L’AQUILA – C’è il pericolo, concreto, di una mazzata da oltre 20 milioni di euro per le casse della Regione Abruzzo a causa dei ricorsi presentati da moltissimi dipendenti, cui si aggiungono quelli già depositati dai precari per un altro milione, con rischio default per l’ente.
Una spallata al risanamento messo in atto in Regione che rischia di vanificare gli sforzi compiuti nel campo della sanità e del taglio di aziende ed enti strumentali.
L’allarme viene lanciato nella relazione allegata a una delibera di Giunta regionale di fine anno con la quale si istituisce il tavolo tecnico di lavoro sul contenzioso in materia di Retribuzione indivuiduale di anzianità (Ria).
Si tratta di un’indennità aggiuntiva allo stipendio che il dipendente porta con sé dagli enti in cui prestava precedentemente servizio. Il tutto nasce da una norma, approvata nel novembre 2008, in piena zona Cesarini della legislatura di Ottaviano Del Turco, con la quale venne stabilita, in maniera anomala, la perequazione verso l’alto del trattamento economico rispetto a quello spettante ai lavoratori con l’indennità più sostanziosa: gli ex segretari comunali assunti dalla Regione con il corso-concorso del 1989.
All’epoca la Giunta, guidata dal vice presidente Enrico Paolini per i guai giudiziari di Del Turco, per mano dell’assessore competente Giovanni D’Amico propose la legge e il Consiglio approvò, facendo gridare allo scandalo. L’esecutivo in seguito comprese il reale portato finanziario della norma, quindi provò a fare marcia indietro ma, complice la scadenza del mandato e le elezioni alle porte, l’assemblea dell’Emiciclo non votò la revoca, che riguardava un migliaio di dipendenti regionali.
Durante l’attuale consiliatura, su proposta dell’assessore al Personale Federica Carpineta, la legge è stata abrogata, ma intanto la frittata era già stata fatta.
Infatti le prime 35 sentenze già eseguite hanno comportato un esborso di 1.171.000.000 euro, ma il grosso del maxi-contenzioso deve ancora arrivare e la stima parla, appunto, di poco meno di 16 milioni di euro necessari per fare fronte alle richieste presentate ai giudici del lavoro dell’Aquila e di Pescara più gli oneri riflessi a carico del datore di lavoro, pari a 5,6 milioni.
In tutto sono 1.111 i tentativi di conciliazione esperiti, cui hanno fatto seguito 801 ricorsi: 706 dal personale di categoria e 95 dai dirigenti.
Per questo la Regione sta cercando di correre ai ripari e ha istituito un tavolo tecnico per proporre una transazione ai sindacati e scongiurare il dissanguamento delle finanze abruzzesi, come si legge nella relazione predisposta dalla direzione del Personale.
Difficile, però, che i dipendenti si accontentino del 50 o del 30 per cento di quanto gli verrebbe riconosciuto, anche in virtù del precedente favorevole ai ricorrenti che si sono visti attribuire per intero la Ria pregressa.
Un precedente tentativo di accordo bonario, fatto nel 2011, infatti, ha già fatto registrare una fumata nera, per l’inconciliabilità delle posizioni delle parti.
Ma c’è un altro aspetto della vicenda da non sottovalutare: una volta vinta la causa, per ogni singolo assunto l’indennità aggiuntiva diventa fissa, con il conseguente aumento delle spese annue del personale.
Un quadro nerissimo per la Regione, tanto che nella relazione si sottolinea “la drammatica ricaduta sulle finanze” e “l’impossibilità economica dell’ente di sostenere l’impatto della problematica”, per cui si “prospetterebbe una situazione di default”.
Dopo aver ripianato i conti della sanità, quindi, la Regione si troverebbe nella necessità di dover mettere mano a un nuovo buco e dovrebbe trovare il modo per recuperare oltre 20 milioni, se non di più, praticamente la metà delle risorse messe a disposizione per l’abbattimento delle tasse regionali.
IN UNA RELAZIONE DELLA GIUNTA LA MAZZATA IN ARRIVO, E' RISCHIO DEFAULT
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Intanto...
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