PESCARA – I legali della Montedison, accusata di aver scaricato, per molti anni, 500 mila tonnellate di sostanze tossiche nella discarica di Bussi sul Tirino (Pescara), hanno presentato istanza di incidente probatorio.
Nel corso dell’udienza preliminare, gli avvocati difensori dell’azienda, hanno chiesto una perizia chimica e idrogeologica per verificare l’esistenza o meno del nesso di casualità tra la produzione dello stabilimento e l’inquinamento della zona.
Il pm e le parti civili hanno espresso parere contrario all’istanza. La decisione del Giudice per l’udienza preliminare, Luca De Ninis, è attesa per la prossima udienza prevista per il 9 luglio.
Il gup ha inoltre ammesso le produzioni documentali di tutte le difese, ma ha rigettato la richiesta di perizia idrogeologica, di esame dei consulenti delle difese e di sequestro di documentazione, indicati da alcuni avvocati.
Il vice sindaco di Bussi (Pescara), Giulio Di Berardino, a margine dell’udienza, ha annunciato che tra pochi giorni si terrà un consiglio comunale straordinario per costituire un comitato cittadino, con l’obiettivo di approfondire il progetto di messa in sicurezza del sito, presentato dal commissario Goio.
Fra i reati contestati ai 27 imputati, avvelenamento delle acque, disastro colposo, commercio di sostanze contraffatte e adulterate, delitti colposi contro la salute pubblica, turbata libertà degli incanti, truffa.
Imputati anche l’ex presidente dell’Aca, Bruno Catena, l’ex presidente dell’Ato, Giorgio D’Ambrosio, e alcuni amministratori della ex Montedison.






