CHIETI – Ancora guai per le casse del Comune di Chieti. I revisori dei conti hanno inviato ieri una lettera a tutti i dirigenti per chiedere di rimediare allo sforamento del patto di stabilità per 11 milioni di euro, dovuto al fatto che l’ente non ha incassato tanto quanto aveva previsto, secondo il rilevamento semestrale chiuso al 30 giugno scorso dall’organo di revisione contabile.

Secondo l’analisi dei revisori (collegio appena rinnovato, presieduto da Silverio Salvatore e composto da Paolo Consalvi  e Valerio D’Amicodatri) lo sforamento dipende principalmente da minori riscossioni delle entrate in conto capitale (alienazioni immobiliari, permessi a costruire e contributi in conto capitale concessi da altri enti).

Se si va a rileggere la relazione dei revisori al bilancio preventivo 2012, infatti, si vede che le riscossioni in conto capitale erano previste per una cifra di 10 milioni e 900 mila euro, ma al 30 giugno scorso la cifra delle entrate si è fermata solo a circa 1.300.000 euro.

Il dato ha allarmato i revisori dei conti, soprattutto se messo in correlazione con la comunicazione della Regione Abruzzo, arrivata ieri, in cui l’Amministrazione regionale concede un concorso al saldo obiettivo del patto di stabilità di soli 600 mila euro, a fronte di due milioni di euro richiesti dal Comune di Chieti. I 600 mila euro abbasseranno a 11 milioni l’ammontare dello sforamento, ma è ovvio che per contrastarlo occorre mettere in campo altre strategie. A cominciare da una decisa accelerazione delle dismissioni immobiliari.

L’assessore al bilancio Roberto Melideo, però, in una nota ha voluto rassicurare i cittadini annunciando che il Comune si sta già muovendo per aumentare le entrate. 

Intanto, ha fatto sapere, sono state già approntate le procedure per indire l’asta pubblica per la vendita degli immobili comunali e, poi, la Giunta ha appena definito le linee guida per accelerare le procedure di incasso degli oneri di urbanizzazione.

Insomma, entro la fine dell’anno qualcosa in più dovrebbe poter entrare nelle casse comunali in modo da non sforare i limiti importi dal patto di stabilità. (ar.ia.)