LONDRA – Essere nella città che ospita le Olimpiadi del 2012 e non poterle guardare fa un certo effetto.
A CasaItalia, quartier generale della spedizione tricolore a Londra, il personale italiano aggregato al Coni è al lavoro dalle prime ore del mattino fino a notte fonda per garantire assistenza su ognuno dei sei piani del ‘Queen Elizabeth II Conference Centre’, Westminster, nel cuore della capitale di questo sbiadito impero dal fascino oscuro e ‘cool’.
Un lavoro duro, quello di ragazzi e ragazze di Casa Italia, ‘costretti’ per scelta e per opportunità a stare lontani dalle gare olimpiche in una Londra più affollata del solito, tenuta sotto controllo con ancora più attenzione per via dell’elevato rischio di terrorismo, con arresti e figure barbine già in archivio (chi scrive è salito in aereo a Roma con un paio di forbici nel bagaglio a mano ed è sceso tranquillamente all’aeroporto di Stansted, et voilà).
Un lavoro duro, ma necessario, che garantisca il funzionamento della macchina operativa italiana a pieno regime fino al termine dei Giochi.
Un mix di professionisti, dalla sicurezza al catering, e di giovani e giovanissimi volontari vive così il ‘dietro le quinte’ tricolori di London 2012, in febbrile attesa dell’arrivo degli atleti medagliati per i festeggiamenti nell’ampio auditorium al piano terra.
Ogni tanto, qualche fortunello può dare una rapida occhiata alle gare ai grandi e piccoli schermi posizionati un po’ ovunque nel Queen Elizabeth II; per il resto, ci si affida a urla ed applausi di chi le gare può guardarle, come quelli del pomeriggio di ieri che hanno accolto il bronzo della immensa Valentina Vezzali nella scherma. La torcia olimpica ormai passata, è lo sport che tiene banco, insieme a migliaia di eventi culturali (e non) sparsi per tutta la capitale inglese.
In un via-vai di atleti ed ex atleti, politici, giornalisti, cantanti (in attesa di J-Ax, ieri sera un imbolsito ma sempre talentuoso Gianluca Grignani ha cantato per il pubblico di CasaItalia al termine dei festeggiamenti per i primi medagliati), qualche stella della tv, anche di quelle che sembravano dimenticate, come l’ex Iena di Italia1 Peppe Quintale, cui è stato affidato il compito di presentare le serate in auditorium, comici (stasera sul palco salirà Fabrizio Fontana), manager, sponsor grandi e piccoli, donne con la ‘d’ maiuscola e sciacquette varie al seguito degli immancabili business men dall’ego smisurato e dal conto in banca asciutto (se ne accogeranno presto le sciacquette di cui sopra, quando toccherà a lorsignore pagare il ‘cab’ nero fino a South Kensington), quelli con la maglietta un giorno bianca e l’altro nera, cartellino ‘staff’ al collo, si fanno il mazzo su ogni piano.
E se c’è da faticare per un’emergenza che in teoria, ma solo in teoria, non li riguarda, si prendono in spalla l’italico destino di faticatori in terra straniera e corrono in aiuto di chi ne ha più bisogno. Il premio? A parte qualche cocktail volante se si lavora per emergenza (e quanto!) dietro all’enorme bancone dell’enorme discoteca del sesto piano, o dietro al gigantesco backdoor, sempre dell’enorme discoteca del sesto piano, è senza dubbio il poter sembrare degli atleti in tuta ufficiale agli occhi delle persone che si incontrano in giro per la City.
In attesa di poter accogliere altri medagliati italiani, qualcuno scambia quattro chiacchiere con gli addetti alle pulizie del centro che porta il nome della Regina Elisabetta II. Portoghesi e brasiliani, maschi e femmine, più qualche inglesotto che porta sul volto e nell’anima i lividi da colpo basso dell’economia.
Stanchi, ma di riffa o di raffa sempre pronti a ridere per poter prendere fiato un momento e non pensare al prossimo bagno da pulire. “Cansado” (stanco), dice sempre un vecchio portoghese longilineo mentre fa sopra e sotto per il centro congressi armato di straccio e secchio per pulire. “Cansado”, ma a modo suo felice nel suo difficile universo di immigrato.
La felicità di chi non potrà avere qualcosa di meglio da fare qui, in una nazione che continua ad ‘acquistare’ decine di migliaia di persone al giorno bisognose di lavorare in una nazione più ricca di quella da cui vanno via. Dopo i romeni, i lituani, i bulgari, i brasiliani, i portoghesi, i sempre presenti italiani, è la volta degli spagnoli. La crisi del sud Europa li spinge verso Nord.
Il Nord, se gli conviene, li accoglie e li incatena a una vita di lavoro precario, sia esso nella cucina di un ristorante, sia nelle ‘segrete’ di un albergo in pieno centro o nella camera da letto di una casa per prostitute. C’è pure chi esulta per la vita da londinese precario e se ne frega della stanchezza e del resto che, a guardare bene, proprio non va, ma se dalle tue parti al massimo hai un piatto di minestra fredda da inventare ogni giorno e un manipolo di tecnocrati che sembrano fenomeni con la forbice in mano, meglio tentare un’altra via, perché sembra proprio che le rivoluzioni in Europa siano acqua passata, con buona pace di chi comanda sul serio.
Nel frattempo, il sud Europa è già morto e dopo le Olimpiadi, qui a Londra, la classe povera continuerà a essere povera e chi già si gode il paradiso a Chelsea e altre zone splendenti continuerà a farlo, a starsene al sole, pure se dovesse piovere in eterno. Dio salvi la Regina, ma non muova un dito per i sudditi.






