L’AQUILA – “Quando ho aperto la portiera della Opel Zafira il vetro è andato in frantumi. All’interno dell’auto c’era la donna immobile. Non l’ho toccata né spostata da lì, perché ho capito che non c’era più nulla da fare”.

All’indomani del duplice omicidio dell’Aquila, a parlare è il primo soccorritore di Orjeta Boshti, la donna albanese uccisa ieri nel piazzale esterno del supermercato Md a Bazzano (L’Aquila) dall’ex marito Burhan Kapplani, che ha freddato anche il suo compagno Shpetin Hana.

“Ho sentito degli spari, credevo fossero dei botti di Capodanno – racconta – poi ho visto la gente terrorizzata accalcarsi all’ingresso del supermercato, c’erano anche dei bambini che fortunatamente non si erano resi conto di cosa fosse successo. Sono uscito nel piazzale e quando ho visto il cadavere dell’uomo riverso a terra, ho capito tutto”.
 
“C’era una donna che urlava in una lingua che, immagino, fosse albanese. Poi ho capito che era la mamma della vittima. Ho cercato di calmarla, ma era sotto shock e continuava a ripetere in un italiano che faticavo a comprendere che c’erano quattro bambini in pericolo – prosegue  il testimone – Forse la donna temeva che l’assassino, dopo aver freddato la ex moglie, si stesse dirigendo a uccidere anche i suoi figli. Poi un carabiniere in borghese ha dato l’allarme”.