto di citazione diretta a giudizio del pubblico ministero aquilano Roberta D’Avolio, accolto dal giudice Giuseppe Romano Gargarella che ha fissato l’udienza a oggi, prima dello slittamento.

Dopo l’udienza di oggi, Tiberti ha affermato che “devolverò il risarcimento all’Università e in particolare agli studenti di Odontoiatria e tecnici della prevenzione per cominciare a recuperare un’immagine che, con la gestione-Di Orio, ha toccato il fondo. Un’ex preside che diffama un autorevole docente non misembra molto edificante”.

Nelle prime fasi il prof aveva minacciato addirittura di chiedere 1 milione di euro, alla fine è sceso a metà della somma.