L’AQUILA – “Sono sconcertato nel constatare che le colonne e i pilastri dell’ospedale della mia città, L’Aquila, ovvero il San Salvatore, fatti in cemento armato, sono stati realizzati senza alcun calcolo strutturale, ovvero a ‘occhio’, sotto il profilo della resistenza al terremoto”.

Lo ha detto in aula il pubblico ministero Fabio Picuti nel corso della requisitoria del processo sul crollo dell’ospedale “San Salvatore” dell’Aquila, uno dei filoni della maxi inchiesta sui crolli del terremoto della procura della Repubblica del capoluogo.

Nella struttura sanitaria non ci furono morti nella notte del 6 aprile 2009, ma a causa dei crolli si crearono tantissimi disagi ai malati ricoverati: molte di loro dovettero essere sistemati all’esterno delle tante palazzine dell’ospedale, alcune delle quali rimaste gravemente lesionate e ancora da ricostruire dopo quasi quattro anni.

Iniziata negli anni ’70, la costruzione si è molto allungata nel tempo e gonfiata nell’importo, arrivando a costare complessivamente 100 milioni di euro.

La requisitoria di Picuti si è soffermata sull’imputato Gaspare Squadrilli, ingegnere strutturista e redattore dei calcoli negli anni Settanta nonché direttore dei lavori della struttura.

“Viene qui e ci dice che i calcoli sono stati fatti e li deposita alla signoria vostra – ha ricordato il procuratore – Ma non solo non risultano essere stati vistati da alcun ente preposto, non ci sono neanche riferimenti, né timbri. E nemmeno nel corso delle indagini gli agenti della polizia giudiziaria da me incaricati, né i miei consulenti, sono stati in grado di reperirli”.

Il pm ha concluso la requisitoria chiedendo per tre imputati la condanna a un anno e mezzo di reclusione. Oltre che per Squadrilli, anche per Michele Tundo, geometra e direttore del cantiere della struttura dal 1972 al 1974, e Domenico Ciccocioppo, geometra e direttore del cantiere negli anni 1973-1979.

Chiesta l’assoluzione, invece, per Luciano Rocco, componente della stessa commissione di collaudo.

Un altro imputato, Giorgio Innamorati, presidente della commissione di collaudo nominata il 29 novembre 1979, era stato precedentemente prosciolto. C’era anche un quinto sotto accusa, il noto urbanista aquilano Marcello Vittorini, ingegnere progettista e direttore dei lavori dell’opera negli anni Settanta, che, però, è scomparso alcuni mesi fa.

Nel corso della sua requisitoria il pm ha chiesto l’archiviazione per gli imputati su due episodi finiti sotto la lente di ingrandimento: il grave danneggiamento di alcuni pilastri che si trovavano all’ingresso del Pronto soccorso e di quelli che si trovavano nella zona della Farmacia del “San Salvatore”.

Picuti ha infine chiesto la condanna degli imputati per il crollo, dall’altezza di una decina di metri, della tamponatura esterna del muro, calcolata in 60 metri quadrati circa, che si trovava sempre in prossimità del Pronto soccorso.

“Crollo avvenuto in una zona nevralgica che avrebbe potuto investire numerosi utenti”, ha sottolineato il pm.

L’udienza è stata aggiornata al 26 aprile 2013, per quella data si attende la sentenza del giudice Giuseppe Grieco.