L’AQUILA – Ubriachi urlanti che fanno una scalata in pieno centro storico dell’Aquila, arrampicandosi tra tubi e giunti dei puntellamenti degli edifici lesionati, rischiando l’osso del collo e magari anche qualche crollo.
Questa scena ci mancava, ma ormai nessuna novità riesce più a stupire nel derelitto cuore della città, divenuto nelle ore notturne una jungla buia e abbandonata a se stessa se si esclude forse il giovedì, quando viene invaso da una marea di gente.
Le trovate degli sbronzoni sono scene viste e riviste. Qualcuno rantola tra i vicoli deserti, qualcuno spacca le bottiglie davanti alla fontana del Tritone in piazza Regina Margherita, qualcuno fa pipì e insozza le strade, qualcun altro ravana nei cassonetti dell’immondizia o della differenziata.
Ogni tanto un focolaio di rissa, a volte si spegne, a volte, come spesso riportato da questo giornale, finisce male.
Le forze dell’ordine brancolano nel buio (pure loro): i soldi sono pochi, le autopattuglie anche meno, e comunque, sospirano dalla sala operativa gli agenti di turno, anche a mandarne una gli sciamannati fermano un attimo le ostilità per poi riprendere come niente fosse una volta che gli “sbirri” sono andati via.
Eppure le apparizioni di “gazzelle” e “pantere” intorno al corso specialmente in principio di settimana si sono molto rarefatte, troppo.
Un altro mistero buffo è il ruolo dei militari, presenti ormai con i loro furgoncini Iveco solo in due o tre punti strategici di un centro quasi tutto riaperto. Perché se il loro compito è solo quello di fare le belle statuine senza poter intervenire o muoversi allora è meglio rimandarli a casa.
E poi c’è il Comune. Il neo vice sindaco del capoluogo, Roberto Riga, si è preso una gatta da pelare mica da ridere, accettando la delega alla Sicurezza del territorio, sempre ammesso che si voglia dare al termine “sicurezza” un significato più ampio della vigilanza su frane o neve.
Una sera sì e una no corso Vittorio Emanuele è buio. Perché? Questa è una competenza specifica dell’amministrazione, che deve decidere una buona volta cosa fare del centro storico in attesa che parta la ricostruzione pesante.
Se si vuole tenerlo aperto, bisogna curarlo e garantirne la vivibilità a chi lo frequenta. Altrimenti se si deve continuare ad assistere a una continua violenza su un tessuto già segnato dal terremoto, e dopo le pareti di roccia sui puntellamenti chissà dove altro può spingersi la fantasia, è meglio richiudere baracca e burattini e ritornare a masticare amaro in periferia com’era i primi mesi post-sisma.



