L’AQUILA – Nuova prova di improduttività del Consiglio regionale, chiamato oggi a esprimersi sul riordino delle province.
Un tema che scottava nelle mani dei partiti che hanno cercato a tutti i costi di rimbalzare la palla al governo, riuscendoci, e si sono dilungati in riunioni interminabili al solo scopo di prendere tempo.
La pattuglia dell’Emiciclo si è ridotta all’ultimo minuto: entro la mezzanotte, infatti, il governo voleva una decisione sul tavolo, e domani l’avrà ma sarà costretto a decidere da solo, esattamente quello che si augurano in molti.
Ecco perché tutte le discussioni sono sembrate da subito incentrate sul nulla.
Il documento approvato in conclusione, dunque, è l’esito scontato di questo atteggiamento che alcuni presidenti di provincia, ad AbruzzoWeb, avevano definito “pilatesco”.
COSA DICE IL DOCUMENTO APPROVATO
Nessuna proposta di riordino delle province abruzzesi, invito al governo a predisporre un disegno di legge costituzionale per l’abolizione di tutti gli enti, mandato al presidente della Regione, Gianni Chiodi, di proporre ricorso alla Corte costituzionale contro qualunque proposta di accorpamento che dovesse essere decisa nel frattempo dall’esecutivo nazionale.
Sono i tre punti principali del documento (primi firmatari i capigruppo del Pdl, Lanfranco Venturoni, dell’Idv, Carlo Costantini, e dell’Api, Gino Milano) approvato a maggioranza all’Emiciclo, con il no di una parte dell’opposizione, l’astensione dei pidiellini Giuseppe Tagliente e Gianfranco Giuliante, che ne hanno messo in dubbio la costituzionalità, e il gruppo del Pd assente dall’aula per protesta.
“La Regione – si legge in un passaggio – riscontrando le aspettative a più riprese manifestate dall’opinione pubblica, deve esprimersi nel senso di una proposizione idonea a garantire il più alto livello possibile di riduzione della spesa pubblica, nonché la maggiore semplificazione e la completa eliminazione delle sovrapposizioni di ruoli e funzioni, determinando così l’innalzamento qualitativo delle prestazioni rese ai cittadini”.
LE ALTRE PROPOSTE BOCCIATE
Erano state formalizzate altre proposte, respinte dal Consiglio: l’ipotesi a tre province (L’Aquila, Chieti, Pescara-Teramo) presentata da Antonio Menna (Udc), quella a una provincia (L’Aquila) di Berardo Rabbuffo (Fli) e quella avanzata da Maurizio Acerbo (Prc), Antonio Saia (Pdci) e Franco Caramanico (Sel) per una diversa attribuzione delle funzioni alle province e l’abolizione di tutti gli enti intermedi strumentali.
COSA CHIEDEVA IL GOVERNO
In realtà il governo avrebbe voluto un’ipotesi di riordino ma senza la cancellazione degli enti, se il premier Mario Monti e i suoi ministri dovessero valutare la proposta come non rispondente alla Costituzione decideranno da soli, a quel punto è probabile che tornerà in auge lo spacchettamento dell’Abruzzo tra L’Aquila e Teramo da una parte e Pescara e Chieti dall’altra, così come stabilito dal Consiglio delle autonomie locali.
Il tutto mentre dentro all’Emiciclo infuriava la protesta degli amministratori del territorio, che cercavano di spuntare un pezzettino di sovranità (e di potere) ma anche loro sapendo che si trattava di una battaglia di principio piuttosto che di un’azione dai risvolti concreti.
VENTURONI: “VOTO STORICO”
“Il voto con cui la Regione ha votato contro l’ingiusto accorpamento delle Provincie è un evento storico, che dice no a un pasticcio che non ridurrebbe i costi della politica”.
Cosi’ Lanfranco Venturoni, capogruppo del PdL in Consiglio Regionale, ha commentato il voto del Consiglio Regionale.
“Abbiamo dato mandato al presidente Chiodi di fare ricorso alla Corte Costituzionale – ha spiegato Venturoni – se il governo non dovesse recepire la nostra proposta, una proposta che non diminuisce la presenza delle istituzioni ma mira piuttosto a riorganizzare le strutture territoriali nell’interesse dell’Abruzzo. Ed è proprio per l’importanza che tale proposta assume per il futuro del nostro territorio – sottolinea il capogruppo del PdL – non abbiamo avuto alcun problema a far convergere il nostro documento con quello dell’IdV. Quando si tratta di riforme istituzionali importanti come questa – ha concluso Venturoni – non c’è appartenenza di schieramento e interesse di parte che possa prevalere”.
