CHIETI – Un furto anomalo. È quello di cui sono rimasti vittime i circa 400 fedeli campani diretti al santuaro di Medjugorje e derubati di circa 70 mila euro nell’area di sosta “Brecciarola” sulla A25 nei pressi di Chieti, tra Torano e Pescara.

I pellegrini erano a bordo di otto pullman, sul primo, in una cassaforte, erano custoditi i 43 mila euro raccolti prima della partenza e i 27 mila durante il viaggio necessari per pagare viaggio e albergo.

Dieci minuti di break in autogrill sono stati più che sufficienti per il ladro, o i ladri, per portare via il bottino dal pullman i soldi. Dopo aver fatto l’amara scoperta i viaggiatori hanno immediatamente avvisato le forze dell’ordine.

Sul posto sono intervenute pattuglie della Polizia stradale che non hannno rilevato segni di effrazioni sulla cassaforte.

Perquisiti tutti e 400 pellegrini e i loro bagagli, ma dei 70 mila euro nemmeno l’ombra. Gli agenti della Stradale di Pratola Peligna ipotizzano che chi ha messo a segno il colpo potesse avere una copia della chiave necessaria per aprire la cassaforte. 

I pellegrini, comunque, dopo circa due ore, hanno deciso di riprendere il viaggio raccogliendo il denaro grazie a una colletta fra i partecipanti e in serata si sono imbarcati da Ancona per raggiungere il santuario in Croazia.

INDAGINI CON IMMAGINI VIDEOCAMERE

Esamineranno le immagini riprese dal sistema di videosorveglianza dell’area di servizio di Brecciarola di Chieti sull’autostrada A/25, gli uomini della sezione di polizia giudiziaria della Polizia stradale di Pratola Peligna (L’Aquila) che stanno indagando sul furto messo a segno ieri pomeriggio ai danni di una comitiva di circa 400 pellegrini.

Attraverso le immagini si spera di individuare i movimenti del ladro e di eventuali complici che potrebbero essere fuggiti a bordo di un’auto dopo aver prelevato i soldi: del denaro, infatti, non si è trovata traccia nel corso delle perquisizioni effettuate immediatamente sia all’interno dei bagagli della comitiva sia nei cestini e nei bidoni dei rifiuti presenti all’interno e all’esterno dell’area di servizio. Un controllo, quello di cestini e bidoni, che ha contribuito a escludere l’ipotesi che la refurtiva potesse essere stata nascosta per poi essere recuperata successivamente.