LONDRA – La conosce bene, in fondo è sempre la sua Londra.
“Mi ha accolto a braccia aperte. Gli italiani mi hanno accolto a braccia aperte. Sono orgoglioso di aver cantato per loro, per noi, per queste Olimpiadi”.
Un gran concerto, quello di Edoardo Bennato all’auditorium di Casa Italia (live per Radio Italia), a Westminster, quartier generale della spedizione italiana a London 2012.
In forma, in formissima, lui con tutto il suo ambaradan e i musicisti che lo supportano quando non suona da ‘one man band’. Presentato da quel Peppe Quintale che ancora oggi parla della foto di sua mamma con in braccio il piccolo Bennato, a Bagnoli, Napoli, Sud d’Italia e del mondo.
Ai bordi del palco, in mezzo al pubblico delle grandi occasioni, una piccola ed energica biondina: la figlia di Edoardo, che canta a memoria e balla al ritmo delle canzoni di papà.
In questa città di luci e di fumo Bennato viene spesso. Per lavoro, per star vicino alla lingua che ha fatto la storia del rock nel mondo.
Il cronista di AbruzzoWeb lo disturba nei camerini dopo più di un’ora di musica, tra successi vecchi e nuovi (W la Mamma grande assente e una Notti Magiche acustica da brividi), pezzi che trascinano ed emozionano, resi ancora più intensi dai discorsi introduttivi di un ragazzo nato a Sud e volato, per crescere, a Nord, dove “l’umanità è più adulta rispetto al Meridione. Non è una questione di buoni o cattivi, di intelligenti o stupidi – spiega – Il Sud del mondo vive eventi che a Nord sono stati vissuti secoli fa. Sta crescendo, ma non può essere ancora adulto”.
“Nel frattempo, sto portando avanti il progetto del mio Peter Pan in inglese – spiega il cantautore napoletano – un po’ come cercare di vendere frigoriferi in Alaska. In Italia il musical è andato benissimo e siccome le mie canzoni hanno una matrice inglese, ho deciso di tradurre i miei testi in questa lingua. Le canzoni sono pronte per essere utilizzate da un management inglese, o nordamericano”.
Gli italiani all’estero. La solita, vecchia storia. Drammatica, ma anche bellissima.
Sono molti i nostri connazionali che hanno ‘sfondato’ all’estero. Pensiamo a Nerio Alessandri, che dalla sua officina di Gambettola è arrivato in tutto il mondo con i suoi attrezzi, oggi Technogym. Oppure, Renzo Rosso, capace di competere con giganti dei jeans come Levi’s, Lee, Wrangler. Nessuna impresa è impossibile. Ora tocca a me provarci, ma non con gli attrezzi da palestra o con l’abbigliamento. Con la musica. Peter Pan è stato messo in scena anche a Broadway, purtroppo in modo assolutamente evanescente. Quello che propongo io, invece, è un musical totalmente rock.
Terreno fertile fuori casa, come sempre?
Non è detto. Io ho ottenuto grandi risultati anche in Italia.
Allargando il campo, non crede sia paradossale emigrare dal proprio Paese nel 2012?
Per chi viene dallo Zambia o dal Bangladesh, emigrare è una necessità. Per noi italiani lo era negli anni ’50, quando i braccianti calabresi e siciliani erano costretti a fare i minatori in Belgio, a Marcinelle (tristemente famosa per la tragedia dell’8 agosto 1956 in cui persero la vita 262 minatori, ndr). In teoria, noi dovremmo essere quelli che ospitano le popolazioni del terzo mondo, ma non abbiamo le strutture culturali e tecnologiche per poterlo fare al meglio.
Come vede l’Italia con gli occhi che ha quando si trova all’estero?
Io sono abituato a vedere il nostro Paese sempre da un’altra prospettiva. Istintivamente, da ragazzino andavo verso Nord, dove c’era e dove c’è ancora la mia Londra. Sapevo che salendo avrei trovato una ‘famiglia umana’ in grado di guardare socialmente e tecnologicamente al futuro. Andando verso Sud, invece, sarei andato irrimediabilmente verso il passato.
Il Maghreb di oggi vive quello che abbiamo vissuto noi a cavallo tra le due guerre, nel secolo scorso. Esiste questa differenza longitudinale che regola implacabilmente i livelli sociali ed economici delle varie aggregazioni umane, per adesso è così. Resto convinto che gli uomini sono tutti uguali, ma non si può negare che è la latitudine, da tempo, a definire i livelli di vita delle persone. Non è un problema di buoni o cattivi, di intelligenti o stupidi. Noi siamo messi meglio del Cairo, ma siamo messi male rispetto a Francoforte.
A proposito di periodi storici. Dopo le guerre mondiali sono stati ricostruiti interi continenti, oggi si fa fatica a ricostruire città e realtà terremotate come L’Aquila e l’Emilia-Romagna. Non si riesce a guardare oltre il soldo, che è solo un mezzo che serve all’umanità di cui lei parla nelle sue canzoni e nei ‘discorsi’ al pubblico che le introducono.
Quando si fanno questi discorsi, si rischia di essere ‘politically uncorrect’. I friulani, di fronte al terremoto reagiscono in un modo, altri in modi del tutto diversi. Approcci diversi, diversa latitudine.
Il suo cuore, però, è figlio del Sud Italia. Il Sud del mondo, indietro rispetto al ‘suo’ Nord.
Mi considero cittadino del mondo, purtroppo un mondo a due velocità. Da una parte, c’è un mondo adulto che vive, dall’altra vive un’umanità bambina. Esistono molte problematiche anche al Nord, ovviamente, ma sono molte anche le cose che vanno bene. Per esempio, di recente ho scoperto che Vancouver ha superato Seattle come agglomerato urbano più vivibile. Ripeto, esistono modi diversi di affrontare la realtà. A Tunisi, nel 2012, si combatte per qualcosa che a Londra è arrivato ben prima della Rivoluzione Francese.



