L’AQUILA – In Abruzzo, al pari di quanto registrato per l’intera nazione, la ripresa dell’attività produttiva registrata a partire dal 2010 ha progressivamente perso slancio nel corso del 2011, in relazione al rallentamento dell’economia mondiale e all’acuirsi della crisi dei debiti sovrani in Europa.

Nella media dell’anno, la produzione industriale ha continuato a espandersi, pur se a un ritmo inferiore a quello dell’anno precedente, grazie alla tenuta dell’export nei principali settori di specializzazione.

Questi i dati che emergono dal rapporto “L’economia dell’Abruzzo” a cura della Banca d’Italia, presentato oggi all’Aquila in un evento all’auditorium della scuola superiore “Guglielmo Reiss Romoli” che ospita il rettorato e la facoltà di Economia dell’Università del capoluogo.

Va male il settore delle costruzioni, nonostante la spinta dei lavori della ricostruzione post-sisma che, secondo il direttore della filiale dell’Aquila, Luigi Bettoni, “non è una bolla”. Vanno giù anche i consumi e l’occupazione, con pochi segnali favorevoli.

Fa sorridere invece la qualità dell’insegnamento e la formazione, superiori alla media del Centro-Sud. In questo senso il rettore dell’Ateneo aquilano, Ferdinando Di Orio, è tornato a parlare di “economia della conoscenza” e ha invitato a “considerare l’Università un’attività produttiva a tutti gli effetti”.

Quanto al credito, confermata la difficoltà nell’erogazione, come denunciato più volte dalle aziende, e lo stesso vale per le famiglie. Che non sembrano temere eccessivamente una possibile uscita dall’euro e una crisi delle banche, visto che i depositi si sono sì ridotti ma di poco.

Tra i presenti all’evento, il presidente della Regione, Gianni Chiodi, che prova a pensare positivo (“reagiamo meglio alla crisi”), il comandante regionale abruzzese della Guardia di finanza, Nunzio Ferla, e il prefetto dell’Aquila, Giovanna Iurato.

”LA RICOSTRUZIONE NON E’ UNA BOLLA”

“La ricostruzione dell’Aquila non credo sarà una ‘bolla’ perché è necessaria e finanziata da soldi e disponibilità che ci sono”, la valutazione di Bettoni sul complicato processo in corso nel capoluogo.

Secondo il direttore aquilano di Bankitalia, “potrebbe essere un’occasione positiva per far riprendere almeno nella zona del ‘cratere’ un circuito virtuoso che rimetta in moto anche l’indotto e l’occupazione. Speriamo si verifichi in maniera consistente”.

E sulle conseguenze che una possibile uscita dell’Italia dall’Euro avrebbe su questi territori, “è una previsione che preferisco non fare, dovrei lanciarmi in cose troppo pessimistiche. Speriamo che non succeda mai”, ha affermato.

Quanto alle previsioni per il 2012, Bettoni ha ammesso che “per le imprese del nostro campione sono pessimistiche. Hanno ridotto i programmi di investimento – ha motivato – e la produzione sarà in flessione per tutto il corso di quest’anno. Anche l’occupazione nel 2012 dovrebbe essere in flessione dopo un mantenimento per tutto il 2011”.

CHIODI: ”MA ABBIAMO REAGITO MEGLIO ALLA CRISI”

“I dati presentati confermano che l’economia abruzzese nel corso del 2011 ha reagito meglio alla crisi rispetto alle altre regioni italiane e i primi robusti segnali del contributo che la ricostruzione dei territori colpiti dal sisma del 2009 ha dato in passato, comincia a dare oggi, e che può dare nei prossimi mesi”.

Nonostante dati non tutti felici ha provato a pensare positivo Chiodi, nella nota di commento che ha diffuso dopo aver preso parte alla presentazione dello screening.

Secondo il governatore, “il consuntivo del 2011 ci permette di affrontare la crisi attuale con maggiori speranze di limitarne gli effetti negativi”.

“I dati sulla ricostruzione – ha concluso – ci mostrano che il contributo delle attività di riparazione dei danni medi e lievi è stato significativo ma non sufficiente a sostenere in termini assoluti il comparto edile abruzzese, mentre il raddoppio degli appalti pubblici, per un ammontare di circa 330 milioni di euro, e l’avvio della ricostruzione pesante, possono concretamente consentire nei prossimi mesi una crescita robusta del comparto e sostenere l’economia abruzzese nel complesso”.

