Questa la relazione che Filiberto Cicchetti ha scritto ai suoi colleghi dell’Ance.
“Care amiche e cari amici costruttori,
nessuno di noi avrebbe mai voluto aprire quest’assemblea nel clima che c’è nel nostro territorio, nella nostra città e nella nostra provincia, in quest’associazione e, permettetemi, in molti di noi. Come tutti ormai sapete, ho già preannunciato da ieri le mie irrevocabili dimissioni da Presidente di Ance L’Aquila.
È stata una decisione sofferta sul piano personale, non v’è dubbio, ma necessaria per il bene futuro dell’Ance e delle Imprese associate, dopo un periodo di tensioni interne. La mia decisione vuole concorrere a ristabilire un clima di serenità per consentire la più ampia partecipazione di tutti i costruttori associati, soprattutto di quanti ritengono di poter dare un contributo propositivo per la crescita dell’Associazione stessa, dei suoi Organismi dirigenti e, quindi, della categoria.
Ringrazio sentitamente tutti i colleghi del direttivo, della Giunta per la collaborazione che hanno dato alla mia persona, per il lavoro svolto, con dignità, capacità competente e disinteressata. Parimenti ringrazio con gratitudine il direttore e tutto il personale della nostra associazione. Estendo il mio doveroso ringraziamento (consentitemi questa citazione personale) anche a quei colleghi che anche nel corso dell’incontro informale di qualche sera fa hanno insistito perché desistessi dal proposito di dimettermi in un momento così delicato e impegnativo per la categoria.
Con questa premessa, ho praticamente rassegnato, anche dal punto di vista formale, le mie irrevocabili dimissioni da Presidente dell’Associazione Provinciale Costruttori Edili, carica alla quale ero stato eletto dalla precedente Assemblea, che ringrazio ancora una volta per la fiducia in quella sede accordatami e che ho cercato di onorare.
Care amiche e cari amici costruttori, a questo punto debbo dirvi che avevamo predisposto una dettagliata relazione per darvi conto, rispettosamente, delle attività che abbiamo potato avanti in questo ultimo anno e delle prospettive programmatiche per il prossimo futuro della nostra Associazione.
La situazione che si è determinata in queste ultime ore mi porta solo a farvi notare che il tema di quella relazione, considerava, sia pure in diversi passaggi, la necessità di salvaguardare la coesione associativa.
Però vorrei che oggi ragionassimo, comunque, sui temi che vanno dall’adesso in poi.
Quello che si è fatto, in generale, da quel 6 aprile, cioè in questi diciotto mesi, dall’emergenza all’inizio della tentennante ricostruzione, è il risultato, certo non per colpa nostra, sicuramente anche di incertezze, di errori, di valutazioni non sempre tempestive, di normative non chiare e spesso contraddittorie emanate dalle istituzioni di riferimento.
È il risultato di “aspetta vediamo”, “deve uscire quest’altra ordinanza”, “non è compito nostro” e via dicendo.
Insomma abbiamo vissuto e viviamo una situazione drammatica. Tuttavia come Associazione “abbiamo fatto“. E non è cosa di poco conto. Perché noi siamo sempre stati qui. Chiedo scusa dell’immodestia.
Sarebbe, credo, un grave errore in questo momento non avere la lucidità di superare eventuali problemi che possono essere tali perché visti magari solo dalla parte del singolo, prescindendo dall’insieme degli interessi collettivi. Ora dobbiamo invece cercare soluzioni lungimiranti, che proiettino tutta l’Associazione nei prossimi anni, che garantiscano lavoro alle nostre imprese, che riattivino l’economia del territorio, che contribuiscano alla rinascita dell’Aquila e dei centri storici del così detto cratere sismico.
Se malauguratamente ora avessimo come unico obiettivo la sola convenienza del momento, ci caricheremmo sulle spalle la colpa di negare il futuro ai giovani, ai nostri figli, alle nostre imprese, alla nostra città-territorio. Altrettanto pericoloso e asfittico è pensare da soli. Perciò è fondamentale, da parte della Regione e dei Comuni, la ricerca di collaborazioni, importanti e qualificate, che superino anche, quando serva, il nostro territorio.
Adesso, sì, servono freddezza, lungimiranza, alta capacità professionale. Ma questo non vale solo per noi, ma soprattutto per le istituzioni, per i politici, per gli amministratori comunali ai quali dovremmo far capire, una volta per tutte, che le polemiche tra i rappresentanti istituzionali, tra gli esponenti dei partiti, degli enti amministrativi e tra politici in genere che si rimbalzano accuse e responsabilità sul non fatto o su quello fatto male, ovviamente non ci interessano perché non è così che si risolvono i problemi.
