TERAMO – La procura di Palmi ha negato la richiesta di libertà per l’imprenditore Vincenzo Oliveri, attualmente agli arresti domiciliari a Giulianova.
L’ex vice presidente del Pescara calcio è coinvolto nell’inchiesta “Aristeo” della Procura di Palmi su una frode ai danni dell’Unione Europea: anche il tribunale del riesame potrebbe dare lo stesso parere negativo della Procura ma l’indiscrezione, almeno per il momento, non è stata confermata.
A nulla sono servite le decine di fotografie e i documenti relativi ad una causa civile contro il Ministero presentati dai legali a convincere la Procura, che non si è nemmeno presentata in aula.
Oliveri, ha sostenuto la difesa, aveva citato a giudizio il ministero che, più che tardare nei finanziamenti previsti dalla legge 488 per il Mezzogiorno ed erogati da una banca convenzionata, aveva concesso solo una parte degli aiuti economici.
Così l’imprenditore dell’olio aveva intrapreso un’azione civile producendo in giudizio una consulenza tecnica sui 5 capannoni realizzati e il materiale utilizzato. Queste carte ora gli sono servite per cercare di smontare le accuse di truffa per 14 milioni di euro, mosse dalla procura di Palmi che sostiene sia che i fondi ministeriali non siano stati utilizzati per il loro scopo sia che le fatture dei macchinari siano state fornite da un’impresa amica dello stesso gruppo. Così da Palmi è partita ai primi d’agosto la richiesta di arresti domiciliari per Oliveri, il fratello Vincenzo e i soci Salvatore e Giuseppe Surdo e Vincenzo Borgia.
A questi nomi si aggiungono 19 denunce con Scibilia tra gli indagati e il sequestro di beni per 700 milioni di euro: 500 conti correnti, 400 appezzamenti di terra, 5 complessi industriali, tra cui l’Adriaoli di Mosciano, due hotel, 65 appartamenti e 15 auto.
Per gli altri arrestati, invece, la procura ha richiesto la revoca delle misure cautelari e per tutti la Procura ha negato la libertà.
FRODE ALL’UNIONE EUROPEA: OLIVERI RESPINGE ADDEBITI
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