AVEZZANO – Nessuna “sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte”, quanto piuttosto il pagamento di somme finalizzate al “mantenimento delle proprie figlie minori”.
Si difende così Massimo Pacilli, imprenditore marsicano al quale la Guardia di Finanza ha sequestrato disponibilità finanziarie, beni mobili e immobili per un valore di 542.431 euro, accusato di aver sottratto somme al pagamento delle imposte.
“Le somme versate non sono assolutamente servite all’acquisto di auto di lusso ma solo ed esclusivamente a vantaggio di bambine minorenni”, afferma in una nota.
Nel pomeriggio è arrivata anche una replica dei legali della donna, Pierpaolo Dell’Anno e Massimiliano Zitti, che ritengono “preoccupante” che elargire “somme destinate al mantenimento delle figlie, costituirebbe attività di ‘ripulitura’ del denaro”.
L’INDAGATO: “ERANO PER MIA FIGLIA”
In relazione a quanto divulgato dalla Guardia di Finanza è opportuno precisare che tale brillante operazione ha portato al sequestro di somme pagate al fine del mantenimento delle proprie figlie minori e alla corresponsione di ratei di mutuo relativo ad un immobile sul quale le stesse bambine hanno un pieno diritto di abitazione e il mancato pagamento di tale debito avrebbe causato la perdita della casa, oggetto, inoltre, dell’odierno sequestro.
Per gli inquirenti il versamento di somme alla madre dei propri figli, considerato che non intercorre né un rapporto di coniugio e tantomeno una convivenza, di un assegno mensile di mantenimento è “Sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte” ed ancora più risulterebbe reato il pagamento di fatture delle utenze relative alla abitazione dove risiedono le minori, senza voler ragionare sul fatto che una donna che riceve un assegno di mantenimento possa aver commesso il reato di riciclaggio.
La commissione di un reato si instaura nel fatto di voler mantenere le proprie figlie e pagare, per il tramite della loro madre, le “bollette” della luce e del gas.
Le somme versate non sono assolutamente servite all’acquisto di auto di lusso ma solo ed esclusivamente a vantaggio di bambine minorenni.
Nessun comportamento è stato posto in essere al fine di eludere o sottrarre somme ad una esecuzione di Equitalia in quanto si parla di una cartella esattoriale del lontano 2010 relativa a verifiche fiscali del 2001-2003, ed è inspiegabile come solo oggi diventa reato pagare le “bollette” dell’abitazione delle proprie figlie.
Deve essere, inoltre, precisato che già un immobile dal 2013 è oggetto di aggressione per la stessa cartella esattoriale sia in sede penale che civile, e per la stessa cartella si aggrediscono, oggi, altri beni di ingente valore.
Nelle opportune sedi giudiziarie sarà data prova, prima ancora dell’inesistenza delle accuse avanzate dagli inquirenti, della errata esecuzione dello stesso decreto di sequestro emesso dalla dott. Proia che disponeva in capo alla società un blocco per l’importo pari a 99.000 euro che è stato trascritto su un immobile di ingente valore per la diversa somma di 475.741,78 euro, creando enormi danni; a questo punto sarebbe interessante capire se è stato un mero errore del pm richiedente o della Guardia di Finanza, come esecutore materiale, o diversamente una espressa volontà.
Solo a titolo di cronaca si precisa che il sottoscritto non è più imprenditore del settore petrolifero da vari anni ed ancora di più non risiede in Italia.
I LEGALI DELLA DONNA: “PREOCCUPANTE PARLARE DI RIPULITURA”
Apprendiamo con stupore, ma anche con grande preoccupazione, che, per alcuni, ricevere, quale madre di due minori, dal padre delle proprie figlie, non essendo né sposati né conviventi, somme destinate al mantenimento delle figlie, costituirebbe attività di “ripulitura” del denaro.
Non già, quindi, necessaria espressione del diritto al mantenimento ma, riciclaggio.
Ciò, nonostante si tratti di movimenti espliciti, “alla luce del sole”, tutti rintracciabili e rintracciati dagli inquirenti, così evidenziandosi che nulla è stato o si voleva occultare, trattandosi invece di somme versate mensilmente, assolutamente compatibili con la finalità espressamente indicata nei bonifici e che sono state puntualmente utilizzate per pagare il rateo di mutuo insistente sulla casa di abitazione ove è presente un diritto di abitazione in favore delle minori, nonché per il pagamento delle utenze della casa medesima, come del resto riconosciuto dagli stessi investigatori.
Viene, quindi, in concreto, negato alle due minori l’insopprimibile diritto al mantenimento ad opera del proprio genitore, conseguentemente limitando alle medesime l’esercizio di qualsivoglia ordinaria attività di carattere sociale. Diritto al mantenimento che, invece, crediamo fermamente, debba essere riconosciuto sempre e comunque.
La nostra assistita ci tiene a precisare che non è, e non è mai stata, amministratrice di una società che commercia prodotti petroliferi.
Per tale diritto ci batteremo in ogni sede e con tutti i mezzi che l’ordinamento ci offre, con la certezza che l’Autorità Giudiziaria di Avezzano saprà riconoscere la fondatezza e la giustizia di tale azione.
In qualità di legali della Chicarella Roberta
Avv. Prof. Pierpaolo Dell’Anno
Avv. Massimiliano Zitti






