L’AQUILA – C’era conteggiato anche un seminterrato non abitabile e abusivo di 24,17 metri quadrati nella richiesta di contributo dell’ingegnere aquilano Filippo Maria Caccia grazie alla quale il suo cliente, Gianluca Liberati di Avezzano, direttore di filiale della Bcc di Roma, ha chiesto e ottenuto dal Comune dell’Aquila 167.452 euro per l’acquisto di un’abitazione equivalente.
Il bancario non viveva più nella sua casa di via Campana, in pieno centro storico all’Aquila, dal 2007, ma dopo il terremoto del 2009 ha optato per la sostituzione edilizia indicandola come prima casa.
Ai due, finiti nel registro degli indagati, il Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza dell’Aquila, coordinati dal tenente colonnello Sergio Aloia, ha sequestrato l’equivalente della somma percepita indebitamente.
“È stato accertato – si legge nell’ordinanda del giudice per le indagini preliminari Guendalina Buccella – che Gianluca Liberati all’epoca del sisma avesse la formale residenza e dimorasse abitualmente in L’Aquila, località Cese di Preturo”.
Gli inquirenti lo hanno appurato attraverso un semplice accertamento dell’indirizzo di residenza, ma anche dalla domanda per il contributo di autonoma sistemazione (Cas) presentata il 12 maggio 2009, in cui “dichiarava di essere residente e stabilmente dimorante, all’epoca del sisma, in località Cese di Preturo”.
L’abitazione dove risiedeva, è poi “stata acquistata nell’aprile 2007 usufruendo delle agevolazioni previste per la prima casa”.
Le indagini, condotte dalla sezione di polizia giudiziaria del Corpo Forestale dello Stato, hanno anche appurato come da quel momento i consumi dell’acqua fossero drasticamente diminuiti nella casa in centro storico e contestualmente aumentati in quella di Cese di Preturo.
Liberati, infine, “non risulta aver effettuato nell’abitazione di via Campana, classificata E ed in zona rossa, alcun accesso con l’ausilio dei vigili del fuoco funzionale a recuperare i propri effetti personali”.
A confermare che l’abitazione di effettiva residenza fosse quella di Cese, la testimonianza di una vicina di casa, ascoltata dagli inquirenti. Mentre ha fornito “un indubbio contributo consapevole” nel reato commesso l’ingegnere Caccia, “nella duplice veste di tecnico incaricato per la pratica di contributo e di vicino di casa del Liberati”. (m.sig.)






