L’AQUILA – Dall’Aquila a Roma passando per Torino, lo Utah e Parigi. Ruggero De Paulis, paganichese doc, ha mosso i primi passi sulla strada della cardiochirurgia, lastricata di soddisfazioni, dal capoluogo abruzzese per approdare all’European Hospital di Roma, struttura interamente dedicata alla diagnostica e al trattamento delle patologie cardiovascolari.
Dal 2006 è a capo di una delle nove cardiochirurgie romane, passione nata sui banchi dell’università.
Mi sono laureato in Medicina e chirurgia presso L’Università dell’Aquila nel 1982 poi sono andato a Torino dove mi sono specializzato in cardiochirurgia nel 1988. Ho conseguito un master in cuore artificiale e assistenza circolatoria all’università dello Utah, negli Stati Uniti, tra il 1986 e il 1987. Poi a Parigi per un training clinico. E ancora professore associato all’università romana di Tor Vergata, Roma.
Ricorda ancora la sua prima operazione a cuore aperto?
Ero a Torino, durante la specializzazione. Avevo tanta voglia di fare e nessuna paura. Per i più giovani è una cosa difficile essere scelti per un intervento delicato. Prima le operazioni erano lunghe, si doveva stare in piedi anche sette-otto ore, oggi durano molto meno.
Quante operazioni ha all’attivo?
Tra 150 e 200 l’anno per venti anni, faccia lei il conto. Ma ogni intervento è unico e capita di confrontarsi con nuove casistiche. La cosa più bella è proprio quando capisci come risolvere un problema, trovare approcci nuovi.
All’attivo oltre 100 pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali e 6 premi per la ricerca. Non solo, ha anche cambiato il volto della cardiochirurgia…
È un brevetto utilizzato oggi in tutto il mondo, si tratta di una protesi per ricostruire l’aorta. Sono 10 anni che viene utilizzato. L’idea risale al 1998 quando mi misi a riflettere come risolvere alcune esigenze che tutti i giorni affrontavo in sala operatoria. È utilizzato dal 2000… Ci sono voluti 2 anni per passare dal pensiero alla realizzazione.
È passato anche dalla sala operatoria alla cattedra.
Ora sono in aspettativa ma mi piace molto insegnare. È stimolante, vengono idee nuove. Lo scambio con gli studenti fa crescere sia me che loro. Se dovessi dare un consiglio ai futuri chirurghi direi di non lasciarsi mai prendere della routine, i buoni risultati devono portare sicurezza e mai alla noia.
Lei vive a Roma, che rapporto ha con L’Aquila?
Ho tutta la famiglia a Paganica ma purtroppo ho troppo poco tempo per tornare.



