L’AQUILA – Acque agitate nel centrodestra in Regione che, a un anno dalla fine della legislatura, potrebbe conoscere una nuova crisi dopo quella che portò al rimpasto di Giunta del gennaio 2011.
In una lettera inviata dal consigliere del Popolo della libertà Walter Di Bastiano al governatore, Gianni Chiodi, agli assessori e ai colleghi di maggioranza, si sottolineano anomalie e problemi politici irrisolti.
A cominciare dalla presenza, nell’esecutivo, di tre componenti su dieci “non eletti dagli abruzzesi”: il riferimento è a Federica Carpineta e Mauro Di Dalmazio, esterni, e a Gianfranco Giuliante, entrato all’Emiciclo grazie al listino bloccato.
“Una netta incongruenza – scrive Di Bastiano – nell’ottica dell’attuale riduzione, tanto a livello nazionale quanto a quello locale, della spesa pubblica”.
“Non possiamo più, neppure, continuare a ignorare il fatto che, all’interno dell’esecutivo e del gruppo di maggioranza, non tutti hanno dimostrato fedeltà alla squadra, né coerenza con le proprie scelte – aggiunge – chi orientandosi verso nuovi movimenti politici, chi attaccando, più volte e pubblicamente, la politica regionale”.
Al contrario di “quei consiglieri che, invece, hanno sempre continuato a fare gioco di squadra” e che, nonostante ciò, “non solo non hanno avuto alcun riconoscimento del proprio ruolo, del lavoro svolto e degli obiettivi raggiunti, ma si sono trovati, loro malgrado, nella condizione di dover sostenere e supportare scelte a volte non condivise che hanno avuto il pesantissimo effetto di ridurre il consenso di cui precedentemente godevano sul territorio”.
Quindi Di Bastiano passa a un affondo rivolto direttamente a Chiodi: “hai svolto in maniera impeccabile il tuo ruolo di commissario ad acta della sanità, ma meno bene quello di presidente della Regione Abruzzo. Non condividendo con la tua maggioranza alcuna scelta, hai messo noi nella difficile posizione di difendere, di fronte ai nostri elettori le inevitabili decisioni che abbiamo dovuto prendere”.
“A breve ci verrà chiesto un ulteriore contributo per la riuscita degli importanti appuntamenti che vediamo profilarsi all’orizzonte – passa a spiegare il consigliere – la riorganizzazione del nostro partito e una campagna elettorale nazionale più dura che mai. Se a questo clima di sfiducia e instabilità si aggiunge l’incertezza dovuta alle voci, sempre più insistenti, che, sebbene smentite, continuano a parlare della candidatura, data quasi per certa, al Parlamento, il quadro è completo”.
“Siamo arrivati a un punto di svolta e non si può continuare ad ignorare il fatto che, per rimetterci in gioco, è assolutamente necessario fare chiarezza”, conclude Di Bastiano, probabilmente rappresentando il malumore anche di altri consiglieri “peones” che chiedono visibilità in vista della scadenza elettorale per le regionali.
La richiesta, in pratica, è di mettere in atto quella rimodulazione di Giunta prevista a metà mandato e poi sempre rinviata per volere dello stesso Chiodi, interessato a non alterare gli equilibri interni ed evitare fibrillazioni in maggioranza.
IL TESTO INTEGRALE DELLA LETTERA
Caro Gianni,
a lungo ho riflettuto sugli eventi che hanno caratterizzato la vita politica della nostra Regione negli ultimi mesi e mi sono convinto, ascoltando attentamente le “voci di corridoio” che circolano nelle stanze del Consiglio Regionale, che sia arrivato il momento, adesso, dopo quasi 4 anni di Governo e a meno di un anno dall’appuntamento elettorale che ci vedrà nuovamente protagonisti, che i nodi vengano al pettine.
È innegabile che, fin dall’inizio della IX legislatura, i Consiglieri di questa maggioranza abbiano sempre sostenuto il Presidente e la sua Giunta. A tutti fu chiesto, allora, di fare “gioco di squadra” ed a me così come agli altri, più abituati all’autocritica, che all’autocelebrazione, è parso giusto, in quel momento, dare massima fiducia al tuo esecutivo ed al partito, rassicurati dalla promessa che, a circa metà del mandato, la nostra squadra avrebbe valutato l’operato fin lì svolto e si sarebbe provveduto a correggere la rotta, ove si fossero riscontrati problemi nel governo del territorio.
Questa valutazione di merito non è mai stata fatta!
È vero che, all’inizio del 2011, sono stati nominati due nuovi Assessori Regionali, ma non dobbiamo dimenticare che le ragioni, a tutti note, che hanno portato alla loro designazione non possono essere certamente paragonate a quella che avrebbe dovuto essere una chiara scelta politica, un atto ben ponderato.
