CHIETI – Parte anche da Chieti la protesta contro il pasticcio “all’italiana” fatto in occasione del primo test del Tfa, Tirocinio formativo attivo, ovvero l’anno di studi al termine del quale si consegue l’abilitazione all’insegnamento nelle scuole medie e superiori. 

Il test si è svolto in tutta Italia a fine luglio, le graduatoria degli ammessi e dei bocciati sono uscite ad agosto, ma il 10 i candidati sbigottiti sono venuti a sapere che il Ministero della pubblica istruzione aveva deciso di cambiare la valutazione ammettendo molti più candidati della prima volta.

La decisione è stata motivata dal fatto che i tecnici del Ministero si sarebbero tutt’a un tratto accorti che alcune domande erano state poste male e questo aveva fatto sì che in molti non avessero superato i test e addirittura in otto atenei, tra cui Milano, Cagliari, Sassari, Urbino, Trento, nessun candidato fosse riuscito a superare la prova.

Di qui la manovra di revisione quasi ferragostana che, però, ha sollevato le proteste di quanti aveva superato i test in un primo momento, nonostante le difficoltà e le ambiguità con cui sono state poste le domande.

È partita così una sollevazione che ha visto coinvolti soprattutto i social network della rete. Una richiesta di riportare tutto a prima del “condono” per “incapacità” nel porre le domande è stata inviata tramite lettera aperta sia al Miur che al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

In rete è anche possibile firmare una petizione on line che si prefigge lo stesso obiettivo. 

A Chieti ci si sta muovendo con iniziative di sensibilizzazione nei confronti di associazioni e sindacati.  “Si tratta di una situazione a dir poco grottesca”, dice Mario Molfese, aspirante professore d’Informatica che aveva passato il test in prima battuta insieme a una ventina di colleghi, ma che adesso, “grazie al condono”, si ritrova ad accedere alla prova successiva insieme a una sessantina di altri candidati, per dieci posti in palio.

“La sanatoria ministeriale ha uno spirito certamente antimeritocratico – dice Molfese – e viola uno dei principi fondamentali del concorso, quello della segretezza, perché la riammissione dei concorrenti è avvenuta una volta che erano stati pubblicati i nomi degli ammessi e dei bocciati”.

I candidati che hanno superato il test si dicono dunque “indignati di fronte a questo trattamento iniquo che mette sullo stesso piano la preparazione e la mancanza di preparazione, il merito e la buona sorte” e annunciano ricorsi.

Oltre tutto i criteri con cui sono state considerate sempre corrette alcune domande appaiono loro del tutto arbitrari in quanto, spiegano, “il più delle volte, sono stati annullati quesiti soltanto sulla base di vizi di forma che non pregiudicavano affatto la possibilità per i candidati di rispondere correttamente. Ancor peggio, sono stati inspiegabilmente invalidati innumerevoli quesiti privi di ambiguità: a puro titolo esemplificativo”. (ar.ia.)