“Con questo voto – aggiunge Riccardo Chiavaroli, portavoce del gruppo PdL – la Regione Abruzzo ha compiuto un altro decisivo passo nel cammino virtuoso che ha caratterizzato questa legislatura e superando le logiche territoriali ha dimostrato la maturità e la lungimiranza di una classe politica degna di questo nome”.
La seduta è iniziata alle 14.30, con mezz’ora di ritardo rispetto all’orario di convocazione, poi, dopo una lunga discussione su un provvedimento riguardante la sanità e il voto all’unanimità di tre risoluzioni, una sulle tasse dei cittadini del cratere e altre due sulla solidarietà alle forze dell’ordine che oggi hanno manifestato contro i tagli del governo, è stata la volta dell’argomento clou.
A quel punto l’assessore all’Agricoltura Mauro Febbo ha chiesto una sospensione di dieci minuti per ascoltare le ragioni del sindaco di Chieti, Umberto Di Primio, e del presidente della Provincia, Enrico Di Giuseppantonio. A Febbo ha fatto eco il capogruppo del Popolo della libertà, Lanfranco Venturoni: “se dobbiamo incontrare loro deve venire anche una delegazione degli amministratori locali del Teramano”, che stazionavano in aula con il sindaco di Teramo, Maurizio Brucchi, e il vice presidente della Provincia, Renato Rasicci, in testa.
Il vice presidente del Consiglio, Giorgio De Matteis, che stava guidando i lavori dell’assemblea per l’assenza del titolare dello scranno, Nazario Pagano, ha messo ai voti la proposta, accolta all’unanimità, e stabilito uno stop di mezz’ora.
Quei 30 minuti sono diventate più di due ore, mentre il tassametro dei gettoni di presenza ha comunque continuato a girare.
LE POLEMICHE SUL CAPOLUOGO
La vicenda è stata anticipata da un fuoco incrociato di polemiche, soprattutto dopo la proposta del presidente della Regione, Gianni Chiodi, di procedere all’accorpamento in un’unica provincia. All’interno dei due partiti principali, Pdl e Pd, è iniziato un parapiglia: chi sarà il capoluogo, L’Aquila o Pescara? È venuto giù il mondo, con scambi di accuse, minacce e annunci di clamorose attività di ostruzionismo in Consiglio.
Un parapiglia da cui un fronte trasversale ha pensato bene di uscirne inventandosi l’ipotesi dell’azzeramento delle province, un’idea che più di un consigliere considerava incostituzionale, ma che comunque è servita a tranquillizzare gli animi e, soprattutto, a salvare la compattezza sempre più labile dei partiti.
Il tutto mettendo il cerino acceso in mano al governo che, valutata la non applicabilità della proposta dell’Emiciclo, probabilmente farà rientrare dalla porta il parere del Cal uscito dalla finestra.
Una cosa che, comunque, scontenterà molti ma che almeno potrà far scaricare sull’esecutivo nazionale la responsabilità della scelta.
IN AULA DELEGAZIONI DI AMMINISTRATORI
Delegazioni di cittadini delle province di Teramo e Chieti stanno protestando all’esterno e all’interno di palazzo dell’Emiciclo, per contestare il provvedimento del Consiglio regionale, approvato oggi in commissione, di azzeramento delle quattro Province abruzzesi, in discussione in aula durante la seduta odierna.
Le due delegazioni sono guidate dai sindaci di Chieti, Umberto Di Primio, e di Teramo, Maurizio Brucchi. In particolare il gruppo della provincia di Teramo è animato dall’associazione Teramo Nostra.
DI PRIMIO: “AZZERAMENTO INCOSTITUZIONALE”
Secondo Di Primio “l’azzeramento è inutile e presenta anche dei profili incostituzionali, è insomma un decidere per non decidere, la soluzione migliore per Chieti è quella delle tre Province: L’Aquila e Chieti che hanno dei requisiti secondo la legge, e poi Pescara-Teramo”.
BRUCCHI: “TROVARE SOLUZIONE PER TERAMO”
Per Brucchi l’azzeramento va bene perché è come un rigettare la palla al governo, ma la questione per Teramo non è andare con L’Aquila o Pescara, ma “trovare una soluzione che non porti a essere il nostro territorio l’unico penalizzato”. (b.s.)