A seguito di quella (non) riorganizzazione, la nostra Giunta Regionale, da allora, è composta per ben il 30% da Assessori non eletti dagli abruzzesi. Una netta incongruenza, nell’ottica dell’attuale riduzione, tanto a livello nazionale, quanto a quello locale, della spesa pubblica, rispetto alla nuova Legge Elettorale regionale, che stiamo per votare e che prevederà l’abolizione del cosiddetto listino e, più in generale, in merito alla nostra politica ed alle nostre scelte di Governo.
Dunque, quel rinnovamento che avrebbe dovuto essere fisiologico, è diventato patologico; ciò che avrebbe dovuto essere indice di una sana fisiologia per il Governo della nostra amata Regione, si è trasformato nel sintomo di un’insana patologia. La distorsione di questo meccanismo, per di più, ha avuto come ulteriore effetto un netto squilibrio nell’amministrazione del territorio regionale, in seguito al quale alcune zone hanno potuto godere di molta attenzione, di maggiori riconoscimenti e dell’assegnazione di più grandi risorse, rispetto ad altre aree.
Non possiamo, neppure, più continuare ad ignorare il fatto che, all’interno dell’esecutivo e del gruppo di maggioranza, non tutti hanno dimostrato fedeltà alla squadra, né coerenza con le proprie scelte, chi orientandosi verso nuovi movimenti politici, chi attaccando, più volte e pubblicamente, la politica regionale. Quei Consiglieri che, invece, hanno, sempre, continuato a fare gioco di squadra, non solo non hanno avuto alcun riconoscimento del proprio ruolo, del lavoro svolto e degli obiettivi raggiunti, ma si sono trovati, loro malgrado, nella condizione di dover sostenere e supportare scelte, a volte, non condivise, che hanno avuto il pesantissimo effetto di ridurre il consenso di cui precedentemente godevano sul territorio.
Se, da un lato, votando la chiusura di alcune agenzie, noi abbiamo risposto, tanto efficacemente quanto efficientemente, ad una precisa richiesta di rigore che, tuttora, ci viene fatta dall’Europa e dal Governo nazionale, dall’altra parte, è pur vero che non siamo stati in grado di comunicare ai nostri elettori, con altrettanta abilità, le ragioni alla base delle nostre, impopolari, scelte. La confusione dei ruoli nata dalla sovrapposizione degli incarichi di Presidente della Regione, Commissario ad acta per la Sanità e di Commissario alla Ricostruzione non ha certamente giovato alla nostra causa.
Da esperto in sanità, non posso non portare alla tua attenzione la questione del Piano di Rientro del deficit della Sanità regionale che tutti noi abbiamo votato e grazie al quale, te ne rendo merito, l’Abruzzo è rientrato nel novero delle Regioni virtuose. Hai svolto in maniera impeccabile il tuo ruolo di Commissario ad acta, ma meno bene, consentimi una critica che non vuol essere altro se non costruttiva, quello di Presidente della Regione Abruzzo. Non condividendo con la tua maggioranza alcuna scelta, hai messo noi, che per primi ed in modo diretto ci interfacciamo con gli abruzzesi, nella difficile posizione di difendere, di fronte ai nostri elettori, che oggettivamente non hanno gli strumenti per comprendere pienamente la distinzione dei diversi ruoli ricoperti dalla medesima persona, le inevitabili decisioni che abbiamo dovuto prendere.
A breve ci verrà chiesto un ulteriore contributo per la riuscita degli importanti appuntamenti che vediamo profilarsi all’orizzonte: la riorganizzazione del nostro partito ed una campagna elettorale nazionale più dura che mai.
Se, a questo clima di sfiducia ed instabilità, si aggiunge l’incertezza dovuta alle voci, sempre più insistenti, che, sebbene smentite, continuano a parlare della candidatura, data quasi per certa, del nostro Presidente al Parlamento, il quadro è completo.
Sono convinto che la politica non possa essere considerata alla stregua di una professione, ma chi sceglie di dedicarsi al bene comune deve farlo con spirito di sacrificio, rispondendo prima di tutto alla propria coscienza.
Noi non possiamo più procrastinare, siamo arrivati ad un punto di svolta e non si può continuare ad ignorare il fatto che, per rimetterci in gioco, è assolutamente necessario fare chiarezza. Con la fiducia che ho sempre riposto in te, ti chiedo, ora, un confronto schietto e sereno, per poter sostenere al meglio le sfide future.
Con la stima e l’affetto di sempre,
Walter Di Bastiano





