L’AQUILA – Sarà la prof Gabriella Mulas, docente del Politecnico di Milano, il perito incaricato dal tribunale dell’Aquila di scoprire le cause del crollo di un edificio in via D’Annunzio all’Aquila, dove morirono 13 persone la notte del 6 aprile 2009.
Il filone rientra nella maxi inchiesta sui crolli aperta dalla procura della Repubblica del capoluogo dopo il sisma, in particolare due sono gli imputati per omicidio colposo plurimo e lesioni, Fabrizio Cimino e Fernando Melaragno, entrambi chiamati in causa per presunti errori nella ristrutturazione del palazzo del 2002.
Quello della Mulas è un nome pesante perché è stata lei l’autrice della perizia di 1.300 pagine (e per questo rinominata “maxi”) relativa al crollo della Casa dello studente, un altro filone tra i più importanti dell’inchiesta.
Un documento chiave che è servito a dirimere i dubbi, tanto che in quel processo, sulla scorta della perizia, in alcuni casi il pubblico ministero Fabio Picuti ha fatto dei passi indietro rispetto alle accuse iniziali, chiedendo assoluzioni e non luogo a procedere per alcuni degli 11 imputati.
Lo scorso ottobre, al termine della sua ultima udienza, in cui aveva spiegato con indicazioni precise e anche crude (ma eloquenti) in che modo e per quali responsabilità avevano perso la vita alcune delle vittime, la Mulas aveva affermato: “Ultima volta all’Aquila? Meglio non dirlo…”. È stata profetica.
Il giudice Giuseppe Grieco, che ne aveva già tessuto le lodi per il lavoro svolto sulle macerie della struttura studentesca di via XX settembre, l’ha chiamata anche per via D’Annunzio.
“Sono onorata della fiducia che mi è stata accordata – dichiara la prof ad AbruzzoWeb – L’incarico si presenta molto più limitato di quello della Casa dello studente, altrimenti non lo avrei accettato, sarebbe troppo pesante, anche se ovviamente la responsabilità è sempre alta”.
Già fissata anche la data del grande ritorno per le prime operazioni peritali: il 5 marzo.
Due gli imputati di questo filone, l’ingegnere aquilano Fabrizio Cimino, 50 anni, e Fernando Melaragno, 63, molisano di Forlì del Sannio (Isernia).
Alla base dell’accusa la perizia del pubblico ministero Fabio Picuti, in cui il consulente dell’accusa sostiene che il palazzo, essendo stato realizzato in cemento armato, non sarebbe dovuto implodere dopo il sisma ma avrebbe dovuto comunque resistere, come è avvenuto per altri edifici anche molto più vecchi.
In particolare, sotto la lente di ingrandimento sono finiti i lavori manutenzione del 2002. Ai due imputati si contestano la mancata esecuzione di prove di carico e la mancata valutazione di adeguatezza statica e sismica dell’intero edificio situato in zona Villa comunale.
Le ricostruzioni di Picuti, tuttavia, sono contestate dal consulente di parte della difesa, Franco Braga, docente di ingegneria a Roma e sottosegretario all’Agricoltura nel governo Monti.
Secondo il luminare nel campo delle costruzioni in aree sismiche, nulla di omissivo può essere imputato ai due imputati.
Per Braga i lavori eseguiti dagli imputati erano relativi alla protezione di 8 dei 36 pilastri dell’edificio per i quali non occorrevano nuovi calcoli strutturali.
Sotto processo c’è anche un anziano imputato, Filippo Impicciatore, 81 anni di Perano (Chieti), che si è occupato della costruzione originaria nel 1961, mentre gli altri costruttori sono deceduti.
A causa della sua attuale residenza in Venezuela, per non rallentare troppo il processo la sua posizione è stata tuttavia stralciata: il suo procedimento proseguirà separatamente con un giudice diverso, prima udienza il 28 gennaio 2013.