Se abbiamo bisogno cerchiamo il buon ingegnere, il bravo architetto, il bravo…..che so io. Ecco dunque un altro obiettivo per il nostro futuro: far capire che siamo buone imprese che lavorano perché siamo bravi, perché abbiamo una professionalità elevata “non solo perché siamo aquilani”.
Ance L’Aquila, quindi, deve guardare alto. E verso il futuro.
Care colleghe e cari colleghi, questa premessa era necessaria per sottolineare la necessità di tornare ad analizzare l’attuale realtà aquilana, partendo da una riflessione seria sulla ricostruzione, su ciò che serve davvero alla città, ai centri del così detto cratere sismico, all’intera provincia aquilana, al mondo dell’imprenditoria edile.
Che il 2010 sarebbe stato un anno delicato si sapeva. Oggi il sistema economico è alla resa dei conti. Per questo penso si debbano affilare le armi, per rendere ancora più forte la battaglia che stiamo conducendo. Per avere risultati concreti Ance L’Aquila deve continuare ad alzare la voce. Con toni sufficientemente alti dobbiamo continuare a lottare tutti insieme, all’unisono. Avere una sola voce è la nostra unica arma, senza la quale daremmo solo vita ad interventi sterili.
In ogni caso è altrettanto importante che anche i costruttori prendano coscienza del fatto che i risultati si ottengono attraverso battaglie portate avanti unitariamente dal nostro sistema associativo, che va messo nella condizione di operare d’intesa e di concerto con le associazioni di altre categorie parallele e con le associazioni sindacali.
Le iniziative isolate – siano esse costituite da incontri riservati con amministratori o politici, oppure da esternazioni, pur se legittime, sui mezzi di informazione – alla fine lasciano il tempo che trovano. Le forme di protagonismo (anche se lecitamente espresse) nella realtà rompono il lavoro unitario e come tali potrebbero costituire, è una mia personale opinione, un danno per la nostra categoria.
Fatto salvo il principio che nella vita pubblica, quindi anche nelle forme associative, la dialettica interna, o critica costruttiva se volete, è indice di sana democrazia (tema molto ricorrente nel mondo politico in questi giorni), va ribadito (senza voler dare lezioni di sorta a chicchessia) che l’unità non è un concetto astratto poiché si concretizza in atti.
L’unità è una realtà indispensabile in tutte le associazioni imprenditoriali di categoria, compresa la nostra. Lo stare insieme rende tutti più forti. Per questo rinnovo a tutti l’invito alla coesione, per rafforzare e condividere il progetto futuro della nostra Associazione, che è in divenire, nell’ambito del quale c’e’ spazio per progetti ed idee innovative che ognuno di noi è libero di esprimere. Ci mancherebbe altro.
Cari Colleghi, vi ho parlato senza retorica ma, come si dice, col cuore in mano, nella maniera più semplice possibile.
Tutti siamo coscienti che siamo in periodo straordinario e quindi vanno assunte decisioni straordinarie nella organizzazione delle nostre imprese e anche della nostra Associazione.
Possiamo sicuramente guardare al futuro, anche per la nostra Associazione con un certo ottimismo perché le risorse sono aumentate nel corso del 2010 e, sono destinate ad aumentare ancora e ciò ci permette di implementare le attività.
Concludo ripetendo invito all’unità associativa e alla coesione tra gli stessi soci. Non è un invito casuale, poiché siamo in presenza di qualche dissenso a buon diritto espresso.
La dialettica interna, ho detto poco prima, non deve meravigliare né va sottovalutata perché oltre a racchiudere idee e proposte, è indice di sana democrazia. L’Associazione è di tutti noi. E tutti i soci hanno il diritto di manifestare idee, consensi e, se occorre, anche dissensi liberamente e democraticamente espressi.
Per questo non abbiamo risposto, volutamente, alle critiche e ad un certo tipo di rilievi. Ognuno ha il proprio stile ma il nostro comportamento è derivato dal considerare il dissenso come un libero e legittimo sfogo di proposta. Cioè come una diversità di opinioni tendenti a migliorare l’assetto organizzativo degli organismi di rappresentanza dell’Associazione.
Voglio concludere ripetendo ancora una volta che, al di là delle persone che la rappresentano, non abbiamo il diritto di mettere in crisi l’Associazione soprattutto in un momento in cui la nostra coesione deve essere salvaguardia non degli interessi del singolo ma del benessere di tutte le imprese della nostra gloriosa Associazione.
L’importante è rimanere uniti e perciò non ci possiamo permettere di rompere una tradizione e un’armonia operativa costruite dai nostri predecessori in oltre 60 anni di onorata attività.
Grazie per avermi ascoltato”.






