L’AQUILA – Il peggio è passato per Mohamed Abdisalan Ali, bimbo somalo che tra pochi mesi compirà due anni, salvato da morte certa grazie alla solidarietà dei colleghi di call center di suo zio che vive e lavora all’Aquila, all’impegno del ministero degli Affari esteri e della Croce Rossa e alla bravura dell’equipe medica del dottor Luigi Dall’Oglio, reparto di Chirurgia endoscopica digestiva dell’ospedale “Bambin Gesù” di Roma.

Il piccolo, arrivato nel giugno scorso dalla Somalia insieme a sua madre oggi al settimo mese di gravidanza, è stato sottoposto a un difficilissimo intervento chirurgico necessario per risolvere delle complicazioni legate a una “semplice” atresia esofagea, anomalia congenita di separazione tra esofago e trachea per la quale era costretto a nutrirsi esclusivamente mediante sondino nasogastrico.

Ora Mohamed si trova all’Aquila, in casa con suo zio Abdirahman Isse Jama, all’Aquila dove è arrivato circa 30 anni fa scappando dalla guerra civile, e con sua mamma, che aspetta una bimba.

Per aiutare il piccolo somalo i colleghi di suo zio, con a capo il business manager Marco Renzetti dell’azienda Lavorabile di L’Aquila e Roma, contact center che gestisce diverse commesse tra cui Inps-Inail ed Acea, avevano messo in piedi una raccolta fondi per consentire alla sua famiglia di mettere insieme 7 mila euro, cifra che ha permesso di organizzare, non senza difficoltà, un volo-ambulanza partito da Nairobi, in Kenya, per arrivare a Roma via Etiopia e Somalia.

Una volta in Italia, i medici del “Bambin Gesù” si sono resi conto del fatto che la situazione fosse più complicata del previsto, anche perché Mohamed era già in condizioni di malnutrizione.

Sottoposto a una serie di dilatazioni dell’esofago, il piccolo è stato poi costretto ad una delicatissima operazione chirurgica, nel settembre scorso, durata circa nove ore.

Dimesso il 12 di ottobre, adesso il bimbo sta benone, deve soltanto effettuare dei controlli di routine.

Ora, però, sono altri i problemi che la sua famiglia deve affrontare: dal visto, scaduto, che permetterebbe a Mohamed di restare in Italia per essere controllato ed eventualmente aiutato tempestivamente in caso di complicazioni, ai debiti accumulati per il soggiorno fin qui in Italia, ai soldi che inevitabilmente non ci sono più per mandare avanti senza patemi la gravidanza di sua mamma, alla situazione durissima in cui versa la Somalia, dove vivono ancora suo padre e l’altra piccola di casa, la primogenita che ha appena tre anni e mezzo.

La mamma di Mohamed, una volta in grado di viaggiare senza dover rischiare chissà quale fine, vorrebbe tentare la fortuna nell’Europa del nord, magari in Germania come tanti migranti.

Intanto, Mohamed ride e finalmente può mangiare come un bimbo che vuole crescere e vivere la vita che fino a poco tempo da era seriamente a rischio.