CANISTRO – “Il bando che sta per uscire non sarà giuridicamente perfetto, e non potrebbe mai esserlo a causa delle molteplici e contrapposte esigenze che lo costringono, ma si deve dar atto alla Regione che ha cercato di farlo e, questa volta, diversamente che un anno fa, mediante un metodo democratico”.

A dirlo Salvatore Braghini avvocato del Comune di Canistro (L’Aquila), che entra nel merito nel bando la concessione delle sorgenti Sponga, a lungo atteso, considerato come l’unica via d’uscita, non senza incognite, alla drammatica vertenza della dell’Acqua Santa Croce di Canistro (L’ Aquila), dove si imbottiglia la minerale nota a livello italiano.

Come confermato dal patron Camillo Colella, nell’ultimo incontro di venerdi con i sindacati non ci sarà la revoca della procedura di mobilità, e questo significherà il licenziamento di tutti e 75 lavoratori a fine novembre, causa cessazione della produzione, una volta esaurite le scorte. Poi per loro ci saranno due anni massimo di mobilità retribuita. 

La crisi è esplosa a seguito dell’annullamento del bando vinto da Santa Croce spa nell’agosto 2015, impugnato dal Comune di Canistro perché la Regione lo aveva clamorosamente sbagliato. La Santa Croce ha fatto ricorso al Consiglio di Stato contro l’annullamento del bando e la sentenza è attesa nel febbraio 2017. Intanto, la Regione ha revocato la concessione alla società, a inizio 2016, senza concedere alcuna proroga. La Santa Croce, che continua produrre con le scorte, è ai ferri corti con la Regione, minaccia richieste di risarcimento milionarie. Poche settimane fa, Colella ha restituito le chiavi della sorgente Sponga alla dirigente regionale Iris Flacco, ma solo dopo una lunga querelle su quali fossero le pertinenze pubbliche e che cosa, invece, proprietà privata dell’ azienda.

L’amministrazione, ha assicurato il vice presidente con delega alle Crisi industriali e Attività produttive, Giovanni Lolli, emanerà un nuovo bando, ora che è rientrata in possesso della sorgente.

Braghini nel suo intervento, che pubblichiamo qui di seguito integralmente, sottolinea che la Regione dovrebbe rientrare in possesso, non solo della sorgente come avvenuto, ma anche delle vasche di carico con le sue due condutture, e del contatore che si trova dentro lo stabilimento, di proprietà di Colella. Elenca le varie esigenze da compenetrare in questo bando, in primis una clausola di salvaguardia dei posti di lavoro e delle maestranze ad oggi impiegate.

L’INTERVENTO DELL’AVvOCATO BRAGHINI

“Con la riconsegna dell’area di rispetto igienico-sanitario della concessione, situata in Località Sponga, ai sensi del comma 9, articolo 36 della Legge regionale 15 del 2002 (legge regionale sulle acque minerali e termali), da parte della società Sorgente Santa Croce, la Regione ha realizzato un importante passaggio necessario per avviare a definitiva soluzione la spinosa vicenda dello sfruttamento delle acque minerali di Canistro.

Invero, il percorso di impossessamento può dirsi completo soltanto con l’acquisizione della vasca di carico in località Capranica (art. 34 della predetta legge regionale sulle acque minerali), laddove insistono due condutture, una che raggiunge lo stabilimento di imbottigliamento ed è dotata dell’unico contatore prima dell’utilizzo dell’acqua minerale e, la seconda, che raggiunge lo stesso stabilimento e conta, lungo il percorso, di ben quattro diramazioni (vecchio stabilimento, deviazione per case sparse, per clinica InIe per fontanile Fiuggino).

Soltanto con tale atto, infatti, la Regione Abruzzo tornerebbe nella piena disponibilità della concessione.

Nel frattempo l’Ente regionale sta apportando le ultime limature per la pubblicazione del nuovo bando di gara.

A tal proposito, avendo affiancato con il collega Renzo Lancia il comune di Canistro nella delicata fase di riedizione del bando, vorrei evidenziare lo scenario che si prefigura.

Il bando che sta per uscire non sarà giuridicamente perfetto, e non potrebbe mai esserlo a causa delle molteplici e contrapposte esigenze che lo costringono: da una parte le osservazioni del Tar (di ordine ambientalistico), dall’altra, le esigenze di libertà imprenditoriale e di concorrenzialità (di matrice costituzionale e comunitaria), e,dall’altra ancora, di ordine sociale (salvaguardia dei posti di lavoro e delle maestranze ad oggi impiegate).

Tenere insieme tali condizioni e principi non è stato facile, ma si deve dar atto alla Regione che ha cercato di farlo e, questa volta, diversamente che un anno fa, mediante un metodo democratico; in primis, coinvolgendo il comune di Canistro, del tutto estromesso nella preparazione del bando del 2015 e, anche per tale motivo, dallo stesso impugnato e fatto annullare.

Ora, i nodi da sciogliere per la dirigenza regionale sono così riassumibili: la previsione di un punteggio crescente al partecipante che assicurerà un patto occupazionale volto al massimo reimpiego della forza lavoro (la cosiddetta “clausola sociale” o“di salvaguardia”, a certe condizioni, ammessa dalla giurisprudenza comunitaria), da correlare – come stabilisce la legge regionale 15 del 2002, all’articolo 33,  ad una riduzione del costo dell’acqua minerale emunta; la Valutazione di Impatto Ambientale nella fase di inter-regno tra l’aggiudicazione provvisoria e quella definitiva, con il coinvolgimento dell’aggiudicatario della concessione.

Tutto è perfettibile, ma questa volta posso testimoniare che le scelte sono state ponderate, meditate e confrontate nei minimi dettagli.

Ora prevalga, però, il senso di responsabilità, non i sentimenti di rivalsa: lo esigono i lavoratori e l’immagine della stessa regione Abruzzo.