PAGANO: “DATI INCORAGGIANTI”

“Il Rapporto presentato oggi da Bankitalia fornisce dati incoraggianti, in particolare confermano come le imprese abruzzesi abbiano retto ai flussi negativi della crisi economica. Imprese che hanno arginato la recessione investendo nella internazionalizzazione: le vendite all’estero, secondo il rapporto, sono difatti cresciute del 14,7 per cento, trainate soprattutto dal settore dei mezzi di trasporto e recuperando i livelli di export precedenti la crisi”.

“Lo ha detto il presidente del Consiglio regionale, Nazario Pagano, a margine della presentazione del Rapporto “L’economia dell’Abruzzo”, a cura della Banca d’Italia, che si è tenuta questa mattina all’Aquila.

“Un altro dato importante – prosegue il Presidente del Consiglio regionale – è rappresentato dal grado di istruzione che cresce tra i giovani abruzzesi rispetto alla media nazionale; pertanto è fondamentale, oggi, continuare a investire risorse nella formazione professionale e nell’innovazione”.

Il presidente Pagano ha affrontato anche le problematiche che colpiscono il settore delle imprese: “Pressione fiscale, credit crunch e burocrazia inefficiente possono essere una miscela esplosiva per le imprese, piccole e grandi, in una fase di recessione economica. Su questi temi – conclude il Presidente Pagano – auspico uno sforzo maggiore della classe dirigente regionale con l’obiettivo di approvare riforme strutturali della P.A. e per introdurre”.

IDV: “DICHIARAZIONI CHIODI LASCIANO SENZA PAROLE”

“Lasciano senza parole i commenti di Chiodi rispetto all’analisi fornita dalla Banca d’Italia, ma qualche parola è doveroso comunque spenderla, se non altro per amore della verita’”.

Lo dichiara il consigliere regionale Cesare D’Alessandro (IdV) a proposito delle soddisfatte esternazioni del Presidente Chiodi sullo stato dell’economia reale abruzzese. “Secondo lo studio della Banca d’Italia, assistiamo in Abruzzo a un ‘ulteriore calo nel settore delle costruzioni…nonostante lo stimolo proveniente dagli interventi di ricostruzione nell’area colpita dal terremoto, la produzione ha registrato un ulteriore calo’, ma per Chiodi – rileva D’Alessandro – si tratterebbe di una valutazione positiva sull’operato del Commissario per la ricostruzione”.

” Per la Banca d’Italia – prosegue il consigliere – l’occupazione regionale ‘ha mostrato un rallentamento negli ultimi mesi del 2011’ ed è rimasta ‘elevata la quota degli occupati che, avendo fruito dei trattamenti della Cassa integrazione guadagni, non hanno contribuito effettivamente all’attivita’ produttiva’. Cio’ vuol dire che il tasso degli occupati tiene soltanto grazie all’aumento della cassa integrazione guadagni (sestuplicata dal 2008 ad oggi, passando da poco piu’ di 5 milioni di ore a circa 30 milioni) e all’innalzamento dell’eta’ pensionabile”.

 “Un crollo, invece, per l’occupazione dei più giovani. E Chiodi, per di più, fa finta di non vedere il trend negativo che si è accentuato a fine anno 2011, consolidatosi nei primi mesi del 2012, fino a un incremento esponenziale della disoccupazione e ad una diminuzione dell’export abruzzese senza precedenti”.

Dunque – osserva D’Alessandro – siamo dinanzi a un’analisi impietosa per l’Abruzzo e per chi lo governa. Ma ciò che piu’ preoccupa è la mancanza di una strategia complessiva da parte della Giunta regionale, che riguardi l’internazionalizzazione delle imprese, la prestazione di garanzie per l’accesso al credito da parte delle piccole e medie imprese, interventi concreti per la semplificazione delle procedure”.

“Chiodi arriva perfino a smentire se stesso – dimostrando che Barca e gli Enti locali del cratere, privi della zavorra del suo commissariamento, possono fare meglio e molto più di lui per la ricostruzione dell’Aquila – se si spinge ad affermare che finalmente ‘l’avvio della ricostruzione pesante potra’ concretamente consentire nei prossimi mesi una crescita robusta del comparto e sostenere l’economia abruzzese nel complesso’. Evidentemente ciò non e’ stato, come tutti gli aquilani sanno, durante il suo lungo commissariamento. Ne prendiamo atto!”.

