LANCIANO – L’accusa è di truffa ai danni dello Stato per le sei persone arrestate questa mattina a Lanciano (Chieti).
Si tratta dei titolari e dei dipendenti di una concessionaria d’auto che , secondo l’accusa, avrebbero messo in atto una truffa ai danni dello Stato sugli incentivi per la rottamazione.
I particolari saranno illustrati nel corso di una conferenza stampa nella tarda mattinata di oggi, presso il distaccamento di Lanciano della Polizia stradale.
POLSTRADA LANCIANO: ”LA CONCESSIONARIA LUCRAVA DA ANNI”
LANCIANO – “Le nostre indagini furono avviate nell’estate dello scorso anno, dopo controlli su tutte le concessionarie dell’area Frentana, per verificare le regolarità degli incentivi statali sulle rottamazioni”.
Lo ha spiegato oggi la polizia stradale di Lanciano (Chieti), nel corso della conferenza stampa per illustrare il caso delle 6 persone arrestate con l’accusa di truffa ai danni dello Stato.
Gli arresti sono stati disposti dal Gip del Tribunale di Lanciano, Francesca Del Villano Aceto, su richiesta del sostituto procuratore Rosaria Vecchi.
Si tratta del titolare della concessionaria, Angelo Domenico Ucci, 44 anni, di Rocca San Giovanni, e dei dipendenti Marco Di Cino, 32 anni, di Torricella Peligna, Francesca Villani, 25 anni, di Roccascalegna, Mirko Antonio Croce e Cesare D’Alessandro, entrambi di 36 anni e Mary Ellen Marano di 26, tutti di Lanciano, ai quali sono stati concessi gli arresti domiciliari.
Tra le persone denunciate in stato di libertà per gli stessi reati, vi sono alcuni demolitori della provincia di Foggia e titolari di agenzie di pratiche automobilistiche.
Secondo l’accusa, Ucci, approfittando della buona fede e dell’ingenuità degli acquirenti dei veicoli nuovi, avrebbe lucrato per anni alle loro spalle incassando centinaia di migliaia di euro dallo Stato e dalle case costruttrici.
In questa operazione il titolare della concessionaria e i suoi dipendenti agivano con la complicità di un autodemolitore di Foggia: veniva fatta risultare una falsa rottamazione per beneficiare dei contributi statali e delle case costruttrici, recuperando in tal modo per ogni utilitaria venduta dai tremila agli ottomila euro, e poi le stesse auto venivano invece vendute regolarmente ad altri clienti altrettanto ignari del raggiro.
Rilevante il danno al gruppo Fiat che in soli cinque mesi è stato truffato di 600 mila euro per falsi sconti di dipendenti impiegati presso lo stabilimento “Sevel” di Atessa (Chieti).






