CHIETI – Il sindaco di Chieti, Umberto Di Primio, ha inviato una lettera al presidente del Consiglio dei ministri, Mario Monti, e al ministro della Giustizia Paola Severino sul riordino degli uffici giudiziari.

L’anticipazione al 2015 della chiusura delle sedi di Lanciano e Vasto, anziché al 2017, ha messo in allarme l’intera provincia.

“Al riguardo – dice Di Primio, che di professione è avvocato – mi permetto di suggerire alcuni spunti di riflessione, indubbiamente già avanzati da altri, che ritengo fondamentali affinché la riforma non penalizzi eccessivamente il nostro territorio, facendo venir meno presidi fondamentali di sicurezza e legalità”.

Il sindaco, pur confermando che Chieti è pronta a ospitare gli uffici che dovessero essere soppressi per effetto del provvedimento di riordino (“stiamo per mettere a bando il progetto di finanza per il raddoppio delle superfici degli uffici giudiziari“), pensa sia di primaria importanza conservare sul territorio dei presidi, “in modo particolare in un’area come quella meridionale della Provincia di Chieti, contigua a territori che vedono una forte presenza della criminalità organizzata”.

Di Primio affronta poi il tema dei disagi sia per la classe forense che dell’utenza, nel caso Chieti divenisse in così breve tempo tribunale provinciale.

A tal proposito il sindaco riprende l’appello del neonato Comitato pro tribunale di Vasto che propone al ministro Severino di intraprendere un viaggio da Schiavi d’Abruzzo (Chieti), ultimo paese della provincia di Chieti ai confini con il Molise, “un territorio privo di infrastrutture ferroviarie e di superstrade”, fino al capoluogo teatino, così da verificare le difficoltà nell’affrontare tale trasferta.

Con la sua lettera il primo cittadino dice di non voler “entrare nel merito della scelta su quale sede giudiziaria preservare nella provincia di Chieti, unitamente a quella del capoluogo”, ma solo di “evidenziare la necessità che nella provincia sia presente un altro tribunale che assolva, in primis al compito di preservare, attraverso la Procura in particolare, un presidio di legalità/sicurezza, in secundis non limiti l’uso della Giustizia da parte dei cittadini e degli operatori del diritto, costringendoli ad avventurosi viaggi, magari solo per rendere un testimonianza e magari per sentirsi dire che l’udienza è stata differita”.