PD: “ABRUZZO SENZA MODELLO DI SVILUPPO”

 “Il Rapporto di Banca d’Italia sull’Abruzzo indica una drammatica realta’: la nostra regione è senza un modello di sviluppo. Non ce l’ha da dieci-quindici anni, e oggi manca persino il coraggio di guardare avanti: non sa da che parte sbattere la testa. E questo si puo’ cambiare”. Lo afferma il segretario regionale del Pd Silvio Paolucci.

“Dopo la fine dell’industria di Stato, la classe dirigente dell’Abruzzo non ha saputo trovare nuove soluzioni – sottolinea Paolucci – ne’ ha saputo cogliere le opportunità che altre regioni sono state in grado di sfruttare. Si è pensato all’edilizia come sostituto all’industria ma non ci si è riusciti, l’export resta relegato ad alcuni settori, il turismo non decolla”.

“C’e’ bisogno di una sterzata a 360 gradi – dice Paolucci – e soprattutto di una politica economica coraggiosa, forte, innovatrice, che abbia come fondamenta alta formazione e nuove tecnologie, troppo spesso citate a sproposito senza conoscerne il potenziale enorme. E che si basi sulla ricostruzione come grande questione regionale, capace di fare da volano allo sviluppo se si scelgono, come priorita’, le infrastrutture materiali e immateriali su cui concentrare le poche risorse”.

“Questa destra, al di là del risanamento dei conti della sanità peraltro avviato dall’ultimo centrosinistra, non ce la fa: è evidente, e lo dimostrano non solo i dati, ma anche la imbarazzante debolezza della Regione sul tema del credito per le imprese, che per le piccole e micro attività è ormai carne viva. Toccherà al nuovo PD mettere insieme le migliori energie dell’Abruzzo per realizzare una vera e propria inversione di marcia”. 
 

I DATI

BENE EXPORT E INTERNAZIONALIZZAZIONE

Le vendite all’estero sono cresciute del 14,7 per cento, trainate soprattutto dal settore dei mezzi di trasporto, che ha determinato oltre il 60 per cento dell’incremento complessivo, recuperando i livelli di export precedenti la crisi.

Per le imprese del made in Italy le esportazioni si collocano invece ancora su livelli ampiamente inferiori a quelli raggiunti nel 2008.

Le recenti indagini della Banca d’Italia sulle imprese manifatturiere confermano il legame tra presenza sui mercati internazionali e performance aziendale.

Anche in Abruzzo, le imprese che in risposta alla crisi hanno adottato strategie di internazionalizzazione hanno segnalato in media risultati migliori.

Tra il 2007 e il 2011, circa il 20 per cento delle imprese intervistate è stato presente all’estero mediante società controllate o propri stabilimenti, un dato in linea con la media nazionale e pari a circa il doppio del livello registrato nel Mezzogiorno.

Nell’ultima parte dell’anno, i segnali di peggioramento del quadro macroeconomico e l’incertezza sull’evoluzione delle condizioni di mercato hanno spinto le aziende a ridimensionare i piani produttivi e di investimento.

MALE LE COSTRUZIONI NONOSTANTE L’AQUILA

Nel settore delle costruzioni, nonostante lo stimolo proveniente dagli interventi di ricostruzione nell’area colpita dal terremoto, la produzione ha registrato un ulteriore calo.

Nel comparto privato, l’attività è stata frenata dalla perdurante flessione delle compravendite di immobili e, per l’edilizia non residenziale, dal ristagno degli investimenti delle imprese.

GIU’ I CONSUMI, SU IL TURISMO

La debole dinamica del reddito e le condizioni penalizzanti del mercato del lavoro hanno inciso negativamente sui consumi degli abruzzesi, in particolare su quelli di beni durevoli, diminuiti in maniera più marcata rispetto alla media nazionale.

Negli ultimi anni le famiglie abruzzesi hanno inoltre visto ridursi sensibilmente il tasso di crescita della propria ricchezza netta.

Nell’ambito del terziario, la ripresa dei flussi turistici in arrivo nella regione, seguita alla brusca caduta registrata nel 2009, è proseguita anche nel 2011, seppur a ritmi più contenuti rispetto all’anno precedente.

Gli indicatori disponibili mostrano al contrario un calo dell’attività nel settore del trasporto di merci.

RALLENTA L’OCCUPAZIONE

Secondo Bankitalia l’occupazione in Abruzzo è mediamente cresciuta nell’anno ma ha mostrato un marcato rallentamento negli ultimi mesi del 2011, accentuatosi nel primo trimestre dell’anno in corso.

Seppure in riduzione, rimane storicamente elevata la quota degli occupati che, avendo fruito dei trattamenti della Cassa integrazione guadagni, non contribuiscono effettivamente all’attività produttiva.

Dall’inizio della crisi il tasso di occupazione è aumentato per la popolazione di età più avanzata, anche per effetto del progressivo innalzamento dell’età di pensionamento; si è invece significativamente ridotto per i più giovani. Il tasso di disoccupazione si è allineato alla media nazionale nel complesso del 2011, rimanendo ancora elevato tra la popolazione giovanile: ha registrato un forte rialzo nelle rilevazioni effettuate dall’Istat nei primi mesi dell’anno.

ISTRUZIONE D’ECCELLENZA

Le evidenze raccolte in uno specifico approfondimento incluso nello screening mostrano come i giovani abruzzesi abbiano negli anni conseguito un grado di istruzione tra i più elevati in Italia.

In particolare, i tassi di abbandono degli studenti risultano inferiori alla media nazionale.

Il rendimento scolastico, misurato sulla base di test comparabili condotti su tutto il territorio nazionale, appare nel complesso soddisfacente, in linea con la media del Paese ma nettamente superiore a quello del Mezzogiorno.

I livelli di apprendimento risultano inoltre abbastanza omogenei tra gli studenti e i diversi istituti scolastici.

Anche in Abruzzo, la quota di giovani che non lavorano e non sono impegnati in attività di studio o formazione (Neet) è aumentata negli ultimi anni, in particolare tra i giovani diplomati, ma rimane inferiore al dato medio nazionale.

PRUDENZA NEL CREDITO A FAMIGLIE E IMPRESE

Dopo essere aumentato nel corso dell’anno, il tasso di crescita sui dodici mesi dei prestiti bancari è diminuito nell’ultimo trimestre del 2011, attestandosi a dicembre all’1,9 per cento.

I finanziamenti alle famiglie hanno rallentato, registrando un incremento dell’1,0 per cento, dal 4,4 per cento del 2010; il tasso di crescita dei mutui per l’acquisto di abitazioni è sceso dal 6,3 per cento del 2010 al 3,9 per cento.

Il grado di indebitamento delle famiglie abruzzesi è cresciuto nell’ultimo decennio, ma si posiziona al di sotto della media nazionale.

Il basso livello dei tassi di interesse ha concorso a limitare il grado di vulnerabilità finanziaria delle famiglie.

Il tasso di crescita dei prestiti è diminuito per le imprese di piccola dimensione, che a dicembre hanno fatto registrare una contrazione dell’1,3 per cento.

I prestiti alle grandi imprese sono invece cresciuti del 3,5 per cento, dopo il calo dell’1,9 per cento registrato nel 2010.

La dinamica degli aggregati creditizi ha riflesso sia la minore domanda di fondi da parte delle imprese per il finanziamento degli investimenti sia la maggiore cautela delle banche nell’erogazione dei prestiti, in un contesto di accresciute tensioni sui mercati finanziari.

Nella media del 2011, il tasso di ingresso in sofferenza è diminuito al 2,5 per cento (4,1 per cento nel 2010), pur mantenendosi ancora elevato nel confronto con il valore medio nazionale e superiore ai livelli pre-crisi (nel 2007 era pari all’1,6 per cento).

L’incidenza delle nuove sofferenze sui prestiti alle famiglie è rimasta su valori pressoché stabili (all’1,4 per cento); per le imprese è diminuita (dal 5,2 al 3 per cento), con l’eccezione del comparto delle costruzioni, dove si è registrato un incremento.

I depositi delle famiglie consumatrici si sono ridotti nel 2011 dello 0,3 per cento (erano cresciuti dello 0,8 per cento nel 2010).

Lo scorso anno, le famiglie hanno aumentato gli investimenti in titoli di Stato e hanno ridotto gli acquisti di obbligazioni private, azioni e quote di fondi comuni.

Alla fine del 2010, quasi la metà delle disponibilità finanziarie delle famiglie abruzzesi risultava costituita da contante, depositi bancari e risparmio postale, un peso superiore alla media del Paese e in aumento rispetto agli anni precedenti la crisi.